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Un futuro ancora brillante per le azioni europee?

Martin Todd (Hermes Investment Management) ha riesaminato lo scenario per questa asset class. I presupposti sembrerebbero essere tutti a favore di questa tesi

di Redazione Soldionline 1 feb 2018 ore 11:09

Il comparto azionario europeo è reduce da un 2017 brillante. Diversi operatori del settore si domandano se questo trend possa essere confermato anche nell'esercizio in corso. 
Martin Todd, Co-gestore del fondo Hermes European Alpha di Hermes Investment Management, ha riesaminato lo scenario per questa asset class, chiedendosi se il futuro possa ancora brillante per la regione.
I presupposti sembrerebbero essere tutti a favore di questa tesi, come indicato nell'analisi seguente.

All'inizio del 2017, l'Europa si trovava in un contesto di incertezza politica. Molti temevano le minacce elettorali anti-establishment con diversi tra i principali paesi alle prese con impegnative elezioni (Regno Unito, Germania, Paesi Bassi e Francia).
 
investimenti_2Allo stesso tempo, nel nostro report «Perché le azioni europee?» ci dichiaravamo a favore di questa asset class. Questa posizione poggiava su una premessa fondamentale, e cioè che il mercato offriva opportunità interessanti nonostante il sentiment negativo avesse offuscato le view sulla regione. Avevamo inoltre sottolineato il fatto che le società non sono l’economia né la politica di alcuna nazione.

Come già detto nel febbraio 2017:

“Un sentiment negativo offre grandi opportunità per gli stock picker come Hermes. Mentre il mercato si concentra sui problemi economici e politici, gli altri investitori avranno maggiori opportunità di selezionare società dinamiche, innovative e in crescita”.

In effetti, l’enfasi posta dagli investitori sull’incertezza politica ed economica in Europa ha trascurato i solidi progressi delle aziende e ha creato una chiara anomalia nelle valutazioni. Dopo un anno di grande crescita in Europa, riteniamo che sia giunto il momento di rivedere alcuni dei punti chiave che avevamo sollevato un anno fa:

  1. Crescita economica: Oggi è difficile sovrastimare la forza dell’economia europea, visto che i dati macroeconomici continuano a sorprendere al rialzo. L’anno scorso la fiducia nell’area euro ha toccato i massimi dell’ultimo decennio, gli indici PMI manifatturieri sono solidi e la crescita del PIL è robusta, con un dato sopra il 2%. A dicembre la BCE ha migliorato le previsioni di crescita per la regione, stimando una crescita del 2,3% (rispetto all’1,8% di settembre) e dell’1,9% per il 2019 (rispetto all’1,7% di settembre)[1]. Inoltre, il consiglio direttivo della BCE ha dichiarato che l’area euro è ora entrata in un “territorio espansionistico”[2]. Contemporaneamente i dati della Commissione Europea hanno mostrato che l’indicatore del sentiment economico ha toccato 116 punti in dicembre, segnando il massimo picco degli ultimi 17 anni. La crescita economica dovrebbe rimanere sostenuta. Nonostante la disoccupazione nella zona euro sia scesa dell’1,1% nel corso dell’ultimo anno, essa rimane ancora all’8,7%, con un certo agio prima della ripartenza delle pressioni inflazionistiche[3].
  2. Miglioramento della fiducia: gli incoraggianti dati macroeconomici hanno riacceso la fiducia sulle imprese. Un esempio di questo miglioramento è l’IPO di Allied Irish Bank (AIB) nel giugno dello scorso anno. AIB, banca di una nazione europea periferica, salvata dal governo irlandese durante la crisi finanziaria globale, oggi è di nuovo quotata e viene scambiata a un premio sul valore contabile. Inoltre, le imprese sono indubbiamente più costruttive in termini di prospettive, soprattutto nei settori ciclici. La crescita globale sincronizzata sta sostenendo la domanda, l’inflazione rimane contenuta, le condizioni di finanziamento sono favorevoli, il che fornisce alle imprese la fiducia necessaria per investire. Ciò si traduce in utili, dove nel 2017 le imprese europee hanno spezzato la decennale tendenza al ribasso, generando una crescita di circa il 13%. Nonostante l’euro più forte (il solo ostacolo rispetto alla nostra tesi originale), nel 2018 prevediamo ancora una crescita degli utili del 9-10%, largamente diffusa in tutti i settori e paesi.
  3. I rischi politici continuano a essere enfatizzati: l’anno scorso le sfide più dure per l’ordine politico dell’Europa non sono riuscite a scoraggiare lo slancio economico e salariale nella regione.  Gli investitori temevano soprattutto l'esito delle elezioni francesi. Emmanuel Macron ha demolito il vecchio sistema bipartitico in Francia, ma la sua vittoria nella gara presidenziale è stata comunque un evidente ottimo risultato. In un contesto di crescita stagnante, la sua propensione alle riforme è incoraggiante. Inoltre, gli shock politici del 2016 - il voto a favore della Brexit e l’elezione di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti - non hanno avuto gli effetti deleteri che quasi tutti prevedevano. Le imminenti elezioni italiane che si terranno a marzo domineranno i titoli dei giornali e l’intransigenza sarà probabilmente il tema principale delle trattative in corso sul processo della Brexit. Gli investitori iniziano tuttavia a riconoscere che gli eventi politici non incidono strutturalmente sulla salute dell’economia o dei mercati.
  4.  Politica delle banche centrali: nel commento del 2017, avevamo notato che molte società europee hanno beneficiato della politica delle banche centrali. In ottobre, la BCE ha prorogato il suo programma di quantitative easing (QE) almeno fino a settembre di quest' anno. Tuttavia, la BCE non prevede aumenti di lieve entità dei tassi fino alla metà del 2019. Pertanto, le condizioni "Goldilocks" rimangono invariate.
  5. Valutazioni interessanti: è possibile che il sentiment verso l’Europa stia cominciando a migliorare, ma soprattutto le valutazioni rimangono ragionevoli con un P/E stimato di 15,5x e un dividend yield del 3,3% per il 2018. Riteniamo che l’Europa sia ancora in una fase iniziale del ciclo, con uno slancio degli utili non ancora al suo massimo.

L’Outlook è ancora brillante

Nonostante il permanere di sfide in Europa, la svolta è sorprendente. In Hermes, crediamo che il miglioramento economico abbia ancora molto spazio di crescita. Finché gli investitori continueranno a cavillare sulle elezioni europee o sui dati macroeconomici, vediamo buone opportunità. Del resto, tutti sanno che è prudente vendere in un clima di euforia. E ci vorrà ancora molto tempo prima di arrivarci in Europa.

 

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