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Tfr o fondo pensione? Una scelta di convenienza

Abbiamo tentato una valutazione per le alternative a disposizione di chi deve scegliere se lasciare il futuro Tfr in azienda oppure conferirlo a un fondo pensione. Il montante derivante da un fondo chiuso, a parità di contribuzione, è sempre preferibile al Tfr, particolarmente per orizzonti temporali lunghi. Per i fondi aperti, i risultati sono più incerti, perché si ha maggiore volatilità e maggiori costi di gestione. Gli effetti della diversa tassazione

di La redazione di Soldionline 26 gen 2007 ore 10:32
di Agar Brugiavini

Il governo ha disposto con decreto legge del 13 novembre 2006 n. 279 l'anticipo al 1° gennaio 2007 degli effetti previsti, a partire dal 2008, dal decreto legislativo n. 252/2005 in materia di previdenza complementare per i lavoratori di imprese con più di 50 addetti, e sta discutendo in questi giorni la possibilità di un prossimo decreto per coinvolgere nello smobilizzo del Tfr anche i dipendenti pubblici.


Qual è l'alternativa più conveniente?

Le storie contributive dei lavoratori sono molto diverse tra loro, abbiamo comunque tentato una valutazione di convenienza relativa delle alternative a disposizione dei lavoratori che si trovano di fronte alla scelta: lasciare il futuro Tfr in azienda oppure conferirlo a un fondo pensione?
I percorsi a disposizione dei lavoratori vedono nella data del
29 aprile 1993 un importante spartiacque:

(1) coloro che già erano iscritti alla previdenza obbligatoria a quella data e non partecipavano a forme pensionistiche complementari possono ora scegliere di mantenere il Tfr maturando presso il datore di lavoro che provvederà a versarlo in un fondo costituito presso l'Inps, oppure possono conferirlo a un fondo pensione nella misura prevista dagli accordi o contratti collettivi, o in mancanza di questi in misura non inferiore al 50 per cento. Nel caso in cui il lavoratore avesse già contribuito a forme pensionistiche complementari, la scelta resta, ma se opta per il conferimento a un fondo, il Tfr maturando andrà alla forma pensionistica a cui già aderisce. Se il lavoratore non si esprime entro il 30 giugno 2007 (o entro sei mesi dalla data di assunzione), il datore di lavoro provvederà a trasferire il Tfr maturando alla forma pensionistica complementare prevista dagli accordi o contratti collettivi (o aziendali) se non aderiva già ad un fondo pensione, o viceversa al fondo pensione già prescelto dal lavoratore;
(2) per i lavoratori assunti dopo il 29 aprile 1993, la scelta esplicita è di nuovo tra conferimento a forma pensionistica complementare o mantenimento presso il datore di lavoro (fondo Inps). La scelta tacita prevede che il datore di lavoro trasferisca il futuro
Tfr alla forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi o contratti collettivi (salvo diverso accordo aziendale), e nel caso di più forme, presso quella con il maggior numero di iscritti. Qualora le due alternative descritte non fossero applicabili, il Tfr verrà indirizzato presso il fondo Inps.

Per realizzare il confronto tra le possibili alternative, sono stati estratti da un campione di dati degli archivi Inps, lavoratori "rappresentativi" che avessero redditi medi per età di ingresso nel mercato del lavoro e quindi per anni di contribuzione accumulati. Abbiamo distinto tre casi che sono soggetti a trattamenti diversi a causa delle riforme degli anni Novanta: un lavoratore con almeno 18 anni di contributi nel 1995 che va in pensione con regime retributivo puro, uno con meno di 18 anni di contribuzione al tempo della riforma Dini e quindi sottoposto a un regime misto (1), e infine un lavoratore assunto dopo il 1995 con una pensione interamente contributiva. Le età di pensionamento sono quelle calcolate applicando tutte le principali regole del sistema pensionistico italiano fino alla riforma Maroni del 2004.
Per ciascuno di questi lavoratori si è considerata una evoluzione nel tempo dei
profili salariali basata su profili individuali (valori mediani), così come registrati nell'archivio Inps. Per tenere conto delle differenze generazionali nei livelli salariali e per ridurre variazioni brusche che possono emergere dai dati campionari, i profili sono stati agganciati alla dinamica salariale aggregata (che vede salari medi più elevati a tutte le età per coorti di lavoratori più giovani) e lisciati. Per il momento ci siamo limitati a considerare solo lavoratori maschi. I salari medi tipici variano da un minimo di circa 20mila euro all'anno a un massimo di 47mila euro.

