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Non solo previdenza: dagli Usa un segnale importante per l’assistenza pubblica

In Italia parte la campagna informativa relativa alla riforma del Tfr, mentre negli Usa “Better Health Care Together” va oltre i problemi della previdenza integrativa e lancia un nuovo grido d’allarme: senza una riforma drastica il sistema sanitario nazionale non sarà in grado di tutelare gli americani ancora a lungo. A quando l’apertura di un analogo confronto nel nostro Paese?

di La redazione di Soldionline 8 feb 2007 ore 14:27
Mentre in Italia prende il via la campagna informativa promossa da sindacati e aziende, oltre che dal governo, per spiegare ai lavoratori dipendenti del settore privato pro e contro della nuova normativa sul Tfr, e soprattutto chiarire una volta per tutte che l'adesione è volontaria, ma che per chi non aderirà ad un fondo pensione (di categoria o individuale che sia) resterà il problema, da qui a vent'anni, di riuscire a colmare un 'gap' dato da una pensione di almeno il 50% inferiore rispetto all'ultimo stipendio, dagli Stati Uniti arriva un nuovo stimolo, che nel nostro Paese solo alcuni esperti paiono aver finora colto.

Mi riferisco alla richiesta, proveniente dal settore delle grandi corporation ma anche dei sindacati Usa, di riformare il sistema sanitario per i dipendenti privati statunitensi, elaborata dai promotori della campagna 'Better Health Care Together' (letteralmente: 'Insieme per una migliore sanità'), pensata per garantire una copertura sanitaria 'affidabile' ed 'universale' agli americani entro il 2012. A unire le forze sono stati Lee Scott, amministratore delegate di Wal-Mart Stores, Carl Camden, suo omologo nella società di selezione del personale Kelly Services, ma anche i sindacati Service Employees International Union e Communications Workers of America Union, nonché Intel Corporation e At&t Inc.

Una campagna se vogliamo 'anomala', dato che a differenza di molte altre iniziative non propone una specifica 'ricetta' politica, ma sostiene una serie di principi quali la richiesta, per tutti gli americani, di avere un 'afffidabile copertura sanitaria', un 'netto' ('dramatic' è il termine utilizzato dai promotori) miglioramento del valore ricevuto in cambio di ogni dollaro speso nel sistema sanitario e la richiesta ad aziende, governo e lavoratori di contribuire tutti, pro-quota, al finanziamento di 'un nuovo sistema di copertura sanitaria americano'. Non solo la previdenza, dunque, ma anche l'assistenza viene messa sotto i riflettori e ritenuta ormai inderogabilmente bisognosa di una riforma radicale.

Certo fa un po' pensare il fatto che attorno allo stesso tavolo siedano i rappresentanti di aziende come Wal-Mart, tra le più criticate anche negli States per il loro comportamento antisindacale, e quelli dei lavoratori, uniti nel chiedere un cambiamento di rotta e nel sottolineato che 'non è più tempo di stare a pensare, sperando che graduali correzioni possano riparare il nostro sistema sanitario ormai a pezzi'. Eppure è quanto è successo in questi giorni, il che potrebbe forse fare di stimolo a trovare anche in Italia una posizione unitaria che scavalchi i tradizionali steccati imprese-sindacati-lavoratori, per ragionare con i rappresentanti della politica su quelli che dovranno essere i tratti del futuro sistema previdenziale e assistenziale italiano.

Va bene discutere di andamento demografico, di invecchiamento della popolazione, di necessità di alzare l'età lavorativa e la partecipazione degli ultrasessantenni al lavoro (anche se qualche dubbio ci rimane: se gli anziani resteranno più a lungo a lavoro, che spazio avranno i giovani in assenza di politiche realmente favorevoli allo sviluppo dell'impresa e dell'autoimprenditorialità?). Ma proprio perché siamo destinati ad un mondo dove le 'pantere grigie' guadagneranno terreno (come ha capito benissimo un investitore come Carlo De Benedetti, che infatti già da qualche tempo va comprando case di riposo, centri di assistenza per anziani e finanche finanziarie specializzate nell'offrire prestiti agli ultrasessantenni), forse sarebbe il caso di approcciare il problema non solo con un'ottica esclusivamente finanziaria.

Ben vengano i fondi pensione, che anzi avrebbero dovuto affermarsi già un paio di decenni or sono, ma a fianco di tali strumenti si pensi anche nel nostro paese a risolvere i problemi di chi da tali integrazioni del reddito appare tuttora scoperto, come i lavoratori 'atipici' e i precari (sia del settore statale sia di quello privato, spesso nascosti in una platea di 'stagisti' e 'praticanti' a vita) e si forniscano, visto che gli strumenti ci sono già, i giusti incentivi per sopperire in futuro anche ad eventuali e non improbabili difficoltà della sanità pubblica, senza obbligare ciascun individuo a contrarre solo in base alle proprie capacità di reddito singole polizze 'long term care' o 'dread disease'. Negli Stati Uniti il confronto si è aperto, in Italia quanti anni dovranno passare prima che ciò possa accadere?


Analista finanziario, Amministratore di 6 In Rete Consulting
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