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Tfr, l’anticipo "al buio" crea non pochi dubbi

L’anticipo della "riforma Maroni" sta creando non pochi grattacapi non solo a imprenditori e sindacati, oltre che ai singoli lavoratori, chiamati ad esprimere in modo esplicito (con dichiarazione scritta) o implicito (mediante "silenzio assenso") la propria opinione sulla destinazione del Tfr futuro entro il 30 giugno 2006. Ma anche agli operatori del settore. Proviamo a fare chiarezza.

di La redazione di Soldionline 23 gen 2007 ore 11:21
Gentile dott. Spoldi, mi chiamo Giuseppe e come responsabile vendite di una agenzia del milanese sto cercando di curare lo sviluppo delle polizze pensionistiche. Sulla materia avevo già una discreta preparazione universitaria ma lo scontro con la realtà è cosa ben diversa. Avrei dunque tre domande da porle: la prima riguarda la nuova normativa sul Tfr e in particolare la parte relativa alle polizze assicurative. Costituire il patrimonio autonomo significa che le compagnie dovranno istituire una gestione separata specialistica per i premi provenienti da polizze di tale natura complementare. Ma se ciò non verrà fatto entro il 31 marzo del 2007 significa forse che non sarà possibile operare con tali forme?

La seconda e la terza domanda riguardano la natura del recente provvedimento in materia di Tfr: la riforma riguarderà le aziende con un numero di occupati superiore a 50 nel senso che dal primo luglio 2007 o si sarà scelto di aderire a una forma complementare destinandovi i versamenti del Tfr altrimenti automaticamente la scelta ricadrà con priorità al fondo negoziale o in via residuale al fondo di gestione Inps, giusto? In questo caso posto che le compagnie assicurative costituiscano tali gestioni separate, basterà comunicare al datore di lavoro la scelta della polizza assicurativa per obbligarlo ad effettuare i versamenti del maturato? E come ciò avverrà, materialmente? Infine, per le aziende con meno di 50 dipendenti è comunque fatto salvo quanto disposto dalla legge 243/2004, che prevede che se un lavoratore aderisce ad una forma pensionistica complementare (comprese le polizze integrative) il datore è obbligato a conferire il Tfr maturato più il contributo stabilito dal contratto collettivo?

Quanto sopra riportato è, in sintesi, l'argomento di una mail inviatami da un lettore che opera da molti anni nel settore, ma che riflette pienamente lo stato di totale incertezza in cui l'annunciato ingresso in vigore anticipato della 'riforma Maroni' (inizialmente rinviato al 2008) ha gettato non solo i lavoratori, cui la riforma stessa in prima istanza si rivolge, ma gli stessi operatori preposti a proporre loro le differenti alternative disponibili. Siamo stati, in questo senso, facili profeti purtroppo e confidare che in simili condizioni si possa giungere ad una scelta 'responsabile' pare ormai un mero auspicio.

Ma tentiamo di non sottrarci alle domande dell'amico Giuseppe, premettendo che dal primo gennaio del prossimo anno, di fatto, viene anticipato il dettato del Decreto legislativo 5 dicembre 2005, n.252 che resta dunque pienamente in vigore in tutti i suoi articoli, compreso il n. 4, che ricorda come per l'esercizio dell'attività dei fondi pensione, o 'forme pensionistiche complementari' che dir si voglia, è necessaria la preventiva autorizzazione da parte della Covip, senza la quale chiunque eserciti tale attività rischia la reclusione da sei mesi a tre anni e una multa da 5.200 euro a 25.000 euro, con la confisca 'delle cose che sono servite o sono state destinate a commettere il reato o che ne sono il prodotto o il profitto, salvo che appartengano a persona estranea al reato'.