 

Ipotesi di base sulle tipologie dei lavoratori




La simulazione

L'esercizio consiste in una simulazione, basata sulle regole vigenti e sulle ipotesi discusse, che permetta un confronto tra Tfr e fondo pensione. Dalla simulazione si ottengono i montanti sia nel caso Tfr che nel caso fondo pensione (Fp) derivanti dalla medesima contribuzione (6,91 per cento annuo del salario lordo), sulla base di alcune ipotesi. Il montante rappresenta la cifra accumulata nel tempo dal lavoratore che si rende disponibile al momento del pensionamento (e quindi è una ricchezza), mentre la rendita rappresenta il reddito, cioè il flusso che si può ottenere periodicamente (la pensione o il vitalizio) negli anni successivi al pensionamento. (2)
Nella prima colonna della successiva
tabella, si legge l'ammontare di Tfr maturato dal 2007 alla data di pensionamento e rivalutato seconda i criteri di legge al netto della tassazione dell'11 per cento (tassa sulla rivalutazione del Tfr applicata solo dal 1/1/2001), nelle colonne dalla seconda alla quarta il montante derivante dal trasferimento del Tfr maturando dal 2007 a un fondo chiuso (ipotesi sui rendimenti basati su valori medi Covip, 2005), e nelle successive colonne quello derivante dal conferimento del futuro Tfr a un fondo aperto. Le altre colonne presentano il montante derivante da un investimento in fondo chiuso o aperto con rendimenti massimi (15,5 e 12,5 per cento per fondo aperto e chiuso) e minimi (0,5 e 2 per cento per fondo aperto e chiuso) e commissioni differenti (0,45 per cento per fondo negoziale, 1,7 e 1,6 per cento per fondo aperto).

 

Tfr e fondo pensione accumulati da un lavoratore "a reddito medio";

profili salariali osservati (rendimenti tassati all'11%)

Rendimenti differenziati per coorte di nascita


La tabella mostra che il montante derivante da un fondo chiuso (a parità di contribuzione) è sempre preferibile al Tfr, particolarmente per orizzonti temporali più lunghi (coorti nate nel 1976). Questo risultato è dovuto in parte ai rendimenti ipotizzati, sulla base delle informazioni desumibili, che sono più vantaggiosi del rendimento offerto dal Tfr, in parte alla caratteristica che il Tfr recupera solo il 75 per cento dell'inflazione. Per i fondi aperti i risultati sono di più difficile lettura, perché se da un lato si possono raggiungere rendimenti elevati (vedi valori massimi), dall'altro si ha maggiore volatilità (vedi differenze tra valori massimi e minimi) e maggiori costi di gestione.


L'incidenza della tassazione

Se la tassazione sui rendimenti derivanti dal Tfr e dagli investimenti in fondi pensione è neutrale (entrambi sottoposti all'imposta sostitutiva dell'11per cento), la tassazione sul montante ottenuto al momento del pensionamento produce differenze notevoli. Per incentivare lo sviluppo della previdenza complementare, il Tfr è tassato con aliquota pari a quella media Irpef pagata dal lavoratore nel quinquennio precedente: attualmente l'aliquota Irpef più bassa è del 23 per cento per i redditi fino a 26mila euro, quindi l'aliquota applicata al Tfr lasciato in azienda non potrà essere inferiore. mentre il montante derivante da investimento in fondo pensione è tassato con aliquota separata al 15 per cento che si riduce dello 0,3 per cento per ogni anno dopo i primi 15 di permanenza nel fondo, fino a un minimo del 6 per cento dopo 35 anni. Questo favorirebbe soprattutto i giovani che da subito decidano di smobilizzare il loro Tfr e di indirizzarlo a fondi pensione, magari con l'aggiunta di contributi volontari a cui si sommerebbero quelli del datore di lavoro, se previsto da accordi collettivi. La tassazione separata riduce fortemente il carico fiscale per i soggetti con redditi elevati e per coloro che sono soggetti a basse aliquote contributive e che quindi possono più facilmente contribuire in misura addizionale alla previdenza complementare, sulla quale poi pagheranno una tassazione separata inferiore.
Per precisione occorre dire che le prestazioni pensionistiche erogate in forma di capitale e rendita costituiranno reddito imponibile solo per la parte che non è già stata assoggettata a tassazione durante la fase di accumulo (sono esclusi dunque i contributi non dedotti e i rendimenti già tassati).


