I mercati azionari stanno tornando in fase risk-on?
Secondo Geir Lode (Federated Hermes) la brusca rotazione dei mercati azionari di fine novembre ha posto più di un punto interrogativo a molti investitori.
di Redazione Soldionline 10 dic 2021 ore 13:11“La brusca rotazione di mercato di novembre ha posto più di un punto interrogativo a molti investitori”. È quanto segnalato da Geir Lode, Head of Global Equities per la divisione internazionale di Federated Hermes.
Analizzando l’andamento dei mercati azionari globali l’esperto ha segnalato che, dopo la correzione di novembre, gli operatori sembrano essere sulla strada di tornare a una fase risk-on (propensione al rischio).
Nell’analisi seguente Geir Lode analizza l’attuale situazione dei mercati e fornisce alcune indicazioni sui possibili sviluppi nel breve termine.
La brusca rotazione di mercato di novembre ha posto più di un punto interrogativo a molti investitori, insieme alle tematiche legate all'inflazione, ai tassi di interesse e, naturalmente, alla variante Omicron, contribuendo così ad a un improvviso sentiment di risk-off e un picco della volatilità. Ci sono state poche informazioni concrete tali da portare ad un cambiamento delle prospettive, eppure i mercati hanno nuovamente ruotato.
Non siamo completamente tornati ad un’impostazione di risk-on, ma finora, nei primi giorni di dicembre, i mercati stanno cautamente rimbalzando e gli indici statunitensi in particolare si stanno avvicinando ai massimi storici. Il segmento azionario legato al mondo dei viaggi ha retto anche se l'Europa ha introdotto nuove restrizioni. La sterlina si è indebolita da quando si sono diffuse le voci che il Regno Unito avrebbe introdotto il suo cosiddetto "piano B" per arginare i contagi, per riprendersi però poco dopo. I prezzi del greggio stanno rimbalzando rispetto al crollo di novembre, sostenuti dal sentiment rialzista dell'Arabia Saudita.
Dal punto di vista dell’andamento della pandemia, studi preliminari di laboratorio indicano che tre dosi di vaccino saranno probabilmente sufficienti a neutralizzare questa variante, ma le domande di fondo rimangono: quanti Paesi sono disposti a sottoporsi ad un altro giro di vaccini? Possiamo procedere rapidamente? Di quali restrizioni avremo bisogno nel frattempo, e quali sono le conseguenze di nessuna restrizione? È probabile che la terza dose sia quella conclusiva? Cosa porta con sè la prossima variante? La nostra società è capace di gungere ad una distribuzione equa dei vaccini, sia per aiutare il mondo in via di sviluppo che per ridurre la probabilità di future varianti preoccupanti? I mercati tipicamente soffrono l'assenza di informazioni, eppure al momento gli investitori non sembrano avere la pazienza o la capacità di porre la dovuta attenzione necessaria a considerare queste grandi questioni.
Adottando una prospettiva a più lungo termine abbiamo dinanzi le sfide legate all'inflazione ed all'aumento dei tassi, del resto anche Jerome Powell ha indicato che le maggiori preoccupazioni sono un'altra ondata del virus ed ancora l’inflazione. Le ragioni per cui i titoli value superano il growth continuano a rafforzarsi. Tuttavia, a breve termine, prevediamo volatilità quando le implicazioni di Omicron si scontreranno con la compiacenza degli investitori.