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Wall Street: resta un problema di qualità del rimbalzo

Wall Street vive come calata in un limbo. Ad un mese di gennaio euforico, è seguita una pesante correzione, e poi nulla di significativo: oscillazioni in un senso e nell’altro, senza precisa direzione.

di Gaetano Evangelista 10 mag 2018 ore 15:21

Wall Street vive come calata in un limbo. Ad un mese di gennaio euforico, è seguita una pesante correzione, e poi nulla di significativo: oscillazioni in un senso e nell’altro, senza precisa direzione. I supporti hanno retto, le resistenze non sono state nuovamente avvicinate. E fra i Tori serpeggia un malcelato nervosismo: come mai, se questa è soltanto una correzione, non siamo già saliti oltre i massimi? che ne è stato del buy on dips?


Sotto diversi profili, questa stentata ripartenza non è stata convincente per una questione di qualità del rimbalzo. A differenza dei minimi fatti registrare in occasione delle correzioni di questi nove anni di bull market, non abbiamo mai conseguito la necessaria velocità di fuga che trasforma le ripartenze in nuove poderose gambe di rialzo. L’ampiezza di mercato questa volta ha latitato, e ha tradito.

 

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Anche in termini di volumi, la qualità del rimbalzo è stata discutibile. Soffermiamoci sulle 500 società dello S&P, che meglio del NYSE rappresentano il mercato azionario. Dopo il minimo di febbraio, il rapporto fra Up Volume (AV) e Down Volume (DV) in rare circostanze è risultato superiore a 9 volte: segno di uno strapotere dei rialzisti. Complessivamente nelle ultime 50 sedute ne contiamo appena due, con un paio di infruttuosi tentativi di scavalcare questa asticella nelle settimane più recenti. L’istogramma qui in basso è perentorio.

 

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Questa è una sostanziale differenza rispetto alle passate ripartenze. Dopo i minimi di fine 2011 e di inizio 2016, tanto per rimanere agli episodi più recenti, la prevalenza di sedute dall’ampiezza schiacciante (AV/DV > 9) nell’arco di dieci settimane, risultò drammaticamente evidente: i Tori comandavano. Sconsolante il confronto con la “collinetta” delle ultime settimane.

 

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Se questo è un trading range, a letture analoghe dovremmo pervenire esaminando il rapporto opposto: quello fra DV e AV. In altre parole, se poche sono state di recente le sedute in cui i Tori hanno davvero dominato, lo stesso dovrebbe dirsi anche dei casi in cui l’Orso ha dettato legge, giusto?

 

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Mica tanto.

Intanto da inizio anno, le sedute in cui il rapporto DV/AV è risultato superiore a 9 volte, sono state evidentemente ben 8. Rispetto al range venutosi a creare da inizio anno, i Down Day qualificati sono risultati ben superiori agli Up Day di analogo tenore.

 

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Incontestabile il dominio degli Orsi. Bizzarro, in un contesto di fondo dopotutto rialzista: navighiamo pur sempre sopra la media mobile a 200 giorni, no?


In effetti, se esaminassimo le circostanze analoghe precedenti, un brivido ci correrebbe lungo la schiena: negli ultimi dieci anni i casi in cui, nell’arco di 50 sedute, il rapporto DV/AV è risultato almeno 6 volte superiore a 9 volte, con lo S&P al contempo situato oltre la media mobile a 200 giorni, sono due. Pochi, ma significativi: stiamo parlando di metà maggio 2010 e di metà luglio 2011. In ambo le occasioni, Wall Street aveva sperimentato un affondo, dal quale tentata di recuperare; invano: nuovi minimi furono registrati nei mesi successivi.


La storia si ripeterà? staremo a vedere…

 

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