NAVIGA IL SITO

Valore e crescita ci segnalano un trend strutturale?

In realtà la divergenza tra le due categorie di titoli azionari (value e growth) potrebbe crescere, e non diminuire, per effetto della pandemia

di Valter Buffo 26 mag 2020 ore 11:00

Commento di recce-d.com


trading-graficoAbbiamo osservato, sette giorni fa, nel nostro contributo Il futuro del fattore valore sta nel destino dell’economia, che proprio la serie di iniziative adottate recentemente dalla FED, allo scopo di contrastare la recessione e sostenere le attività economiche a fronte della pandemia, viene in qualche caso indicata come un elemento che potrebbe sfavorire una ripresa dei titoli della categoria “value”. Fatto che poi veniva illustrato dai dati raccolti nel grafico che oggi riproponiamo alla vostra attenzione. In questo modo, Recce’d intende ampliare il proprio discorso, avviato ben nove settimana fa: il discorso procede dal suo punto di partenza (l’anomalia, ed anzi la serie di anomalie, registrate in Borsa negli ultimi anni e anche in questo 2020) e sviluppa in primo luogo il tema dei titoli azionari della categoria “value” e dei titoli azionari della categoria “growth”: nei primo otto contributi di questa serie, abbiamo documentato e commento la divergenza crescente tra gli andamenti delle due categorie, con particolare riferimento alla Borsa di New York: ripetiamo però anche oggi che un identica divergenza è stata registrata in tutte le altre maggiori piazze borsistiche dei Paesi Sviluppati. Dalla settimana scorsa, abbiamo inteso ampliare questo argomento, mostrando ai lettori le connessioni, in qualche caso davvero molto significative, fra il nostro tema di partenza ed altri temi, anche ma non soltanto borsistici. Ad esempio, abbiamo raccontato che proprio la divergenza tra “value” e growth potrebbe mettere in luce una diversa reazione delle Borse alle mosse espansive delle banche centrali. 

fed-may-delay-transition-to-value-leadership

Ma non finisce di certo qui: il discorso sui allarga ancora, ed anzi vi anticipiamo che non è questo il tema più importante per voi lettori e per tutti gli investitori. Ben più importante è il tema di cui potete leggere sotto nel brano scelto per voi, dove si dice che la divergenza tra le due categorie di titoli azionari potrebbe indicare, a noi investitori.

A push towards domestic national champions may boost some industries, but ultimately such an approach likely entails higher costs and weaker profitability. That is hardly good news for consumers and longer-term investors. Others argue that the prospect of a sustained rebalancing from growth stocks to value stocks appears slim because the pandemic will not change deep structural trends that have emerged over the past decade. If anything, the pandemic has accentuated these trends, rewarding tech companies in particular. The global equity team at asset manager Invesco expects little respite, arguing that a premium will continue to attach to groundbreaking industries such as technology or biotechnology. “It’s easier to make money in a growing industry than in a declining one,” the analysts write.

Che cosa si dice in questo brano? Che in realtà la divergenza tra le due categorie di titoli azionari potrebbe crescere, e non diminuire, per effetto della pandemia, e questo a causa del fatto che la pandemia rafforzerebbe trend strutturali che erano già in atto da diversi anni (ed in particolare il trend favorevole per i titoli azionari del settore Tech). Ecco quindi che, se prendiamo per buone queste affermazioni, da qui si ricava una indicazione operativa molto forte, ed addirittura opposta a quella di Morgan Stanley (Kolanovic) della quale avete letto nei nostri contributi del mese di febbraio. Da qui, da queste considerazioni, si ricava una possibile spiegazione per il fenomeno di Borsa che abbiamo già messo in evidenza e che vedete in basso ulteriormente dettagliato nel grafico di Goldman Sachs. Come vedete appunto nel grafico, il cosiddetto “premio” a favore dei titoli “value è ulteriormente aumentato nel 2020, come si ricava dal fatto che il pallino di colore nero (indicato dalla freccia rossa) si trova al di sotto della sua media dal 1990 (il trattino di colore nero) per le azioni che fanno parte del 25% che ha le valutazioni più convenienti per l’investitore, intese come rapporto tra utili e prezzo. Al contrario, le azioni che si trovano nel 20% che è valutato in modo meno conveniente per chi investe (sempre come rapporto prezzo/utile), e quindi i titoli azionari “più cari”, oggi sono e di molto su livelli di valutazione ancora più elevati, rispetto alla media dal 1990.

 

premio-a-favore-dei-titoli-value

 

Al contrario, le azioni che si trovano nel 20% che è valutato in modo meno conveniente per chi investe (sempre come rapporto prezzo/utile), e quindi i titoli azionari “più cari”, oggi sono e di molto su livelli di valutazione ancora più elevati, rispetto alla media dal 1990. In Recce’d giudichiamo questi dati di grande rilievo e non soltanto per chi investe sulla Borsa di New York. Anche chi investe di preferenza sulla Borsa di Milano, e segue quindi le vicende di IntesaSanpaolo ed UBI Banca, di Atlantia e di ENI, di Telecom Italia TIM e di FCA, farebbe un grave errore a ignorare queste tendenze internazionali: tutti infatti sanno che la grande parte dei flussi sulla Borsa di Milano oggi deriva dalle scelte di acquisto e di vendita dei fondi comuni di investimento, i cui gestori ragionano appunto sulla base dei temi di maggiore impatto a livello internazionale, e non certo sulla base dei quotidiani pettegolezzi in merito agli assetti societari ed ai rapporti con la politica di Roma che sono tanto cari a chi, ancora oggi, ragiona di Borsa come si faceva nei cosiddetti “mitici anni Ottanta”, anni che ormai sono distanti non soltanto nel tempo ma soprattutto nelle pratiche di chi opera in Borsa. Per questo, noi suggeriamo al lettore di modificare il proprio modo di guardare alle borse, inclusa la Borsa di Milano, di mettere da parte commenti, voci e indiscrezioni sulle minuzie, e di concentrare la propria attenzione, e quindi le proprie valutazioni, su fattori come quelli citati nei nostri contributi. Alcuni di questi fattori vengono ripresi oggi anche nel brano scelto per voi che chiude il nostro articolo.

The collapse in broader profits yet to come, along with rising corporate defaults, suggests a rocky road awaits investors before they can make profit from a significant rotation in stocks towards cheaper and economically sensitive companies. Even then, such a shift may prove tough to sustain. That means that investors may choose to remain on the sidelines for now. “The recession still looks like a U, not a V,” says David Kelly, chief global strategist at JPMorgan Funds. As a result, “investors should first make sure their portfolios are positioned to weather a very difficult year ahead before betting too heavily on the strength of an eventual rebound.”

 

recced-logo_1

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà
Tutte le ultime su: recced
Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.