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Wall Street al top, umore investitori sotto i tacchi

Dobbiamo fidarci dei sondaggi settimanali sulla fiducia degli investitori americani? No, perché se ci basiamo sulle aspettative dei trader privati sulle prospettive del mercato azionario, dovremmo concludere che essi sono pesantemente investiti in borsa.

di Gaetano Evangelista 5 gen 2017 ore 10:56

Dobbiamo fidarci dei sondaggi settimanali sulla fiducia degli investitori americani? No, perché se ci basiamo sulle aspettative dei trader privati sulle prospettive del mercato azionario, dovremmo concludere che essi sono pesantemente investiti in borsa. Il che magari è in una certa misura anche vero, ragionando in termini di stock e non di flussi.
Ma se osserviamo l’andamento della raccolta netta dei fondi comuni azionari USA, otteniamo ben diversa impressione: malgrado Wall Street abbia migliorato i massimi storici non meno di una ventina di volte, lo scorso anno; la raccolta netta delle iniziative di investimento collettivo americana ha profondamente deluso.

andamento-della-raccolta-netta-dei-fondi-comuni-azionari-usa

wallstreet2_2Al netto delle sottoscrizioni, i fondi comuni azionari americani hanno eseguito richieste di riscatto in ben 19 degli ultimi 20 mesi. Wall Street ha conseguito una performance a doppia cifra nel 2016, ma gli investitori sono passati alla cassa, anziché investire denaro sul mercato azionario. Un comportamento schizofrenico, si direbbe.
Specie se rapportiamo questo dato alle masse amministrate. Il prossimo grafico fornisce un’ulteriore informazione: la raccolta netta cumulata a dodici mesi, rapportata al patrimonio netto medio annuale. Risulta che alla fine di novembre l’emorragia dai fondi comuni azionari USA ha superato il 3% delle masse in amministrazione.

la-raccolta-netta-cumulata-a-dodici-mesi

L’occhio attento avrà notato una circostanza significativa: prima d’ora, dal 2000 in poi, un simile deflusso è stato registrato soltanto in altre tre occasioni: a marzo 2003, a fine 2008 e ad aprile 2012.
Senza dubbio questo massiccio disimpegno è coinciso in passato con la fine dei bear market, non con la loro inaugurazione. L’aspetto sconcertante è che, a differenza delle citate esperienze pregresse, negli ultimi due anni non c’è stato affatto un mercato Orso!
Questo conferma il profondo scollamento fra la percezione dell’investitore medio, e la realtà del mercato. In ottica contrarian, l’esperienza passata suggerirebbe la concreta probabilità che il bull market si migliori ulteriormente.

 

A cura di Gaetano Evangelista (www.ageitalia.net e www.smartTrading.it)

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