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Uomini contro macchine è come “valore” contro “crescita”

La fortissima recessione economica seguita alla pandemia COVID-19 non ha determinato il recupero dei titoli “value” che tutti si attendevano

di Valter Buffo 14 lug 2020 ore 12:18

Commento di recce-d.com


grafico-quotazioni-borsaPer il nostro quindicesimo contributo di questa serie, abbiamo deciso di ritornare al punto dal quale siamo partiti: dopo avere scritto per i lettori a proposito dei robo-advisors, degli algoritmi, e dei modellini di costruzione del portafoglio titoli sui quali questi algoritmi sono fondati e ai quali i robo advisors affidano i soldi dei loro clienti, oggi ritorniamo a quello che fu il nostro spunto iniziale, per vedere che cosa è successo nel frattempo. Abbiamo già documentato, in modo ampio e qualificato la rottura della tradizionale relazione tra titoli azionari "value" e titoli azionari "growth", la relazione sulla quale si basano sia i modelli matematico-statistici di Fama e French (e tutte le varie copie che sono seguite) sia numerosi dei prodotti finanziari che le reti di vendita di fondi comuni (private banking oppure wealth managers) sottopongono negli ultimi mesi ai loro clienti.

 

growth-vs-value

 

Questo tema non ha perso di interesse, nell’ultimo trimestre: al contrario. L’interesse è cresciuto, perché quella che a inizio 2020 era una grande anomalia oggi si è trasformata in una colossale anomalia, come vi documentiamo con il grafico qui sopra. Chi nella parte finale del 2019 è andato dietro alle indicazioni di numerose banche globali di investimento, dal nome altisonante oggi si trova in forte minusvalenza e in grande difficoltà su che cosa fare poi. La rottura della tradizionale relazione tra titoli azionari “value” e titoli azionari ”growth”, come abbiamo già detto, fa notizia in sé e fa notizia pure perché dimostra la fragilità dei modellini automatici di costruzione dei portafogli titoli, e quindi la debolezza delle proposte commerciali che suggeriscono al cliente di affidare in automatico ordini di acquisto e di vendita ad una macchina. La settimana scorsa, proprio di questa rottura storica ha scritto il Financial Times in un articolo con il titolo Return gap at 25-year high, articolo a cui si deve anche il grafico che segue.

 

value-vs-growth

 

Nel brano che segue, potete leggere un riassunto dei contenuti presentati dal Financial Times lo scorso 7 luglio:

The coronavirus pandemic has only deepened the performance gap between value and growth investing, which is now at the widest point in 25 years. Data cited from the wealth management firm Brewin Dolphin and Thomson Financial Datastream shows that value funds have returned 624% since 1995 compared to a 1,072% return from growth funds over the same period. The article notes that value investing is “more sensitive to a slowing economy” than growth investing, which relies on innovation and competitive advantage—i.e. the FAANG businesses that have “created new sources of demand among consumers and have seen their share prices explode as a result.” In contrast, it explains, value strategies invest in a company’s potential: “the shares should be undervalued but poised to harness change.” As to whether value is positioned for a comeback, the article concludes that many still believe in the strategy—with some analysts arguing that value stocks have become so cheap and undervalued that “it could be the opportunity to pick up shares before the investment style returns to favour.” It adds, however, that “others are skeptical, pointing to the widening performance gap.”

Ciò che viene evidenziato in questo brano è qualche cosa che i lettori più attenti e fedeli ricorderanno dei nostri precedenti contributi sul tema: la fortissima recessione economica seguita alla pandemia COVID-19 non ha determinato il recupero dei titoli “value” che tutti si attendevano: al contrario, la differenza di performance tra le due categorie di titoli azionari è aumentata (lo ritrovate in entrambi i grafici sopra), e questo ci dice che oggi la Borsa non funziona più come funzionava dieci, venti, trenta anni fa. Proprio questa è la ragione, documentata, dello scetticismo verso i modelli automatici di gestione dei portafogli, e quindi dei robot come gestori di portafoglio: non funzionano. Sono basati, come già abbiamo spiegato, su modellini di 30 oppure 40 anni fa, quando il Mondo era diverso ed il mercato era diversissimo. Da qui ripartiremo la settimana prossima, con un approfondimento che occuperà alcune settimane e che tratterà dei temi che trovate sotto nel brano che testimonia come tutti si siano ormai resi conto delle gravi difficoltà in cui versano i “profeti dell’algoritmo” di fronte alla realtà dei mercati finanziari (e non soltanto della Borsa), le cui caratteristiche da molti anni sono mutate in qualche cosa che non può e non potrà essere catturato da una serie di banali equazioni sorrette da parametri storici di rendimento e di volatilità.

The expected global recession brought on by the Covid-19 pandemic will prove a stern test for robo-advisers that have attained a healthy degree of popularity in recent years. Beginner investors using robo-advice platforms are likely have faced a sudden and severe downturn in their portfolios after several years of consistent, if shallow, growth. “World equity markets had a strong year in 2019 and investors who either started their investment journey or held their nerve to ride out the volatility of markets at the end of 2018, benefited from this performance,” says Neil Alexander, Nutmeg’s new CEO. The late-2018 volatility may begin to look like a picnic compared to what has already been witnessed in 2020 and is still likely to come. This was most recently brought home on March 20th when the Dow fell more than 500 points as the price of US crude slid to a record -$40.32 a barrel with lack of demand making it more costly to store oil than sell it. Such volatility may prove too hard to stomach for many beginners to investing who hold portfolios with robo-advice platforms.

 

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