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Wall Street: cosa farà scoppiare la bolla azionaria?

Dopo sei anni di crescita continua, in molti attendono una correzione al ribasso delle quotazioni di Wall Street. Secondo Irvin Kellner la probabile flessione dei profitti aziendali potrebbe innescarla.

di Marco Delugan 1 apr 2015 ore 11:22

L’opinione diffusa è che Wall Street continuerà a salire. Fino a quando non è dato saperlo, come sempre. Insomma, Wall Street salirà fino a quando si fermerà.

Da un po’ di tempo, però, il sospetto che quel momento stia per arrivare – il momento in cui Wall Street si fermerà e comincerà a scendere - si fa sempre più denso. E’ della scorsa settimana uno studio dell’Office of Financial Research dove gli autori osservano come molti indicatori stiano avvertendo di una prossima significativa correzione.

Ne abbiamo scritto in Wall Street: la bolla sta per scoppiare?

Bolla Wall Street | Indice Dow Jones Industrial 2010-2015
Andamento Indice Dow Jones Industrial 2010-2015

Ieri è Irvin Kellner di MarketWatch a parlarne in un articolo dal titolo What will burst the stock market’s bubble?

Ma visto che è impossibile sapere quando, Kellner prova a capire cosa potrà innescare lo scoppio.

Kellner inizia ricordando cosa non ha ancora fatto scoppiare la bolla azionaria. E cioè:

I problemi dell’Europa
La crisi greca
L’economia cinese che rallenta
I problemi in medio oriente
Il terrorismo
La deflazione
La flessione del prezzo del petrolio
Il dollaro forte
La guerra in Ucraina
Le questioni politiche interne agli Stati Uniti
La Federal Reserve potrebbe, ma la futura crescita dei tassi è già scontata nei prezzi di Wall Street

Riguardo all’ultimo punto, a quanto cioè potrebbero pesare sulle quotazioni azionarie le scelte di politica monetaria, Kellner osserva che dopo la crisi del 2008 la Federal Reserve ha sostenuto il mercato azionario come non ha mai fatto prima, e che per questo un rialzo dei tassi di interesse può avere effetti imprevedibili su Wall Street.

Ma Kellner preferisce guardare altrove per trovare cosa potrà dare inizio alla correzione che in molti vedono avvicinarsi: i profitti delle aziende.

Le aspettative per il primo trimestre, che sta per finire, non sono alte. Molti analisti si attendono una crescita moderata rispetto allo stesso periodo del 2014, se non una sostanziale stabilità. Anche aspettative così moderate potrebbero rivelarsi troppo ottimistiche, dal momento che si fondano su una stima di crescita del Pil del 2% e anche oltre.

Ma, come ho già sostenuto, il cattivo tempo atmosferico può avere pesato negativamente sulla crescita economica, riducendola di almeno un punto percentuale. Se così fosse, i profitti aziendali potrebbero risentirne, e non poco.

Se nel primo trimestre del 2015 i profitti dovessero calare rispetto al livello raggiunto nello stesso periodo dell’anno precedente, sarebbe la prima volta in sei anni.

Kellner così descrive il clima psicologico che da un po’ serpeggia a Wall Street:

Quello che preoccupa i trader è che il mercato non ha ancora subito una correzione del 10% in tre anni. E la crescita dello scorso anno è stata la sesta consecutiva, nella serie più lunga dal 1999. La azioni sono cresciute ad una velocità simile nell’arco di sei anni solo due volte prima di questa: tra il 1993 e il 1999, e tra 1923 e il 1929. In entrambi i casi ne sono seguiti un mercato “orso” e una recessione.

E a volte basta poco per convincere chi attende con ansia qualche cosa che quella cosa ormai è arrivata. Che sia come dice Kellner, che si debba fare attenzione all’andamento dei profitti delle aziende Usa, che possa venire da lì il segnale che è tempo di uscire?

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