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French & Fama, "professori" vincenti, battono il mercato USA...

Se i fondi della Dimensional Fund Advisors di French & Fama fossero armonizzati, sarebbero in testa alle classifiche italiane dei fondi per rendimento...

di La redazione di Soldionline 24 gen 2006 ore 15:00
Studiare i prodotti finanziari validi che sono presenti sul mercato è un utile esercizio in quanto costringe ad interrogarsi sul perché essi siano validi. Fortuna dei gestori? Intuito? Metodo? Nel tempo ho concluso che su orizzonti temporali abbastanza lunghi (da cinque anni in poi) solo l'applicazione di un 'metodo' razionale d'investimento consente di battere i mercati con una certa regolarità.

    Infatti, nel mio corso Judo finanziario descrivo, per dovere d'ufficio, quelle che sono le classificazioni classiche degli stili di gestione (top down, bottom up, growth, value, blend, core, ecc.) ma, successivamente, introduco una mia classificazione 'irriverente' degli stessi stili e suggerisco di concentrare gli investimenti su quei gestori che dimostrano di avere elaborato un 'metodo' chiaro e rigoroso di gestione (incidentalmente, questo corso, che era stato pensato in origine per i comuni risparmiatori, ha nei promotori finanziari i suoi primi acquirenti ...).

    Dalle pagine di questo sito ho lanciato un'operazione di rivalutazione del pensiero accademico dei prof. French & Fama. I professori avevano attirato la mia attenzione per tre ragioni:
    (1) la razionalità del loro approccio,
    (2) il loro successo commerciale (73 miliardi di dollari in gestione a 13 anni dalla pubblicazione del loro primo scritto sulla teoria dei tre fattori),
    (3) le loro performance.

    Tuttavia, in Italia fino a ieri si credeva che il loro pensiero fosse ristretto al puro ambito accademico. Niente di più errato.

    L'aspetto più confortante è che la società di gestione Dimensional Fund Advisors (DFA), emanazione del pensiero di French & Fama, gestisce prodotti che, tendenzialmente, battono i rispettivi benchmark. Gli accademici, dunque, si sono rivelati anche bravi gestori.

    Ad esempio, qui sotto è rappresentato il United Kingdom Value Fund (in rosso) comparato con l'indice Financial Times All Shares (in nero).

    I risultati devono essere apprezzati, tenendo presente che anche nel Regno Unito circa l'80% dei gestori attivi sottoperforma i rispettivi benchmark. Non è un problema italiano, è un problema strutturale dell'asset management mondiale.

    Oppure, giudicate i risultati del Large Cap Value, uno dei fondi di punta della Dimensional Fund Advisors negli USA (in rosso), contro lo S&P 500 (in verde) e l'indice di categoria dei fondi Large Value (in arancione).



    A fine 2005 l'indice S&P 500 si trovava all'incirca al valore d'inizio 2001, mentre il fondo Large Cap Value della DFA si trovava circa il 55% più in alto!

    Per dare un'idea più precisa di cosa significhi questo risultato quinquennale del +55%, esso corrisponde ad una performance di circa 20 punti percentuali superiore rispetto al miglior fondo Large Cap America armonizzato disponibile ai risparmiatori italiani (UBAM Neuberger Berman US Equity Value), oltre che doppia rispetto al secondo fondo classificato (Nordea North America Value) e circa tripla rispetto al terzo fondo classificato (Anima America). Senza scordare che la gran parte dei fondi azionari America armonizzati mostra, nel quinquennio, un rosso molto profondo.

    I tre fondi sopra citati sono tutti fondi 'fuoriclasse' ma, in Italia, il fondo di questi due miti accademici statunitensi sarebbe stato di gran lunga il primo classificato nella classifica dei rendimenti a cinque anni, pur non essendo affatto il primo classificato negli Stati Uniti.

    Soprattutto, si noti come questo fondo abbia saputo contenere le perdite nel periodo 2001-2002;



    Quel che si dice 'offrire valore aggiunto ai clienti'. Non si tratta di un piccolo fondo: ha 4 miliardi di dollari in gestione, perciò non si può neppure concludere che le sue performance derivino dalla sua 'agilità'. La spiegazione delle performance risiede altrove: se si analizza la sua composizione settoriale, si nota come il peso dei settori dei suoi investimenti si discosti sensibilmente da quello dello S&P 500.

    Purtroppo, non essendo armonizzato, non è un fondo disponibile ai risparmiatori italiani.

    E che dire del fondo US Small Cap Value della stessa Dimensional Fund Advisors (600 milioni di dollari in gestione)? Quanto meno, stupefacente!



    Nel quinquennio 2001-2005 questo fondo Small Cap America ha conseguito una performance del 140%, mentre il miglior fondo della stessa categoria Small Cap America disponibile ai risparmiatori italiani (Parvest US Small Cap Classic) ha realizzato una performance nell'ordine del 40% (meno di un terzo).

    I risultati conseguiti da questi fondi sono da giudicare con ammirazione, soprattutto in considerazione del fatto che i gestori ('semplici' professori universitari) hanno, tutto sommato, una limitata esperienza operativa (una decina d'anni) e che il mercato azionario statunitense è tra i più efficienti e difficili del mondo. Sul mercato USA sono quotate oltre 8000 società che appartengono ad una gran varietà di settori e sottosettori e che operano con un'ampia articolazione di diversi modelli di business. Selezionare le società più promettenti in quest'oceano d'opportunità è un compito da fare tremare i polsi. Per questa ragione il mercato azionario statunitense è la 'bestia nera' per quasi tutte le società di gestione.

    Si prenda, ad esempio, la complessiva categoria dei fondi Large Cap disponibili sul mercato italiano (riga ocra): negli ultime tre anni non è riuscita a star dietro all'indice MSCI Nord America (in rosso, un fondo italiano tra gli ultimi in classifica).



    E', pertanto, un problema generale della categoria, non dei singoli gestori. L'oceano delle azioni americane è sterminato e, salvo rare eccezioni, non può essere affrontato con la piccola scialuppa del giudizio discrezionale. Ci vuole un metodo.

    French & Fama ne hanno individuato uno che funziona. Certamente non è l'unico possibile, ma studiarlo è opportuno. Studiare i casi di successo è sempre utile. Per porsi alcuni scottanti interrogativi e trarre, dalle risposte, le necessarie conseguenze.



Paolo Sassetti
Analista finanziario indipendente, socio Aiaf


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