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Risparmio: addio al principio del 'non ci sono alternative'

Il settore dell’asset management, nei prossimi anni, verrà stravolto da una serie di fattori: una più accentuata concorrenza, una riduzione complessiva del volume e una maggiore consapevolezza degli investitori

di Valter Buffo 26 lug 2019 ore 11:17

Commento giornaliero di recce-d.com

 

growth-investingNel nostro contributo di ieri, abbiamo utilizzato i dati trimestrali di uno dei leader globali del settore per mettere in evidenza una serie di contraddizioni, che vogliono aiutare chi ci legge a capire che cosa sta succedendo nel settore dell’asset management, un settore che nei prossimi 10 anni verrà stravolto da una serie di fattori, che vanno da una più accentuata concorrenza a una riduzione complessiva del volume di affari a una maggiore consapevolezza degli investitori, fino ad oggi per trent’anni trattati come “parco buoi” a cui fare subire una serie di scelte da loro mai condivise ma subite.

Quello del risparmio è stato per tre decenni un settore del “non ci sono alternative”: ma quella stagione sta finendo proprio ora e proprio sotto i vostri occhi, come anche i dati letti ieri nel nostro contributo dimostrano. Le alternative esistono e sono efficienti, ed un numero sempre crescente di investitori se ne è reso conto, come dimostrano in modo efficace i dati che Recced’ ha presentato da lunedì ad oggi. Proviamo in chiusura di settimana a fare una sintesi estrema delle tendenze che potete vedere voi stessi con i vostri occhi:

  1. perdita di importanza delle banche globali di investimento - queste società, che in passato sono stati i padroni del mondo, oggi sono prigioniere delle medesime politiche che hanno consentito loro di sopravvivere dal 2009 ad oggi per dieci anni, e come “macchine per fari soldi” non funzionano più (come ci raccontano anche i recenti risultati trimestrali, che vedete sotto nel grafico, e che dicono che al massimo della Everything Bubble, i risultati di queste grandi banche peggiorano);
  2. perdita di importanza dei grandi players internazionali dell’asset management - ci sono decine di migliaia di persone che ogni giorno presentano al Cliente finale i prodotti finanziari di questi vecchi “grandi nomi” spingendole come “le scelte più scelte sicure”, e questo accade proprio nel momento nel quale si registra un generale arretramento di questi grandi nomi (e noi ne abbiamo già scritto); il tutto si risolve quindi in una strategia di marketing, che però diventa sempre meno efficace, perché a questi presunti “grandi nomi” non corrispondono però oggi pratiche, prodotti, soluzioni di avanguardia;
  3. perdita di importanza dei fondi comuni di investimento - per ragioni di spazio, non possiamo approfondire qui ed oggi (lo faremo in futuro) lo scenario cosiddetto “barbell” per il settore dell’asset management. Uno scenario che vede il formarsi si due poli tra loro opposti, da un lato i prodotti indicizzati ed dall’altro prodotti nuovi ed alternativi. In mezzo, rimarranno i fondi comuni tradizionali, che progressivamente si svuoteranno: Asset management, so the long-held theory goes, is dividing into winners and losers. In the former group are specialists, which produce handsome returns but can charge high fees, and large-scale passive managers which track indices but charge peanuts.
  4. perdita di importanza delle reti di vendita tradizionali - per ragioni che abbiamo già illustrato, il placement power dei venditori tradizionali, ovvero dei promotori finanziari che oggi chiamano private bankers o personal banker o family banker, si è esaurito, e questo semplicemente perché sono figure che al cliente finale non servono più. Il web porta tutte le informazioni necessarie direttamente a chi investe, e i prodotti vanno progressivamente polarizzandosi (al punto 3). Le esigenze del cliente investitori diventano quindi più specifiche, con una verticale caduta dell’importanza del marketing fine a sé stesso. Gli stessi managers dei promotori finanziari chiamano il loro ruolo “ quello del piccolo chimico”, ma ai clienti adesso i giochi da bambini non servono più.

 

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Fonte: Bloomberg

 

Nel daily dedicato ai clienti, The Morning Brief, di oggi 26 luglio 2019, abbiamo trattato i seguenti temi:

  1. La reazione dei mercati alle parole di Draghi è stata quella ormai solita
  2. I procuratore Mueller ha tenuto la sua Audizione al Congresso, che ci ha fatto capire che il fattore politica inciderà molto sulle nostre performance dei prossimi 6-12 mesi
  3. Molto grande l’attesa per il dato del PIL degli USA nel secondo trimestre 2019, che sarà pubblicato oggi
  4. SEZIONE L'OPERATIVITA'    questa settimana sul piano operativo ci occupiamo di obbligazioni: che cosa fare da qui a fine 2019 in questo comparto? Ci sono opportunità
  5. SEZIONE L'ANALISI    il tema della nostra Analisi sarà questa settimana il Giappone, sia con riferimento al dibattito sulle Banche Centrali, sia con riferimento alle forti tensioni commerciali con la Corea del Sud della settimana scorsa

 

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