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Sarebbe un grave errore perdere di vista i Paesi Emergenti

Nelle scorse ore la Banca Mondiale ha rivisto al ribasso le stime per la crescita globale, attribuendo questo ribasso al rallentamento delle economie nei Paesi Emergenti

di Redazione Soldionline 11 giu 2015 ore 08:51

Commento giornaliero di www.recce-d.com

I TEMI DEL GIORNO

1. Lo squeeze dei listini e il valore dell’equity 
La chiusura del Dow Jones esattamente a 18000 punti ci fa capire, anche a prima vista, che la seduta di ieri è stata dominata uno squeeze: un rialzo artificiale dei listini, orchestrato dagli intermediari all’ingrosso (le banche di investimento), che buttano in poco tempo sul mercato molti ordini in modo da obbligare tutti gli altri operatori a rincorrere. Operazioni intra-day che si fanno da sempre, ma che nel contesto attuale sono molto più facili, data la scarsa liquidità dei mercati e dati gli spunti che la Grecia offre da mesi a questa parte. Ieri, l’unico spunto concreto era il rialzo del prezzo del petrolio, tornato ai massimi dal dicembre 2014 (grafico sotto), mentre sulla Grecia giravano le solite notizie senza fondamento (nulla di fatto anche ieri: ha senso continuare a sperare in una “bacchetta magica”?). Grazie al rialzo di ieri, l’indice USA Dow Jones è tornato (appena) in positivo per il 2015, mentre in Eurozona il rimbalzo è stato anche più ampio. Mettiamo questa seduta in prospettiva: la questione di come si chiuderà il 2015 per le Borse (incluse le Borse della Eurozona) resta del tutto aperta, mentre se guardiamo solo a questa settimana, sarà il dato di oggi per le vendite al dettaglio USA a dire se a fine settimana le Borse saranno in rialzo o in ribasso. Questo tipo di anomalie intra-day forniscono la perfetta occasione per rivedere e modificare i portafogli, ad esempio cogliendo opportunità come la seduta di ieri. Aggiungiamo che a nostro parere questo tipo di “sparate” anticipano, di solito, la fine di una fase di mercato  [importante per: equity (globale)].
2. USA: oggi le vendite al dettaglio Il dato di oggi peserà più del dato per l’occupazione dello scorso venerdì: il mercato vuole capire quale è il ritmo di crescita del GDP nel trimestre in corso, ma soprattutto quale sarà la media della crescita nel 2015; ci aspettiamo un impatto visibile sia sui tassi sia sulla Borsa [importante per: equity, valute ed obbligazioni (USA)].

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L'OPERATIVITA'
La posizione operativa sul dollaro USA
  Ancora fermo a 1,1300 il stamattina cambio tra euro e dollaro USA. Detto che a gennaio il “consenso” era per la parità tra le due valute, è ancora il caso oggi di rimanere agganciati a quello scenario? Per rispondere in modo non superficiale, si dovrà guardare ai dati fondamentali di valutazione. Abbiamo scritto ieri, a proposito dei tassi Fed, che nei prezzi di mercato c’è la certezza di un rialzo tra sei mesi, entro dicembre quindi: perché allora il dollaro resta molto lontano dai massimi toccati lo scorso marzo? Ma la Fed non è certo il solo, tra i fattori da cui dipende e dipenderà l’evoluzione di questo cambio. C’è la crescita del GDP, di cui avevamo scritto lunedì e martedì scorsi: e abbiamo visto, anche attraverso un grafico, l’impatto del dollaro forte sulle esportazioni degli USA. Poi c’è il ruolo delle riserve ufficiali delle Banche Centrali: a questi livelli di cambio si stima che le Banche Centrali di Asia ed Arabia acquistino euro e non dollari. Tra i fattori fondamentali, però, quello che pesa di più è probabilmente il disavanzo commerciale, che negli USA nel 2015 toccherà i 500 miliardi di dollari, mentre l’Eurozona conterà su un saldo attivo di oltre 250 miliardi: quindi, come facilmente capirete, servono centinaia di miliardi di dollari di flussi di capitale, solo per compensare questo sbilancio nei flussi commerciali. Ma forse il fattore che pesa più di tutti è quello dei tassi di interesse di mercato, ovvero il rendimento delle obbligazioni: questo almeno sembra, se si guarda alle correlazioni tra rendimenti obbligazionari e cambio del dollaro, come ad esempio nel grafico sotto. Concluderemo domani.

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L'ANALISI
Emergenti rischio globale?
  Proprio questa mattina i media pubblicano con grande evidenza la notizia che la Banca Mondiale ha appena rivisto al ribasso le stime per la crescita globale, e soprattutto che ha attribuito questo ribasso al rallentamento delle economie nei Paesi Emergenti: il tema che Recce’d ha scelto per la sezione Analisi di questa settimana. Questa fortunata coincidenza ci permette di ripetere, ancora una volta, che sarebbe un grave errore perdere di vista ciò che succede ai Paesi Emergenti, ed ai loro mercati, perché appunto le conseguenze impattano poi economia e mercati globali. Prendete ad esempio le valute Emergenti: il loro impatto sui flussi di commercio internazionale (tabella in basso) è ovvio, ma dobbiamo tenere in conto, con grande attenzione, anche l’impatto delle oscillazioni di queste valute sui flussi di capitale. Molte delle Società di questi Paesi, infatti, hanno emesso obbligazioni in valuta estera (dollaro oppure euro) e  il rimborso dovrà quindi essere effettuato in quelle valute. Nelle due settimane che si sono chiuse venerdì, l’indice Bloomberg delle maggiori valute Emergenti aveva perso il 2,5% contro USD ed il 5,5% contro dollaro. Al centro di questo movimento, ovviamente, le valute più legate alle materie prime, come Russia e Colombia (-9% contro USD). Più in generale, va detto che il ribasso dal 2011 è stato in media del 30%, ma gli effetti su domanda interna e esportazioni è stato molto modesto. Il solo beneficio evidente è stato un taglio delle importazioni, ma questo ovviamente non aiuta la crescita economica. Concluderemo domani.

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