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Nulla si crea nulla si distrugge ma tutto si trasferisce, la legge di Lavoisier applicata alle polizze vita rivalutabili

Qualcuno avrà riconosciuto nel titolo di questo articolo una variante della celebre legge del chimico Lavoisier che diceva, più precisamente, che in natura "Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma"

di La redazione di Soldionline 5 ott 2005 ore 08:53
Nel caso del denaro anziché della materia, il trasferimento (del denaro) corrisponde simbolicamente alla trasformazione (della materia).

    Perché ho voluto accostare questa celebre frase di un illustre chimico francese del 1700 alle polizze vita? Perché tra i diversi strumenti d'investimento disponibili al pubblico sono certamente tra quelli che realizzano uno dei maggiori trasferimenti di denaro dalle tasche dei risparmiatori ai conti economici delle compagnie d'assicurazione.

    Non è una mia opinione personale. Com'è noto, non mi permetterei mai d'avere opinioni personali su questioni finanziarie. È la conclusione coincidente di tre diversi libri su materie finanziarie d'autori di tre diverse nazionalità:

    'Di grave non ci sono solo i rendimenti stiracchiati dovuti a costi così alti da lasciar prevedere risultati regolarmente inferiori a quelli di chi investe direttamente i propri risparmi. Il guaio è che [le polizze vita] non funzionano ne' sul piano assicurativo, ne' su quello della sicurezza'. Beppe Scienza, Il risparmio tradito, Edizioni Libreria Cortina, Torino, 2001.

    'Le polizze vita non dovrebbero essere usate come investimento ... Gli agenti adorano venderle per le alte commissioni di cui sono gravate'. Eric Tyson, Mutual Funds For Dummies, IDG Books, 1996.



    'Non mischiate mai l'investimento con l'assicurazione ... l'industria assicurativa è il peggiore agente istituzionale che possa frapporsi fra voi ed il vostro denaro' ... Stuart Fowler, No Monkey Business, Financial Times Prentice Hall, Londra, 2002.

    La domanda che dovremmo porci è se questa coincidenza di giudizi su assicurazioni ed assicuratori abbia un reale fondamento o sia frutto di pregiudizi transnazionali come sono le stantie barzellette sugli ebrei. Per rispondere a tale domanda partiamo da una delle consuete denunce dei risparmiatori che ci è dato modo di leggere sulla stampa finanziaria:

    'Ho versato 2.500.000 lire per 5 anni (cioè 12.500.000 lire in tutto in una polizza vita e ora, alla scadenza, mi hanno liquidato 6.447 euro (ovvero 12.483.000 lire), cioè ho incassano meno di quanto ho versato', segnalazione del Luglio 2004 sulla rivista Soldi Sette.

    Com'è possibile che possano verificarsi, con sempre più allarmante frequenza, situazioni come quella sopra descritta di separazione del denaro dai suoi legittimi proprietari dopo la sottoscrizione di polizze vita rivalutabili? La risposta, di solito, sta semplicemente nei costi di tali prodotti.

    I costi delle polizze vita rivalutabili sono essenzialmente di due tipi: le commissioni caricate su ogni premio, detti caricamenti, che corrispondono in un certo senso alle commissioni d'ingresso applicate ai piani di accumulo dei fondi comuni, ed il tasso di rendimento trattenuto dalle compagnie d'assicurazione, complemento ad 1 del cosiddetto tasso di retrocessione dei rendimenti conseguiti.

    'Nessun pranzo è gratis', ci ricorda cinicamente il celebre chef Gianfranco Vissani ma, come sempre, è questione di misura nelle cose, quindi anche per il costo dei pranzi. Le polizze vita rivalutabili sono prodotti finanziari che, per ragioni che, per brevità, non staremo qui ad approfondire, sono destinate ad investire in strumenti finanziari prevalentemente monetari ed obbligazionari i quali, com'è noto, oggi offrono rendimenti estremamente contenuti.
    Al tempo stesso, sono prodotti estremamente 'spremuti' dai caricamenti commerciali. Se non potesse suonare offensivo persino per gli onesti baristi, potremmo dire che sono delle vere e proprie 'spremute finanziarie'. I caricamenti commerciali sulle polizze vita sono stati stimati dall'ISVAP (l'ente di controllo delle assicurazioni) mediamente nel 12% del valore delle polizze (dato riferito all'anno 2003). Il che vuol dire che, se nel 2003 versavate un premio di euro 100, mediamente non ve n'era investito più di 88 (l'88%) ed ogni premio versato partiva con l'handicap dover recuperare mediamente un 12% di perdita iniziale. Tanto per fare un paragone, è come se i fondi comuni obbligazionari presentassero commissioni d'ingresso del 12%. Parlereste di 'stangata' a ragion veduta.

