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Il Gioco delle tre Aliquote

L’ultimo mese è passato alla ricerca di una mediazione tra le forze di maggioranza sulla proposta di riforma del secondo modulo dell’Irpef. Si è discusso molto, quindi, ma di che cosa? Vediamo di capirlo, seppur con la cautela dovuta al fatto che non disponiamo ancora di tutti i dettagli delle proposte in campo.

di La redazione di Soldionline 22 mar 2005 ore 12:15
di Massimo Baldini e Paolo Bosi

Tre aliquote. Più una

Consideriamo in particolare tre ipotesi di riforma. Tutte condividono la struttura delle prime tre aliquote (23 per cento fino a 26mila euro, 33 per cento da 26mila a 33mila, 39 per cento oltre 33mila), ma si differenziano nei seguenti aspetti:

a) quarta aliquota del 43 per cento oltre i 100mila euro (ipotesi del ministero del Tesoro);

b) quarta aliquota del 43 per cento oltre gli 80mila euro (ipotesi An-Udc);

c) solo tre aliquote, con in più un contributo fisso di 1.000 euro oltre i 100mila, e esclusione della detraibilità delle spese oltre la stessa soglia (variante dell'ipotesi di riforma del ministero del Tesoro).

In tutte le ipotesi, inoltre, le detrazioni per coniuge e familiari a carico sono sostituite da deduzioni dall'imponibile, decrescenti al crescere del reddito, pari a 3.200 euro per il coniuge e a 2.900 per ogni figlio, che si annullano in corrispondenza di un reddito pari a 78mila euro.

Dal punto di vista del gettito, la ricerca del compromesso tra le diverse visioni in campo dovrebbe comportare un costo del secondo modulo della riforma dell'Irpef variabile da 7,2 a 7,6 miliardi, a seconda delle alternative, comprensivo anche di circa un miliardo per maggiori assegni familiari. Il che significa che la seconda tranche della riforma finirà per costare ben più dei sei miliardi (compresi eventuali tagli all'Irap) di cui si è parlato finora.

Non ripetiamo qui l'analisi già fatta nel precedente articolo. Rispetto alla struttura con tre aliquote e detrazioni lì discussa, le controproposte di Fini e dell'Udc con quattro aliquote e deduzioni si configurano come una lieve redistribuzione dai contribuenti con più reddito dichiarato a quelli che si collocano nelle fasce attorno a 40-50mila euro. Ciò è però dovuto alla sostituzione delle detrazioni con deduzioni, mentre, come si può notare dalla tabella 1, tutte le varianti oggi in discussione comportano lo stesso risparmio di imposta per tutti i contribuenti fino a 80mila euro di imponibile.

Gli effetti sui redditi familiari

Tuttavia, qualora si considerino i redditi familiari equivalenti, ordinati per decili di reddito imponibile equivalente, l'effetto del secondo modulo, in tutte le varianti proposte, continua ad avvantaggiare le famiglie più ricche.

L'ipotesi di An e Udc apporta alcuni limitati correttivi al privilegio di quelle appartenenti al decile più ricco (vedi la figura 1). Ma viene confermata la netta differenza di effetti del primo modulo rispetto al secondo.

Per quanto riguarda la riforma dell'Irpef, la discussione dell'ultimo mese si è quindi concentrata su aspetti poco significativi. Quarta aliquota, 'aliquota etica' sembrano essere solo estemporanei correttivi di un impianto già disegnato nella proposta a tre aliquote.

Ma quale sarà l'effetto della riforma nel suo complesso (primo e secondo modulo)?

Come mostra la figura 2, l'abbandono dell'impostazione a due aliquote della legge delega ha in effetti introdotto elementi di maggiore moderazione nei propositi della riforma. La perdita di gettito è dimezzata (da 28 a 13 miliardi sommando le due fasi della riforma) e anche gli effetti distributivi appaiono meno drammaticamente sbilanciati nei confronti dei più ricchi.

Permangono tuttavia aspetti insoddisfacenti, che rivelano il carattere poco sistematico della riforma complessiva. È infatti un ibrido tra due visioni molto diverse dell'imposta personale all'interno della maggioranza di Governo: il modello della flat rate tax della legge delega, che rimane sullo sfondo degli obiettivi del premier, e le soluzioni più tradizionali di An e Udc.

Ma l'aspetto più preoccupante, messo in luce dalla figura 2, è che le famiglie che si collocano nel primo e nel secondo decile (il 20 per cento della popolazione con redditi più bassi) otterranno alla fine sgravi fiscali inferiori a quelle più benestanti.

La proposta di riforma avanzata nelle ultime ore dal ministero dell'Economia prevede però un correttivo, attraverso un aumento generalizzato degli assegni al nucleo familiare (anf).

Il carattere molto selettivo di questo strumento consente infatti di 'mettere una pezza' allo svantaggio relativo delle famiglie più povere. Solo uno strumento di spesa permette di ottenere risultati distributivi non deludenti. Perché consente di raggiungere anche le famiglie che, in ragione della scarsità di imponibile, non sono soggetti passivi dell'imposta sul reddito o non possono godere di tutte le detrazioni o deduzioni cui avrebbero diritto (gli incapienti).

Non si può fare a meno di osservare che, con un minore dispendio di risorse, si sarebbero potuti realizzare obiettivi distributivi più apprezzabili, mantenendo a disposizione del bilancio pubblico risorse preziose per realizzare altre riforme nel campo del welfare. (1)

(1) Baldini, M., P. Bosi, Matteuzzi, Sostegno alle responsabilità familiari e contrasto della povertà: ipotesi di riforma, in Rivista delle politiche sociali, n.2, 2004 e in www.capp.unimo.it.

Tabella 1 - Contribuenti: Risparmi di imposta derivanti da ipotesi alternative del secondo modulo della riforma fiscale





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