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Valore nelle valute: quali?

Recce’d vi segnala le crescenti tensioni sui cambi tra le maggiori valute, che potrebbero portare a breve ad una impennata di volatilità

di Valter Buffo 27 set 2016 ore 09:12

Commento giornaliero di www.recce-d.com

Come abbiamo già scritto ieri, le nostre analisi ci portano a concludere che un aumento improvviso della volatilità dei cambi tra le maggiori valute è molto probabile (anche se nulla è certo) nelle prossime settimane: e vi abbiamo raccontato (e lo facciamo ancora, con il primo dei due grafici in basso) che la volatilità dei cambi è già molto aumentata in settembre, e torna verso i livelli del 2011. Pochi ci avranno fatto caso, visto che i livelli poi restano sempre i medesimi, ma è la volatilità intra-day a mandare forti segnali. Segnali che ci dicono che gli operatori in cambi sono sempre più nervosi, con quella battaglia di “quota 100” dello yen contro dollaro USA che non trova una soluzione, nonostante Kuroda e le sue dichiarazioni a raffica. Proprio Kuroda, la settimana scorsa, ha peggiorato (da questo punto di vista) la situazione: la mossa della BoJ sui rendimenti dei Titoli di Stato giapponesi (JGB) serve a schiacciare la volatilità degli stessi Titoli di Stato, ma allo spesso tempo sposa la pressione, che non può scomparire, da qualche altra parte. Nel secondo grafico che vi presentiamo, vedete che la volatilità nel comparto del JGBs ha subito un crollo: ma nelle medesime sedute di mercato, lo yen è tornato a sfiorare quota 100, come dicevamo. Il punto è questo: che nel vertice di Shanghai si inizio 2016 tutti i grandi Paesi si trovarono d’accordo nel dire che la svalutazione competitiva non serve: ed anzi è pericolosa, perché “se tutti svalutano, nessuno svaluta”. Al tempo stesso però, chi potrebbe oggi accettare una rivalutazione del cambio? Di certo non il Giappone, che è in perenne recessione e deflazione, e di certo no la Eurozona e la BCE: forse gli Stati Uniti? La politica della Federal Reserve, molto cauta negli aumenti dei tassi ufficiali, dice al mercato che un rafforzamento del dollaro non è visto di buon occhio.
 
It’s been a year of ups and downs for the dollar on mixed signals from policy makers amid prospects for Fed monetary tightening. The central bank scaled back its outlook for interest-rate increases this week, further dimming the outlook for the greenback, which has declined almost 4 percent this year. And with the U.S. presidential election only about six weeks away, investors are speculating about what the outcome will mean for the currency market.The Bloomberg Dollar Spot Index, which tracks the currency against 10 major peers, dropped 0.6 percent this week as traders digested the Fed announcement and the Bank of Japan’s move to a more flexible approach to expanding stimulus. The greenback fell 1.2 percent to 101.02 yen, and weakened 0.6 percent to $1.1226 per euro.
 

Tutto questo dove ci lascia? La situazione è una sorta “mexican standoff”, senza vie di uscita: e quindi dovrà esserci una rottura, un salto di continuità. In che direzione? Non si può fare altro che aspettare e vedere.
 
CONCLUSIONE   Recce’d vi segnala le crescenti tensioni sui cambi tra le maggiori valute, che potrebbero portare a breve ad una impennata di volatilità

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Nel daily dedicato ai Clienti, The Morning Brief, di oggi 27 settembre 2016, abbiamo trattato i seguenti temi:

  • Deutsche come Lehman? Ma perché allora nessuno stavolta ha paura? Un vero problema? Solo per quelli che hanno ancora obbligazioni delle banche nei portafogli
  • Deutsche come Lehman? Ma perché Drgahi allora si occupa del “numero eccessivo di banche”?
  • Deutsche come Lehman? Forse, ma la politica di portafoglio di Recce’d non cambia
  • SEZIONE L'OPERATIVITA'  i temi da qui a fine anno: che cosa è il “career risk” e perché può spostare i flussi di investimento
  • SEZIONE L'ANALISI   cosa è la “Elephant chart” e perché tutto il Mondo (Italia esclusa) se ne occupa?

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