    Ma questo valore del 12% era stimato dall'ISVAP come un valore medio tra diversi caricamenti di polizze aventi età diverse. Normalmente nelle polizze vita a premio pluriennale, i caricamenti sui premi dei primi anni sono molto più alti (fino al 40-70%) dei caricamenti dei premi degli anni successivi, così da penalizzare in maniera particolare chi abbandoni prematuramente una polizza vita decennale o ventennale o, come direbbe al contrario un assicuratore, in modo da premiare la fedeltà di quei risparmiatori che pagano fino in fondo il loro piano assicurativo.

    Microsoft Excel, il miglior amico dell'uomo dopo il cane, ci viene in aiuto per capire in maniera analitica come i caricamenti sulle polizze incidano sui rendimenti finali di questi prodotti finanziari.

    Ipotizziamo di analizzare due polizze vita rivalutabili, una quinquennale ed una decennale. Ipotizziamo per semplicità che i caricamenti sui premi versati siano costanti al 12% per ogni premio (il che è un'ipotesi particolarmente favorevole ai sottoscrittori, anche se irrealistica, nel senso che, nella realtà, non avviene così ma l'ipotesi ci semplifica la vita per i calcoli). Ipotizziamo, infine, che il rendimento ottenibile dagli investimenti della gestione separata delle polizze assicurative sia il 3,5%, che il tasso di retrocessione sia il 90% e che, pertanto, il rendimento annuo retrocesso al cliente sia il 3,15%.
La Tabella 1 ci mostra il valore futuro all'anno 5 ed all'anno 10 di ciascuno dei premi versati nelle due simulazioni.


    Nel primo caso della polizza quinquennale, con le ipotesi di rendimento ipotizzate, la polizza non riesce a reggere il peso dei caricamenti ed offre un rendimento finale negativo al risparmiatore che ha complessivamente versato 500 ma incasserà solo 483,4. Solo il primo premio, cioè quello pagato all'anno 1, darà un rendimento positivo del 2,8% in cinque anni, pari allo 0,55% composto annuo. Già il premio pagato nel secondo anno, che ha davanti a sé solo 4 anni di interessi maturandi, non riesce ad essere rimborsato alla pari. A maggior ragione presentano delle perdite i premi degli anni 3, 4 e 5. Il risultato è che il capitale maturato è inferiore al capitale versato.

    Questo ci fà comprendere quello che è avvenuto a quel risparmiatore, citato in precedenza, che lamentava di aver incassato dalla sua polizza meno del valore nominale di quanto versato in cinque anni. Le polizze emesse a partire dall'anno 2001 non godono più dei benefici fiscali che restano, però, validi per le polizze sottoscritte entro il 31.12.2000. Pertanto, chi sottoscrive oggi una polizza vita rivalutabile non può contare su nessun beneficio fiscale ed il quadro presentato dalla simulazione fatta in Excel può considerarsi realistico e persino ottimista.

    Nel secondo caso della polizza decennale, il rendimento finale lordo è sempre miserrimo ma la lunghezza del periodo di investimento consente, tuttavia, di assorbire i caricamenti e di offrire un rendimento nominale positivo di 47,8 che corrisponde ad un rendimento annuale netto (internal rate of return, tasso implicito di rendimento) dello 0,85%. Non dimentichiamoci che si partiva da un rendimento di mercato ipotizzato nel 3,5%: di questo 3,5%, ben 2,65% è andato alla compagnia di assicurazione e solo 0,85% è andato al sottoscrittore della polizza. Come potete immaginare, una commissione del 2,65% prelevata su prodotti di tipo obbligazionario sarebbe giudicata insensata se fosse esplicitata in maniera trasparente. Ma vi sono altri modi per interpretare questi risultati: (a) nei fatti, i premi dal nr. 7 al nr. 10 vengono restituiti al risparmiatore per meno di quanto egli ha versato perché non hanno avuto tempo sufficiente per recuperare i caricamenti ma di questo il risparmiatore non è cosciente a causa della stratificazione dei premi pagati in anni diversi; (b) il primo premio pagato all'anno 1 di fatto impiega 4 anni su 10 (il 40% del tempo disponibile) per andare a break even, cioè per recuperare i caricamenti e sfrutta solo 6 anni per produrre un reddito a favore del risparmiatore, il premio pagato all'anno 2 impiega 4 anni su 9 (il 44,4% del tempo) per andare a break even, ecc..

