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Il caso dei fondi gemelli (omozigoti)

C’è un dibattito in corso nella comunità finanziaria sulle cause del processo d’indicizzazione strisciante dei fondi comuni d’investimento. Ad esempio è un dibattito aperto da tempo, anche se in maniera discontinua, all’interno dell’AIAF, l’Associazione Italiana Analisti Finanziari cui appartengo

di La redazione di Soldionline 5 ott 2005 ore 08:48
Cosa significa indicizzare un fondo? Significa, come illustrato nell'esempio della figura 1, agganciare il rendimento d'un fondo passivamente ad un indice di borsa.

Figura 1

    Il fondo sopra presentato è un fondo internazionale che replica sostanzialmente il MSCI World Index.

    Un filone di pensiero - che rispetto ma in cui non mi riconosco - attribuisce questo fenomeno all'obbligo imposto ai fondi di dichiarare un benchmark idoneo. Credo che questa possa essere, eventualmente, solo una concausa secondaria e credo che le cause principali del processo d'indicizzazione siano diverse e di duplice natura.

    Da una parte, esiste ampia evidenza che, laddove il processo d'investimento è lasciato alla pura discrezionalità del gestore (tipicamente nei fondi flessibili), la distribuzione dei rendimenti è estremamente elevata (figura 2), spesso più elevata d'una distribuzione casuale.
La figura 2 mostra la distribuzione di rendimenti tra i 3 migliori ed i 3 peggiori fondi a gestione flessibile/attiva disponibili sul mercato domestico a cavallo tra il 2001 ed il 2004. Questi fondi avevano sostanzialmente gli stessi gradi di libertà, potevano fare le stesse cose ed operare sui medesimi mercati. Combattevano, cioè, ad armi pari. I risultati, tuttavia, si sono rivelati molto diversi. D'altra parte, abbiamo visto che, nella prime due edizioni della competizione 'Caccia al Toro' indetta da 'Il Sole 24 Ore', la variabilità dei rendimenti dei portafogli dei gestori si è rivelata superiore alla variabilità dei portafogli casuali, come a dire che l'uomo è più 'caotico' dello stesso caso. Questo tema è stato particolarmente sviluppato in Judo finanziario.


Figura 2


Per evitare il rischio del 'fattore umano' (superiore persino a quello del caso), ecco che si impone l'indicizzazione nella gestione di portafoglio, in maniera quasi assoluta nei fondi pensione. Non esiste ancora chiara consapevolezza che tecniche di gestione sistematica possano aiutare a superare il rischio del fattore umano (si veda l'articolo della settimana passata).

La seconda ragione dell'indicizzazione di portafoglio risiede nella struttura del mercato del risparmio gestito. Essendo un mercato oligopolistico, vi è una diffusa tendenza a non competere sui prezzi dei servizi ma, nella gestione di portafoglio, il prezzo 'percepito' dei servizi è dato dalle performance nette (dei costi di gestione). Per allinearle, i vari fondi delle diverse case non devono far altro che ispirarsi agli stessi benchmark. È il modo più semplice per non competere sui prezzi.

La figura 3, tratta dal 'maiale' Perché liberalizzare la gestione del risparmio, ha effettuato una fotografia delle performance dei fondi delle principali tre banche italiane a metà 2002. In particolare si osservi il sincronismo delle performance dei fondi 'America' ed 'internazionali'.


Figura 3


    Ho cercato inutilmente una relazione perfetta tra livello d'indicizzazione di portafoglio e dimensione delle masse gestite. Non esiste. La società di gestione più indicizzata d'Italia, a lungo inseguita da Indiana Jones, non è la maggiore in assoluto quanto a masse gestite anche se è tra le maggiori. Ma di certo si può osservare che le società maggiormente indicizzate sono tra le maggiori quanto a masse in gestione mentre tra quelle minori si annoverano le società a gestione maggiormente attiva. Il che, se si riflette, ha una sua logica competitiva perché chi non può competere sulla capillarità distributiva deve necessariamente competere sulla differenziazione di servizio.

    Di certo l'indicizzazione di portafoglio porterà all'estinzione dei dinosauri finanziari indicizzati non appena la cultura finanziaria dei risparmiatori si evolverà e consentirà di comprendere che con gli Etf è possibile perseguire la stessa strategia d'indicizzazione in maniera più efficiente. Se mediamente i fondi azionari sottoperformano i benchmark del 2-3% all'anno e gli Etf li battono (sia pure per un puro effetto dividendo) dell'1-2% all'anno, questo significa che gli Etf battono i fondi mediamente del 3-5% all'anno, cioè del 30-50% ogni 10 anni.

    Non c'è (quasi) nulla di sbagliato nell'indicizzazione di portafoglio se è offerta ad un costo equo.

    Paolo Sassetti



    Judo finanziario è in vendita sul sito www.educopolis.com e presso la libreria de 'Il Sole 24 Ore' di Via Felice Cavallotti 16, Milano e la libreria Hoepli di via Hoepli 5, Milano . Prossimamente in vendita anche presso la libreria Migliorino di Roma.





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