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UniCredit, i pro e i contro di un'integrazione con Commerzbank

Sullo scacchiere tedesco potrebbe giocarsi un’importante partita nell’ambito del consolidamento del settore bancario europeo, con scenari differenti a seconda dell’esito finale delle possibili trattative tra i tre istituti

di Redazione Soldionline 4 apr 2019 ore 11:57

Nella partita in corso tra Commerzbank e Deutsche Bank potrebbe inserirsi a sorpresa un terzo incomodo: si tratta di UniCredit.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, infatti, l’istituto guidato da Jean-Pierre Mustier potrebbe presentare un’offerta per Commerzbank, nel caso in cui non dovessero concretizzarsi le trattative tra lo stesso colosso tedesco e Deutsche Bank.
Sullo scacchiere tedesco, quindi, potrebbe giocarsi un’importante partita nell’ambito del consolidamento del settore bancario europeo, con scenari differenti a seconda dell’esito finale delle possibili trattative tra i tre istituti.

 

A questo proposito Steve Hussey (Senior Vice President e Head of Financial Institutions Credit Research di AllianceBernstein) analizza brevemente quali sono le differenti finalità di un accordo tutto tedesco (Commerzbank-DB) o di una combo tra Commerzbank e UniCredit.

 

torre_unicredit“In uno scenario contraddistinto da bassi tassi di interesse e bassa crescita, dove i ricavi sono sotto pressione e gli investimenti (costi) specialmente nell’IT sono elevati, la redditività delle banche è destinata a rimanere limitata. Una possibile soluzione per gli istituti di credito è di aumentare le proprie dimensioni, tramite operazioni M&A, e quindi, teoricamente, spalmare i costi. Tuttavia, l’essere in grado di sfruttare queste sinergie è cosa rara se si guarda all’esperienza M&A del settore bancario, su cui gravano debolezze strutturali (come il sistema a tre pilastri tedesco), pressioni politiche e sindacali che si oppongono al taglio di personale, il veloce sviluppo tecnologico e l’ascesa di player più agili attivi nel fintech.

Il grande problema che si pone all’unione tra Deutsche Bank e CommerzBank è la loro capacità di imporsi sulle unioni sindacali e ridurre personale e filiali, cosa necessaria dato l’accavallamento delle due banche nel territorio domestico. La ragione d’essere di un possibile accordo sono proprio queste potenziali sinergie di costo (anche al netto dei costi di ristrutturazione) e non il sogno di creare un “campione nazionale”. Una combinazione tra la controllata tedesca di Unicredit, HvB, e CommerzBank non verterebbe invece su un taglio dei costi (data la minore sovrapposizione geografica), ma su un aumento delle dimensioni, che permetterebbe di spalmare le spese degli investimenti nell’IT”.

 

Mark Peden, Investment Manager di Kames Capital, esprime i suoi dubbi sull’effettiva probabilità che  una possibile integrazione tra UniCredit e Commerzbank possa verificarsi

L’articolo del Financial Times ha acceso le speculazioni che vogliono Unicredit interessata a una possibile offerta per una “considerevole” quota di Commerzbank, dato l’apparente stallo delle trattive di fusione con Deutsche Bank.
E’ evidente il motivo per cui queste indiscrezioni prendono forma: la banca italiana ha acquisito il quarto istituto di credito tedesco nel 2005 e ci sarebbero tante possibili sinergie da creare in un’offerta che porterebbe all’unione di questa con la seconda banca teutonica. L’idea era emersa anche nel 2017, complice il favore del regolatore bancario europeo a attività transfrontaliere che aiutino a risolvere la situazione dei player più deboli in termini di capitali e attivi deteriorati.

Sarei molto sorpreso, tuttavia, se un accordo del genere dovesse materializzarsi. Ci sono infatti 4 ostacoli da tenere in considerazione. Il governo tedesco diventerebbe il bersaglio di una pioggia di critiche dai populisti nel caso autorizzasse il take over di un campione nazionale per mano di un big player italiano, senza contare che Deutsche Bank sarebbe lasciata in una situazione ancor più precaria di quella attuale. Una simile operazione non rientrerebbe poi nel piano triennale presentato dall’attuale amministratore delegato di Unicredit che non prevedeva alcuna variazione di perimetro di larga scala o transnazionale. Infine, a seconda della grandezza della quota in interesse, l’aspetto finanziario potrebbe essere proibitivo dato che la capitalizzazione di mercato di Commerzbank è circa un terzo di quella di Unicredit.

 

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