Le rendite vitalizie

La caratteristica specifica dei fondi pensione è di offrire una rendita vitalizia (cioè un reddito negli anni della pensione). Tipicamente, nel loro "pacchetto" propongono già un contratto di rendita vitalizia molto diverso da quello che il singolo individuo può ottenere da un assicuratore, per via della ripartizione dei rischi che si può operare su gruppi di lavoratori.
Per offrire un confronto più completo è utile ipotizzare che il lavoratore decida che metà del suo Fp venga liquidato in
capitale e metà in rendita (il minimo previsto dalle regole). La parte "soluzione capitale" è confrontabile con la metà del Tfr netto. In più, il lavoratore otterrà una rendita dal Fp certamente superiore a quella ottenibile, per eguale premio, dall'acquisto di un vitalizio con la metà rimanente del Tfr. Ci sembra tuttavia azzardato ipotizzare che il lavoratore intenda effettuare questo investimento e quindi ipotizziamo che il rimanente 50 per cento del Tfr sia per altri usi.
Consideriamo una rendita vitalizia immediata: certa per 10 anni e poi vitalizia significa che per i primi 10 anni è percepita dall'assicurato a vita e in caso di decesso dalla persona designata sino al termine del periodo di 10 anni.
Nelle colonne che indicano Istat viene calcolata una rendita vitalizia anticipata (acquistata con il 50 per cento del montante derivante da un investimento in fondo chiuso) utilizzando un tasso tecnico del 2,5 e del 2 per cento e tavole demografiche aggiornate al 2002.
(3)

 

Montante netto e rendita
Profili salariali osservati (prima rata di una rendita annuale acquistata pagando come premio unico il 50% del montante derivante da fondo pensione chiuso)


Il montante netto dal Fp è maggiore di quello ottenuto dal Tfr, perché la base è maggiore, ma anche per effetto della diversa aliquota di tassazione.
I valori della rendita sono puramente indicativi, in realtà abbiamo riportato delle
sottostime delle rendite che molti Fp possono offrire sulla base di contratti più vantaggiosi.

(1) Regime misto perché retributivo per la parte di contributi precedente il 1996 e contributivo per quella successiva e sino alla pensione.
(2)
In dettaglio le ipotesi sui rendimenti e commissioni fondi pensione sono le seguenti:

· il montante derivante dall'investimento dell'intero Tfr futuro in fondo pensione negoziale:

commissioni: 0,13 per cento;
rendimento reale: 2,8 per cento (1953), 6 per cento (1956) e 9 per cento (1967, 1976).
commissioni 0,13 per cento;

· montante derivante dall'investimento dell'intero Tfr (6,91 per cento) in un fondo aperto dal 2007 alla pensione con costi e rendimenti differenziati per coorte di appartenenza:

1953: 1,7 per cento commissioni, 3,6 per cento rendimento reale;
1956: 1,4 per cento commissioni, 9,4 per cento rendimento reale;
1967 e 1976: 1.6 per cento commissioni, 12,6 per cento rendimento reale.

Nel caso di fondo chiuso sono stati differenziati solo i rendimenti ipotizzando investimenti in comparti diversi da parte di lavoratori con diversa anzianità al 2007, e precisamente investimento obbligazionario puro (rend. 2,8 per cento), bilanciato (rend. 6 per cento) e azionario (rend. 9 per cento). Le commissioni sono state considerate costanti per qualsiasi durata dell'investimento (0,13 per cento).
Nel caso di investimento in fondo aperto, anche le commissioni sono differenziate considerando i diversi orizzonti temporali di investimento dei lavoratori (e i dati Covip, 2005): fondo obbligazionario permanenza 3 anni commissione 1,7 per cento, fondo bilanciato permanenza 10 anni commissione 1,4 per cento, fondo azionario permanenza 35 anni commissione 1,6 per cento (allo stesso modo i rendimenti sopra riportati sono differenti per tipo di investimento scelto dal lavoratore che a sua volta si presume differente in base al suo orizzonte temporale).

(3) Si veda Tavole di mortalità e tavole attuariali della popolazione italiana al 2002, n. 9 2006. L'età utile ai fini dell'utilizzo dei tassi di premio è modificata rispetto a quella reale secondo la seguente regola:






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