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Valore e crescita: una sorpresa dal confronto nel lungo termine

Le cose sono cambiate rispetto ai decenni che hanno preceduto la Grande Crisi Finanziaria, e questo obbliga sia noi sia voi a rivedere il nostro modo di ragionare

di Valter Buffo 11 mag 2020 ore 09:31

Commento di recce-d.com


analisi-tecnica-ftsemibAbbiamo concluso, sette giorni fa, il nostro contributo, scrivendo che dal comportamento di queste due categorie di titoli azionari (value e growth) (I bei tempi che non ritornano per i titoli value), comprendiamo subito che nel funzionamento mercato di borsa (negli Stati Uniti, ma vedremmo lo stesso anche in Europa) le cose sono cambiate rispetto ai decenni che hanno preceduto la Grande Crisi Finanziaria, e questo obbliga sia noi sia voi a rivedere il nostro modo di ragionare, di analizzare i mercati, e di reagire anche alle crisi finanziarie, come quella in atto. La settimana prossima, allargando il nostro orizzonte temporale, vedremo di capirne ancora qualche cosa di più, e magari di ricavarne anche qualche indicazione pratica sul da farsi. Ed eccoci qui ad analizzare per voi proprio il medio e lungo termine, sempre tenendo a mente che lo spunto iniziale è di grandissima attualità, sui mercati finanziari, come è facilmente verificabile, ad esempio leggendo qui sotto il testo dell’immagine che abbiamo tratto da Twitter.

 

 

Può essere utile, anche allo scopo di orientare nel concreto le vostre scelte di investimento, collocare questa enorme divergenza, che si riscontra oggi sui mercati dopo il panico da COVID-19, in una prospettiva di maggiore ampiezza, e per fare questo lavoro Recce’d ha scelto per voi due grafici, che commenteremo di seguito.

 

titoli-value-titoli-growth-dopo-grande-crisi-finanziaria

Fonte: FRED

 

Nel primo di questi due grafici (fonte FRED) potete vedere quello che è successo ai due gruppi di azioni negli anni successivi a quella che fu chiamata Grande Crisi Finanziaria (2007-2009): come vedete seguendo il grafico, la distanza tra le due linee è praticamente nulla, nel momento culminante di quella crisi (fine 2008), ma va poi ampliandosi, senza interruzioni, nel decennio successivo. La linea di colore blu vi dice che rispetto al 2007 il valore dei titoli “value” alla Borsa di New York è cresciuto, in media, del 40% (in 13 anni), mentre il valore dei titoli “growth”, quelli più costosi, quelli con le valutazioni più elevate, quelli che puntano tutto sulla crescita futura degli utili, in 13 anni è aumentato del 100%. Una differenza, come vedete, enorme. Ma il vero dato clamoroso, in questo grafico, sta nella parte in alto a destra: perché la teoria sottostante ci dice (ci diceva) che è normale una migliore performance dei titoli 2° crescita” negli anni in cui tutto va bene, ma poi, quando arrivano le difficoltà, allora ci sarà la rivincita dei titoli “di valore”, che costano poco nel senso che sono valutati in modo più prudente rispetto ai risultati attesi. Come già sottolineato, c’è una conferma più generale, in questi dati, del fatto che in questo momento in Borsa qualche cosa di profondo sta cambiando. Non è possibile dire, ad oggi, se si tratta di cambiamenti che partono dalla psicologia degli investitori, oppure di cambiamenti nei metodi di valutazione, e quindi di definizione dei due gruppi, oppure ancora se stanno proprio cambiando le caratteristiche delle Società delle quali le azoni sono quotate e il mercato ne prende semplicemente atto. Per noi investitori, ciò che conta è una cosa soltanto: chi avesse seguito le indicazioni di chi diceva di comperare “value” durante una crisi finanziaria, fino ad oggi ha fatto la scelta sbagliata. Per completare il lavoro di oggi, però è necessario allargare ancora lo sguardo: e noi lo facciamo con il terzo ed ultimo grafico di oggi, che vedete sotto (fonte: Financial Times). 

 

titoli-value-e-growth-dal-1970

Fonte: Financial Times

Il grafico ci riserva una sorpresa: infatti, se facciamo partire le due serie, relativa ai prezzi dei titoli “value” e dei titoli “growth, da molto più indietro (in questo caso dal 1970) i risultati cambiano in modo drammatico. La linea che sale di più, in questo caso, NON è quella dei titoli “growth” che è di colore blu, bensì è quella rossa dei titoli azionari “value” le cui valutazioni sono più contenute, dei titoli azionari più “a buon mercato. Il grafico a noi fornisce due conferme ben precise. Ci conferma che la teoria che stava alla base della definizione stessa delle due categorie di titoli azionari aveva un fondamento nei dati statistici, e quindi nel comportamento passato di queste due categorie di titoli; e ci conferma allo stesso tempo che qualcosa, di molto importante, sta cambiando in borsa, e sotto i nostri occhi. La settimana prossima noi ripartiremo proprio dai segnali che dal mercato sono arrivati nelle ultime settimana, segnali che sono riassunti nel brano che segue:

 

The speed of this year’s financial crash and equity market recovery will take a well-earned place in the record books. So it is little surprise that many investors question the divergence between appalling economic figures arriving daily, and a bounce of one-quarter in global equities from their nadir in March. One telling aspect of the rebound in stocks has been the leadership of quality companies, with high-growth US tech titans setting the pace. On Thursday the tech-heavy Nasdaq erased its losses for the year, well ahead of other US and global benchmarks that contain many more companies enduring harsher headwinds from the biggest economic shock since the 1930s. Such equity market leadership is hardly an endorsement that the worst is behind us. There is a clear preference for companies with business models and strong balance sheets that are expected to survive the current economic storm. But such companies now have expensive price tags, when judged by traditional metrics such as their multiple of market value to book value, suggesting that the scope for further gains is limited. In contrast, buying companies when they are trading relatively cheaply is a cornerstone of long-term investing — and there are abundant examples of such “value” stocks across the energy, materials, industrials and financials sectors, particularly across emerging-market economies, Europe and the UK.

 

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