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Uomini contro macchine: il momento di sorridere

Il tema del confronto value vs growth si è così diffuso da diventare addirittura oggetto di battute, di scherzi e di meme sui social. Ne abbiamo selezionato qualcuno

di Valter Buffo 25 ago 2020 ore 11:43

Commento di recce-d.com


analisi-tecnica-tempoPer SoldiOnline.it Recce’d ha sviluppato, nel 2020, il tema delle strategie sistematiche, e dei modelli quantitativi alla base degli algoritmi, partendo dallo spunto dei titoli di Borsa “value” e “growth”.

Neppure noi di Recce’d - ad inizio 2020 - avremmo immaginato che proprio questo tema sarebbe diventato centrale, e non soltanto per le borse USA, nel corso dell’anno. Ogni giorno chi segue le pubblicazioni delle banche di investimento, le TV specializzate, la stampa specializzata e i social media si imbatte in un nuovo commento, in una nuova analisi dei dati, in un nuovo spunto: tutto quanto però ci riporta sempre alla medesima conclusione, ovvero che questa storica relazione statistica, sulla base della quale sono state avviate iniziative commerciali nel mondo ed in Italia, e sulla base della quale lavorano a tutto oggi numerosi algoritmi che gestiscono i soldi dei clienti, non funziona più.

Il fatto, da noi documentato settimana dopo settimana, con dati e grafici, è di tale evidenza che da qualche tempo è diventato anche oggetto di battute, di scherzi e di meme, ed è proprio su questo aspetto che si concentra il nostro contributo di fine agosto.

Di seguito ne abbiamo selezionato qualcuno di quelli che si trovano in rete.

 

meme-value-growth-1

 

In un mese di agosto nel quale l’attualità è stata dominata dal succedersi di eventi sportivi, dopo i rinvii dovuti all’epidemia, c’è chi ha adattato il risultato di una partita di calcio (lo vedete nell’immagine qui sopra, che circola via Telegram, tra operatori di mercato, e non ne conosciamo il sagace creatore) alla vicenda dei titoli azionari “growth” ed i titoli azionari “value”. Il risultato è evidente.

In modo più sottile, c’è poi chi ha utilizzato le solite torte colorate, che tutti voi lettori conoscete anche troppo bene, per esporre i risultati di un immaginario sondaggio protagonista di un meme già famoso. Lo vedete sotto nell’immagine, che espone le risposte alla domanda seguente: “pensate che le azioni “value” recupereranno rispetto ai titoli “growth”? Le risposte sono due: “No”, in blu, e poi c’è l’altra risposta: “No, ma in giallo”.

 

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Ci auguriamo che i lettori di SoldiOnline.it apprezzino un pizzico di humor: ma anche se non lo apprezzano, queste immagini possono però essere utili, in quanto restituiscono un clima nel quale un fatto clamoroso “la divergenza tra gli andamento di queste due categorie di titoli azionari” si è progressivamente trasfromato in un fatto di costume e di cultiura generale.

Tornando per un momento più seri, ci sembra opportuno ricordare che su questo tema (value vs growth) c’è chi ha costruito la propria carriera e la propria fama, da Warren Buffett a Joel Greenblatt. Il mercato in questi ultimi anni li ha messi in difficoltà, e nel caso di Joel Greenbaltt si può affremare, come ad esempio è stato scritto dal Financial Times di recente, che è stato “messo con le spalle al muro”.

Mr Greenblatt compares value investing to carefully examining the merits of a house purchase by looking at the foundation, construction quality, rental yields, potential improvements and price comparisons on the street, neighbourhood or other cities. “You’d look funny at people who just bought the houses that have gone up the most in price,” he points out. “All investing is value investing, the rest is speculation.” However, the faith of many disciples has been sorely tested over the past decade. What constitutes a value stock can be defined in myriad ways, but by almost any measure the approach has suffered an awful stretch of performance since the 2008 financial crisis. Many proponents had predicted value investing would regain its lustre once a new bear market beckoned and inevitably hammered the glamorous but pricey technology stocks that dominated the post-2008 bull run. This would make dowdier, cheaper companies more attractive, value investors hoped.  Instead, value stocks have been pummelled even more than the broader market in the coronavirus-triggered sell-off, agonising supporters of the investment strategy. “One more big down leg and I’m dousing my internal organs in Lysol,” Clifford Asness, a hedge fund manager, said in April. Value investing has gone through several bouts of existential angst over the past century, and always comes back strongly. But its poor performance during the coronavirus crisis has only added to the crisis of confidence.

Le difficoltà del “growth vs value” sono utili anche per investitori che non investono sulla Borsa di New York, oppure che non investono sui singoli titoli azionari, oppure che proprio non investono in azioni. Può essere utile per riflettere sulla validità, e la robustezza, di qualsiasi strategia che sia affidata a regolarità statistiche emerse dall’analisi del passato, ed a ordini eseguiti in automatico da algoritmi.

Nel nuovo millennio, il mercato è cambiato in profondità, è cambiato nelle sue componenti strutturali, ed è significativo il fatto che la cosa è stata compresa prima dagli umanissimi clienti di Robinhood, i cosiddetti investitori retail, che dai sofisticati strumenti matematici e statistici sui quali sono basati gli algoritmi ed i robo-advisors.

Torneremo su questo tema, ed anche sul personaggio di Joel Greenblatt, anche nelle prossime settimane: il nostro intervento di oggi si chiude con il medesimo tono, sorridente, con il quale abbiamo aperto oggi: nell’immagine sotto (dal profilo Twitter RenMac: Renaissance Macro Research) vedete le tre diverse risposte fornite alla domanda “dove ti fa male?”. Le tre risposte sono quelle di chi ha mal di testa, di chi ha mal di stomaco, e di chi investe seguendo il criterio “value”, come appunto Joel Greenblatt.

 

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