Ciò detto passiamo ad affrontare la seconda questione, rimandando alla prossima settimana l'ultimo punto e una piccola anticipazione di uno studio che uscirà nei prossimi mesi sull'argomento a cura dell'Aiaf, l'associazione italiana analisti finanziari. Anzitutto va ricordato che si definiscono forme pensionistiche complementari: i fondi pensione negoziali, i fondi pensione aperti, i contratti di assicurazione sulla vita con finalità previdenziali e i fondi pensione preesistenti (istituiti anteriormente al novembre 1992). La scelta se aderire o meno ad una forma pensionistica complementare è sempre volontaria e personale. Ogni lavoratore può decidere di avvalersi di una forma pensionistica collettiva (fondi pensione negoziali o chiusi, fondi pensione aperti ad adesione collettiva, fondi pensione preesistenti) o di una forma pensionistica individuale (fondi pensione parti ad adesione individuale, contratti di assicurazione sulla vita), anche quando fosse destinatario di una forma pensionistica prevista da contratti o accordi collettivi.

Quanto al Tfr entro il 30 giugno 2007 per i lavoratori in servizio al primo gennaio 2007, o comunque entro 6 mesi dalla data di assunzione (per chi venga assunto dopo il primo gennaio 2007), ogni lavoratore dipendente può scegliere in modo esplicito di destinare il Tfr futuro ad una forma pensionistica complementare ovvero di mantenere il Tfr futuro presso il datore di lavoro. In questo secondo caso se si lavora in aziende con oltre 50 dipendenti l'intero Tfr futuro sarà trasferito dal datore di lavoro al Fondo per l'erogazione del Tfr ai dipendenti del settore privato, gestito, per conto dello Stato, dall'Inps. Qualsiasi delle due opzioni si decida di scegliere occorrerà che essa sia espressa dal lavoratore con una dichiarazione scritta indirizzata al proprio datore di lavoro che riporti l'indicazione della forma di previdenza complementare prescelta, dichiarazione obbligatoria anche nel caso in cui si scelga di mantenere il Tfr futuro presso l'azienda.

Se entro il 30 giugno del prossimo anno (o comunque entro i 6 mesi dell'assunzione per chi verrà assunto dopo il primo gennaio 2007) il lavoratore non esprime per iscritto la propria opzione il Tfr futuro 'inoptato' verrà trasferito dal datore di lavoro alla forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi o contratti collettivi, anche territoriali, o ad altra forma collettiva individuata con un diverso accordo aziendale, se previsto. In questo caso tale diverso accordo deve essere notificato dal datore di lavoro al lavoratore in modo diretto e personale. Se infine non fosse individuabile sulla base di questi criteri una qualsivoglia forma pensionistica collettiva, il datore di lavoro dovrà trasferire il Tfr futuro ad un'apposita forma pensionistica complementare istituita sempre presso l'Inps (ma su un conto distinto da quello di cui al punto precedente), alla quale si applicano le stesse regole di funzionamento delle altre forme di previdenza complementare.

Da notare che un mese prima che scadano i termini per la scelta il datore di lavoro è tenuto a ricordare ai propri dipendenti 'le necessarie informazioni sulla forma pensionistica collettiva alla quale sarà trasferito il Tfr futuro in caso di silenzio del lavoratore'. Va infine ricordato che la scelta di aderire ad una forma pensionistica complementare non potrà più essere revocata, mentre la scelta di mantenere il Tfr futuro presso il datore di lavoro potrà in ogni momento essere revocata per aderire ad una forma pensionistica complementare. Opzione che potrebbe essere sfruttata dagli indecisi o dai meno informati, ma che comporterà probabilmente un rendimento proporzionalmente minore quanti più anni sarà rimandata la scelta, se i fondi continueranno, come accaduto negli ultimi anni, ad offrire rendimenti superiori a quelli garantiti dal Tfr (i tre quarti dell'inflazione dell'anno precedente aumentati dell'1,5% su base annua).

Tutto chiaro? Sperare è lecito, ma per chi avesse perso il filo del discorso consiglio vivamente una visita al sito www.tfr.gov.it, dove trovate ogni informazione necessaria ed in particolare un utile serie di diapositive intitolate 'percorsi decisionali' (lo troverete nella pagina http://www.tfr.gov.it/TFR/DestinazioneTFR/). Possibilmente entro il 30 giugno 2007.


Analista finanziario, Amministratore di 6 In Rete Consulting
Chi è Luca Spoldi

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