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Quando il bottom up va in vacanza

Questa settimana ci sono attese altissime, per i vari Google, Amazon, Apple e compagnia: ma chi, tra gli investitori finali, saprebbe dire se è più caro il titolo Google rispetto ad Amazon?

di Valter Buffo 30 gen 2018 ore 09:10

Commento giornaliero di www.recce-d.com

 

Nella settimana di gran lunga più importante per i risultati trimestrali degli Stati Uniti, con tutti i BIG del Tech e molti grandi nomi dell’industria, noi siamo costretti a tornare sul tema delle valutazioni. A che serve, infatti seguire giorno per giorno i risultati trimestrali (utili e ricavi), se poi non li si utilizza per calibrare e ricalcolare i parametri di valutazione? Questa settimana ci sono attese altissime, per i vari Google, Amazon, Apple e compagnia: ma chi, tra gli investitori finali, saprebbe dire se è più caro il titolo Google  rispetto ad Amazon? A questo proposito, lo spunto ieri ce lo ha offerto una analisi del Gruppo Leuthold (prima figura qui sotto) da cui ricaviamo anche il testo che segue:

The S&P 500 has now gained 7.1% this month, and its January rally has Leuthold Group's Doug Ramsey looking wistfully back on “saner times”—like, you know, the dot-com bubble. Yes, you read that right: Ramsey calls the greatest market bubble in my memory, at least, a “saner time.” Back then, one third of the 3,000 stocks Leuthold covers traded for less than 14 times earnings, Ramsey says, providing plenty of opportunity for value investors. Today, though, the median price/earnings ratio for some deciles of the Leuthold 3000 is almost double the levels recorded in February 2000. Even worse, “we have big-name value investors rationalizing high valuations and a couple even calling for an acceleration in the gains,” he says. "If this isn’t silly season, we don’t know what is."

Nel testo come nel grafico, si fa un confronto tra l’anno Duemila ed il rally 2017 2018: come si vede chiaramente nel grafico, nel Duemila una buona fetta del mercato (un terzo) mostrava un P/E inferiore a 14 (titoli a … buon mercato), mentre oggi la concentrazione dei titoli al di sopra di 16 è evidentissima (le colonne rosse). TUTTO il mercato oggi è caro. Non c’è “value”, non esiste VALORE. Lo vedete anche nel secondo grafico, che vi racconta che i soli settori che non sono stati acquistati in gennaio sono quelli sensibili ai tassi di interesse, ovvero le Utilities, le Telecom, e il settore Immobili. Un ennesimo segnale di quanto le analisi “bottom up”, in un contesto di mercato RISK ON come quello attuale (“compro tutto”), non servono a produrre risultati.

 

confronto-anno-2000-e-rally-2017-2018

Fonte: BBG

 

settori-non-acquistati-gennaio-2018

Fonte: Bespoke

 

Nel daily dedicato ai Clienti, The Morning Brief, di oggi 30 gennaio 2018, abbiamo trattato i seguenti temi:

  1.     Tassi delle obbligazioni in estrema tensione anche in Asia, in attesa di ascoltare mercoledì la Federal Reserve
  2.     Settimana decisiva per gli utili trimestrali negli USA: domani i primi due colossi del settore Tech
  3.     Deludente il dato di crescita USA dello scorso venerdì: altre delusioni in arrivo, nel corso di questa settimana, dai due indici ISM?
  4.     SEZIONE L'OPERATIVITA'    questa settimana sul piano operativo ci occupiamo del tema del giorno, ovvero delle maggiori valute
  5.     SEZIONE L'ANALISI    il tema della nostra Analisi sarà la “pacchia” che ci dicono sia questa fase dei mercati finanziari. E’ vera pacchia? O è un grosso problema per tutti?

 

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