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Settembre conferma di non essere un mese positivo per gli investitori

di Redazione Lapenna del Web 12 ott 2023 ore 10:33 Le news sul tuo Smartphone

candlestick-chartMabrouk Chetouane - Global Market Strategist di Natixis IM - ha ricordato che storicamente, settembre non è un mese positivo per gli investitori e, a quanto pare, quest'anno non ha fatto eccezione. Secondo l'esperto, sia sul fronte azionario che obbligazionario le settimane post-estive hanno registrato ribassi diffusi e, sebbene sui listini in fin dei conti non ci siano state fluttuazioni molto significative negli ultimi quattro mesi, si sta diffondendo la convinzione che la ripresa del mercato stia perdendo vigore o che possa anche invertirsi nei prossimi mesi.

Mabrouk Chetouane ha specificato che, guardando ai dati a fine settembre, l'MSCI World (espresso in dollari) ha registrato un calo del 4,1%, portando la performance annuale all'11,6%, e sottoperformando l'MSCI Emerging Markets, che è calato del 2,6% su base mensile attestandosi su un rendimento dello 0,4% su base annua. L'esperto ha indicato che il settore energetico è stato l'unico a registrare rendimenti positivi, in quanto i prezzi del Brent e del WTI hanno riportato aumenti mensili rispettivamente del 9,7% e dell'8,6%, con la decisione dell'Arabia Saudita e della Russia di prolungare i tagli volontari alla produzione fino alla fine dell'anno.

Sempre guardando ai dati a fine settembre, Mabrouk Chetouane ha aggiunto che anche lo scorso mese i governativi globali non sono riusciti ad attutire le perdite azionarie. "In particolare, i principali rendimenti dei governativi decennali hanno raggiunto nuovi massimi ciclici," ha precisato l'esperto.

Nel corso di settembre il rendimento del decennale statunitense è balzato di 46 punti base al 4,57%, mentre il Bund è salito di 29 punti base al 2,84%. Secondo l'esperto, grazie alla loro minore duration, i corporate High Yield hanno resistito meglio rispetto a quelle di qualità superiore. Ciò nel complesso, conclude Mabrouk Chetouane, ha fatto sì che il credito europeo abbia sovraperformato quello statunitense e abbia persino registrato una riduzione degli spread.

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