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Rallentano tutti: Asia, Eurozona e Usa in difficoltà

Il tratto forte della giornata di ieri, e della settimana che si chiude oggi, è la debolezza dei dati macroeconomici: prima dall’Asia, poi dall’Eurozona, infine dagli USA

di Redazione Soldionline 22 mag 2015 ore 10:04

Commento giornaliero di www.recce-d.com

I TEMI DEL GIORNO
1. Segnali di rallentamento globale
Il tratto forte della giornata di ieri, e della settimana che si chiude oggi, è la debolezza dei dati macroeconomici: prima dall’Asia, poi dall’Eurozona la mattina, infine dagli USA nel pomeriggio. Il quadro macro è molto diverso, oggi, da quello di soli tre mesi fa, e ve lo abbiamo mostrato anche ieri in un grafico. Numerosi consulenti e strategisti restano fermi su quel quadro di inizio 2015, scommettendo che “nel medio termine” ci sarà una accelerazione. Noi di Recce’d preferiamo restare ai fatti: e ad oggi non c’è alcuna ragione per sperare in una forte crescita nel 2015 o nel 2016 [importante per: equity, valute ed obbligazioni (globale)].
analisi_222. Asia in difficoltà Ieri mattina dalla Cina l’indice PMI per la manifattura è uscito sotto 49, e si tratta di un dato di maggio, quindi aggiornatissimo. Nonostante gli sforzi della Banca Centrale (grazie ai quali anche stamattina sale la Borsa di Shanghai) l’economia cinese arretra. Non sta meglio quella giapponese, e lo ha riconosciuto proprio questa mattina anche la Bank of Japan, che non ha cambiato i suoi commenti sullo stato della crescita: the central bank said the world's third largest economy "continues to recover moderately." Before the meeting's conclusion there was speculation that the BOJ would upgrade its main assessment, but the latest statement is essentially a basic rewording of its previous view [importante per: equity, valute ed obbligazioni (Asia)].
3. Eurozona in difficoltà Dopo sole due sedute, non c’è più alcun segno delle parole di Coeuré sui mercati obbligazionari in Eurozona (sotto, vedete il Bund decennale). E questo nonostante il fatto che ieri gli indici PMI siano scesi, per il secondo mese consecutivo. Che dire? Sta andando tutto dalla parte opposta, rispetto a ciò che ci raccontavano tre mesi fa [importante per: equity, valute ed obbligazioni (Eurozona)].
4. USA in difficoltà I dubbi che abbiamo letto nei Verbali della Fed mercoledì sera sono stati confermati ieri, da una lunga serie di dati tutti più deboli del previsto. Oggi il consenso stima la crescita USA nel secondo semestre al 1,5%, dopo il -0,5% del primo. Il 2015, se va bene, sarà un anno di crescita inferiore al 2%. E quindi bisogna rifare tutti i conti [importante per: equity, valute ed obbligazioni (Eurozona)].

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L'OPERATIVITA'
Equity globale: che scommessa state facendo? Chiudiamo oggi l’argomento della posizione operativa sulle Borse in Eurozona, e torniamo, ancora una volta, sul tema delle valutazioni: guardando ai dati di “consenso”. I dati di consenso sono, in buona sostanza, la media delle previsioni formulate dagli analisti delle banche di investimento: sono quindi una sorta di aspettativa media del mercato. I dati di consenso vengono rivisti ogni giorno, per tenere conto delle nuove informazioni che si rendono disponibili. Per ciò che riguarda l’indice europeo Stoxx 600, siamo partiti ad inizio 2015 con un consenso per la crescita degli utili delle Società comprese nell’indice del 10%. Questo dato a ieri si era dimezzato: è sceso al 5,9%. Un taglio delle stime che riflette il calo dei dati economici che avete visto nel grafico di ieri. E tuttavia i prezzi di Borsa non sono scesi: quindi, se voi avete investito in titoli azionari in Eurozona, adesso avete in mano asset ancora più cari, diremo strapagati.  Nel grafico qui sotto vedete che il P/E dell’indice europeo si trova a livelli mai visti prima (la linea rossa). Operativamente, questa serie di dati ci dice che qui c’è una grossa opportunità operativa per andare SHORT: anche perché a noi sembra molto probabile che l’attuale consenso (5,9% di crescita degli utili in Europa nel 2015) venga ancora ritoccato al ribasso, durante i mesi estivi.

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L'ANALISI
Sembra tanto di rivedere il 2013
  Chiudiamo la settimana tornando al tema della liquidità in Eurozona: come avete visto con chiarezza, la reazione dei mercati obbligazionari alle indiscrezioni lasciate trapelare dalla BCE(che attraverso Benoit Coeuré le aveva anticipate ad alcuni fondi hedge) non hanno lasciato alcun segno sui prezzi delle obbligazioni. Il problema allora sta altrove: ma dove? Come vedete nella tabella sotto, il problema oggi è che l’operazione di politica monetaria lanciata a gennaio dalla BCE non tiene conto del fatto che le nuove emissioni mensili di strumenti obbligazionari spesso sono inferiori agli ammontari che la BCE compra. Il dato che conta si chiama, in gergo tecnico, “net issuance” ed è la differenza tra il totale delle nuove emissioni e il totale di obbligazioni che escono dal mercato, sia perché rimborsate, sia perché acquistate dalla BCE. Nella prossima estate, si stima un dato di “net issuance” negativo per 82 miliardi di euro, e solo in settembre questo dato tornerà positivo. In un contesto come questo, la liquidità del mercato secondario in obbligazioni si riduce pressoché a zero, e i venditori si trovano per questo in grande difficoltà. Non aspettatevi, dunque, alcun miglioramento dei mercati di Eurozona durante i prossimi mesi: la tendenza di febbraio e marzo non può tornare.

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