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Le Partecipazioni incrociate, ovvero...

...quando le normative finanziarie sono usate contro il libero mercato

di La redazione di Soldionline 20 mar 2006 ore 10:05
Anticipando possibili azioni ostili, Capitalia ha assunto una partecipazione del 2% in Banca Intesa. Ai sensi delle correnti normative, Banca Intesa ora non può più lanciare un'opa su Capitalia.

Credo che la fusione tra queste due entità bancarie non sia auspicabile perché creerebbe una banca 'monstre', con un mostruoso potere di controllo del credito sul solo territorio italiano. La strada corretta per le integrazioni tra grandi banche è, a mio avviso, quella cross border correttamente battuta da Unicredito con la quale si contemperano le diverse esigenze della crescita dimensionale, dell'internazionalizzazione e della preservazione della concorrenza locale.

Ciò detto, è doverosa una riflessione sull'attacco preventivo (con scopi difensivi) di Capitalia a Banca Intesa.

Nessuno nega che esistano ragioni logiche e contabili/economiche per porre un limite alle partecipazioni incrociate tra società quotate e non.

Tuttavia, quelle stesse ragioni non dovrebbero potersi usare per giustificare la cristallizzazione degli equilibri in un sistema economico e finanziario, impedendo le offerte pubbliche d'acquisto.

Se si analizza la mossa di Capitalia sotto il profilo dei puri 'poteri' in campo, è avvenuto che:

il management di Capitalia ha usato capitali della banca (che appartiene agli azionisti), cioè ha usato capitali degli azionisti per effettuare un investimento nella banca potenzialmente antagonista volto a prevenire di essere scalzato dalle sue posizioni

La ragione vera di quest'investimento è stata ovviamente di potere: la partecipazione è stata assunta sui massimi storici dell'azione di Banca Intesa negli ultimi quattro anni, in concomitanza coi rumors su una possibile opa della banca milanese, e non si può pensare che sia stata assunta come puro investimento di portafoglio, il cui timing sarebbe stato discutibile.

Cosa stona in quest'iniziativa? Stona che questo pezzo di legislazione sulle partecipazioni incrociate possa essere utilizzato, con relativa poca spesa, per impedire un possibile ricambio manageriale.

Ovviamente gli azionisti di una società quotata sono sempre liberi di respingere un'opa, ma questo pezzo di regolamentazione, così come è organizzato, purtroppo può essere usato per espropriarli del diritto e del 'piacere' di poter decidere in proposito: il management decide per loro, e coi loro soldi.

Questo è, in ordine cronologico, solo l'ultimo degli esempi clamorosi di ciò che non funziona nelle nostre normative finanziarie e che contribuisce ad ingessare, 'infeudare' e marginalizzare il sistema finanziario.

Quale soggetto è, idealmente, maggiormente titolato per stimolare il cambiamento nelle regole che distorcono ed ingessano il nostro sistema? Credo che, in linea di principio, siano gli analisti finanziari. I quali hanno un implicito interesse professionale per regole che garantiscano concorrenza e libero mercato. Che la prossima Assemblea dei soci Aiaf del 22 marzo sia l'occasione per un articolato dibattito su questo tema.

Gli analisti finanziari dovrebbero occuparsi più ... assiduamente delle regole di funzionamento del mercato e non solo di quelle che riguardano la loro specifica professione. Negli anni recenti Salvatore Bragantini, vox clamans in deserto, ha dimostrato che è possibile essere manager e, al tempo stesso, impegnato nella società civile per difendere pro-attivamente la trasparenza del sistema finanziario. Anche se questo può comportare il dover esprimere un rispettoso dissenso verso le posizioni assunte da alcune istituzioni ed authority finanziarie.

Senza necessariamente ricalcare l'apparente radicalismo delle posizioni di Salvatore Bragantini, credo - richiamando il ritornello di una canzone di successo - che 'si possa dare di più senza essere eroi'.

È essenzialmente una questione di volontà politica.

Porto un esempio per tutti. In un articolo datato 20 Giugno 2005, dal titolo 'Anacronistiche tentazioni monarchiche in tempi di democrazia', disponibile al link http://urlin.it/9d8, scrivevo che:

      'appare quanto meno sorprendente che la Banca d'Italia abbia imposto al Banco di Bilbao di raggiungere il 50% + 1 delle azioni ordinarie di BNL per dar luce verde all'offerta di scambio lanciata sulla banca romana, con l'argomentazione, palesemente capziosa, di voler assicurare in tal modo la necessaria stabilità di controllo alla banca acquisita'.

Ebbene, proprio per questa iniziativa di Bankitalia, la Commissione Europea ha successivamente aperto contro il nostro Paese una procedura per infrazione alle regole della concorrenza. Ma, ai tempi, l'abuso di Bankitalia era stato da troppi considerato come un evento ineluttabile contro cui non valesse la pena schierarsi.

È ragionevole che debbano essere prevalentemente i singoli analisti a denunciare le distorsioni del nostro sistema? Uno sforzo collettivo darebbe risultati di gran lunga più lusinghieri.



Paolo Sassetti
Analista finanziario indipendente, socio Aiaf



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