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Valore e crescita nel presente dei fondi comuni

Per nove settimane abbiamo informato il lettore sulla crescente divergenza negli andamenti di queste due categorie di titoli azionari: “value” e “growth”

di Valter Buffo 2 giu 2020 ore 09:19

Commento di recce-d.com

analisi-tecnica-ftsemibPer nove settimane, il nostro contributo settimanale è stato dedicato al tema dei titoli azionari “value” e dei titoli azionari “growth”: abbiamo informato il lettore sulla crescente divergenza negli andamenti di queste due categorie di titoli azionari, l'abbiamo documentata con dati e grafici, ed abbiamo riportato qualificate opinioni di noti analisti finanziari in merito alle ragioni di questa anomalia, che si è fatta più evidente proprio nel 2020 e proprio a causa della incombente recessione dell’economia globale.

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Un tema della massima attualità, dunque (come testimonia ad esempio il grafico di Goldman Sachs che avete appena esaminato qua sopra), un tema che per noi non è stato possibile analizzare in ogni aspetto ed in ogni dettaglio in soli nove sintetici articoli: siamo certi però di avere fornito al lettore un ampio set di informazioni selezionate, ed una grande serie di spunti, sia per gli investitori dediti al trading sia per quelli che agiscono avendo come riferimento l’intero portafoglio titoli e quindi seguendo una strategia di investimento. Da oggi, con il nostro decimo contributo sul tema, noi proveremo ad allargare lo sguardo: convinti come siamo che questo tema contenga indicazioni ed insegnamenti utili non soltanto per quegli investitori che nella costruzione delle loro operazioni guardano a “valore” e “crescita” come a criteri operativi di scelta, bensì a tutti gli investitori che investono in azioni, specie a attraverso i fondi comuni di investimento, e persino a tutti gli investitori sui mercati finanziari. Il nostro passaggio ad un tema più ampio ci consentirà anche, successivamente, di guardare allo specifico della realtà del risparmio gestito in Italia. Il nostro spunto inziiale di oggi saranno le parole di uno dei più noti gestori di fondi comuni, Cliff Asness, fondatore di AQR, il quale da sempre fa esplicito riferimento ai modelli sulla base dei quali sono state definite le due categorie in questione, “value” e “growth”.

The number crunchers at the Greenwich, Conn., global investment management firm AQR aren’t so sure. They suspect value remains a viable investment strategy, although they think investors need to calculate “value” in more sophisticated ways in the way. “We think the medium-term odds are now, rather dramatically, on the side of value,” writes AQR honcho Cliff Asness in a blog post. “It has certainly been excruciating getting here, but here we are, and it’s never looked cheaper looking forward.” Value’s recent woes are nothing new, writes David Blitz, the head of Quantitative Research at money manager Robeco. For value investors the decade just past looks much like the 1990s—another “lost decade” when they were desperately out of fashion. That was followed by a period when the market swung away from growth and back to value.

Il brano che avete appena letto riporta dichiarazioni molto precise sia di Asness sia del suo omologo in Robeco Blitz: entrambi affermano che i prossimi anni saranno molto favorevoli ai titoli azionari di tipo “value” e che le prospettive di guadagno sono elevate sia in termini assoluto sia in termini relativi, rispetto al settore “growth”. A noi sembra importante fare osservare a chi ci legge che qui si profila una situazione che potrebbe essere etichettata come “conflitto di interesse”: le due opinioni, infatti, seppure autorevoli vengono espresse da soggetti che vendono al pubblico “prodotti finanziari” la cui natura obbliga il gestore ad investire proprio sui titoli “value”. Più in generale, le due autorevoli figure del settore dei fondi comuni non possono fare altro che difendere la validità delle teorie e dei modelli che hanno portato alla deficizione delle due categorie perché in caso contrario sarebbero costretti a chiudere la loro bottega ed inventarsi qualche nuovo profilo per i loro “prodotti finanziari”. Sebbene intuitiva, la rilevanza di questa situazione per i lettori merita un approfondimento, che faremo la settimana prossima. Oggi, per ragioni di spazio, facciamo invece un passo indietro e torniamo a proporre ai lettori un grafico che mette a confronto le performances delle sue categorie di titoli azionari, tanto per ricordare a tutti di che cosa si sta parlando qui da nove settimane. Il testo che segue vi pone una serie di domande interessanti.

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The chart above is drawn from data published by MSCI, the market information company. It compares the total returns of the U.S. “value” and “growth” indexes during various periods since it began calculating them at the end of 1974. The returns are in so-called “real” terms, meaning they’ve been adjusted to take account of general price inflation. Maybe this is data mining, but it looks there have been four clear regimes or periods over that time. For 14 years value beat growth into a cocked hat. For the next 11 years it was growth’s turn. During the dismal years on the U.S. market from 2000 to 2006, value stocks eked out a small profit, while growth stocks lost nearly half their real value. And since the end of 2006, growth stocks have boomed again. What causes these changes? Nobody really knows. Fashion? Changing macroeconomic environments? Interest rates? New technology? Sunspots?.

 

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