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Uomini contro macchine: fine dell’asset allocation

L’ondata di critiche al portafoglio bilanciato tradizionale, che gli anglosassoni chiamano 60/40, è diffusa, in tutto il mondo, come già detto, ed è crescente

di Valter Buffo 7 lug 2020 ore 09:25

Commento di recce-d.com


mercati-azionari_2Recce’d nei primi tredici contributi di questa nuova serie ha inteso richiamare l’attenzione del pubblico dei lettori su un tema che oggi risulta essere (per più di una ragione) centrale nel mondo dell’asset management, del risparmio gestito, della gestione del portafoglio e persino del trading. Il tema è il seguente: è possibile sfruttando l’intelligenza artificiale applicare alla gestione del portafoglio titoli tecniche automatiche di composizione e di movimentazione? E’ positivo, produce risultati positivi, l’adottare tecniche automatiche di selezione ed affidarsi ad un algoritmo per gli ordini di vendita e di acquisto dei propri titoli? Si tratta soltanto di una moda, imposta dalle case di vendita dei “prodotti finanziari” e dalle reti dei promotori finanziari ed agenti di commercio vari? Oppure c’è di più? Siamo partiti, in febbraio, dal tema oggi di maggiore attualità, dal tema più presente nel dibattito tra gli operatori di mercato di tutto il mondo: perché la tradizionale distinzione tra titoli azionari “value” e titoli azionari “growth” oggi non funziona (ed anzi produce solo danni) come tecnica di gestione dei portafogli? Può una tecnica che ha prodotto anche più di un premio Nobel essere passata di moda? Può essere invecchiata? La dobbiamo mandare in soffitta? Da qui ai robo-advisors il passaggio è immediato: produce utili, oppure produce danno, affidare la gestione del proprio denaro ad un algoritmo oppure ad una serie di algoritmi? Le regole matematiche sulla base delle quali gli algoritmi medesimi sono stati scritti funzionano? Producono utili? Oppure producono perdite?

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Fonte: Slideteam

Ne abbiamo scritto anche sette giorni fa, e torneremo sul medesimo tema anche nel nostro blog, ampliandono ancora di più: ampliandolo perché alla base, alla radice, alle fondamenta di questo ragionamento sta una ed una sola domanda, alla quale tutti i “venditori di prodotti finanziari” tentano di sfuggire, ma dalla quale è sempre più difficile sfuggire, perché sta arrivando, e con sempre maggiore frequenza, sulle prime pagine della stampa specializzata, almeno di quella anglosassone. Il tema centrale è questo: il tradizionale portafoglio bilanciato, quello che esce dalla asset allocation, quello che porta alla costruzione di quelle “torte con spicchi di tutti i colori” che gli anglosassoni hanno etichettato come 60/40, e che tutte le reti di vendita italiane propongono al cliente, ha ancora senso? Funziona? Ha mai funzionato? E’ un criterio solido sulla base del quale ripartire il proprio portafoglio di investimenti? Lavora nell’interesse del cliente che investe oppure della rete? Dobbiamo continuare ad utilizzarlo? Sui mercati finanziari, quelli veri, nella realtà, le cose funzionano proprio nel modo che viene raccontato dai primi due grafici, puramente illustrativi, che accompagnano questo nostro lavoro?


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Fonte: Slideteam

L’ondata di critiche al portafoglio bilanciato tradizionale, che gli anglosassoni chiamano 60/40, è diffusa, in tutto il mondo, come già detto, ed è crescente, tanto da arrivare a coinvolgere persino che, come la banca globale JP Morgan, utilizza ogni giorno quel modello di asset allocation, quello delle torte a spicchi colorati, per piazzare i propri fondi comuni di investimento al pubblico dei risparmiatori. Noi vi lasciamo a leggere, in lingua originale, le parole della stessa JP Morgan (critiche anche verso il grafico della stessa JP Morgan che segue sotto), vi invitiamo a riflettere sulla asset allocation del vostro stesso portafoglio, e invitiamo invece i clienti dei robo-advisors a domandarsi: ma se neppure la versione base, quella più elementare, del portafoglio bilanciato può funzionare, ma come facciamo a credere che funzionino le sue derivate, le versioni più complicate, come Black Litterman (vedi nostro articolo di sette giorni fa) e le altre che voi avete adottato? Non è forse arrivato il momento di rimboccarsi le maniche, iniziare davvero a lavorare, e mettere a punto qualcosa di totalmente diverso?

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Fonte: JP Morgan

 

In a year where a classic 60/40 allocation has affirmed the success of this time-tested strategy, JP Morgan is joining the list of Wall Street banks that are calling for its demise in the coming years. Historically, financial advisers would tell their clients to keep 60% of their cash in stocks and the rest in highly rated bonds, with the idea that the portfolio would capture the dramatic long-term gains achieved by equities, while depending on the “safe” fixed-income assets like government bonds to rally during any short-term drawdowns in the stock market. Yet money managers and bank strategists have repeatedly questioned the ability of government bonds and mortgage-backed debt to act as ballast in a portfolio, with yields on such “safe" assets looking increasingly meager. “In the zero-yield world, which we think will be with us for years, bonds offer neither much return nor protection against equity falls,” said Jan Loeys and Shiny Kundu, strategists at JP Morgan, in a Tuesday note. “With yields so low, bonds can no longer do all the things they’ve been doing for investors during this secular declining interest rate environment over the last forty years,” said David Jilek, chief investment strategist at Gateway Investment Advisers. JP Morgan forecast annual returns for a 60/40 portfolio would average around 3.5% over the next decade. Their analysts instead advocated investors to tweak the make-up of their portfolio ballast away from government bonds or other safe assets, to what they dub “hybrid” assets like collateralized loan obligations, real estate investment trusts, commercial mortgage backed securities and even sub-investment-grade corporate debt, or junk-rated bonds, that offer additional yield but also hold up most of their value during stock-market drawdowns.

 

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