    Un rendimento dello 0,85% è minore persino dell'inflazione stimata dall'Istat. È chiaro che impegnare il capitale per 10 anni ad un tasso d'interesse dello 0,85% non è una soluzione razionale sotto nessun punto di vista. Mentre scrivo, il tasso di rendimento a scadenza dei BTP decennali è di approssimativamente il 3,5% e, mantenendo i BTP in portafoglio fino al rimborso, questo rendimento è assicurato senza sforzo e senza rischio.

    Ora vi sarà chiaro perché le compagnie d'assicurazione tendano a spingere commercialmente le polizze vita rivalutabili con scadenze più lunghe. Non solo perché, in tal modo, per un più lungo periodo di tempo incassano ricchi caricamenti ma anche perché polizze più lunghe riescono a mascherare un po' meglio - soprattutto a chi non abbia dimestichezza con la matematica finanziaria - la distruzione di ricchezza realizzata a danno dei risparmiatori da queste macchine mangiasoldi. Significa anche avere meno investitori (letteralmente) furibondi o, quanto meno, averli furibondi meno frequentemente: il problema del 'brusco risveglio' è rimandato a fra 10 o 20 anni, quando l'assicuratore sarà forse già in pensione ... Infatti, una maldicenza dice che le polizze vita con durata inferiore ai cinque anni vengano fatte vendere da agenti d'assicurazione cui manchino meno di cinque anni per andare in pensione o che, in alternativa, possano permettersi una guardia del corpo.

    Una forma particolare di polizze vita rivalutabili sono i PIP, Piani Integrativi Pensionistici (privati). Il Grafico 1 mostra i premi raccolti dai PIP in Italia nel periodo 2001-2003 (pari a 1,7 miliardi di euro) e le riserve accumulate a fine 2003 a fonte di tale raccolta, pari a 1,3 miliardi di euro. La differenza di 400 milioni di euro può sostanzialmente imputarsi ai caricamenti, cioè ai costi commerciali ed amministrativi. È una fetta di torta che viene prelevata dal risparmio previdenziale privato talmente ingente che risulta, per la sua dimensione, evidentemente conflittuale ed incompatibile con gli obiettivi sociali dell'investimento finalizzato a scopi previdenziali. Dunque, evitate le 'PIPpe' assicurative! Ma su questo argomento torneremo prossimamente.
Grafico 1

    Le polizze vita rivalutabili non possono fare nulla di sostanzialmente diverso dai fondi obbligazionari. Non possono creare più ricchezza rispetto ad una gestione obbligazionaria, non possono distruggere più ricchezza rispetto ad una gestione obbligazionaria ma certamente trasferiscono molta più ricchezza rispetto ad una gestione obbligazionaria tradizionale.

    I risparmiatori debbono diventare più consapevoli di questo problema commissionale ma il legislatore deve rendere più trasparente il mercato della finanza previdenziale. I comuni risparmiatori dovrebbero essere in grado di capire il rendimento a scadenza delle polizze vita sotto diversi scenari dei tassi e di paragonarlo agevolmente al rendimento dei titoli dei Stato sotto i medesimi scenari.

    E, dopo queste considerazioni, siate sinceri: vi sono parso estremista quando ho usato il termine di 'spremute finanziarie' riferito alle polizze vita? O semplicemente realista?

    Paolo Sassetti

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    Il file in Excel 'La polizza di Lavoisier', qui scaricabile , vi consente di simulare il rendimento di una polizza quinquennale e di una decennale al variare del tasso di rendimento atteso, del tasso di retrocessione e dei caricamenti.




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