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Prevista grande volatilità, nel 2017, per l'obbligazionario

Negli Usa i rendimenti dei Treasury sono già saliti in modo considerevole, In Europa occhi invece puntati su cosa deciderà di fare la Bce sul programma di quantitative easing

di Redazione Soldionline 19 dic 2016 ore 12:51

L'anno entrante potrebbe essere caratterizzato da una grande volatilità per il comparto obbligazionario. Negli Usa i rendimenti dei Treasury americani sono già saliti in modo considerevole per alcune "paure da inflazione" e potrebbero farlo ancora quando le politiche di Trump si concretizzeranno. In Europa occhi invece puntati su cosa deciderà di fare la BCE sul programma di quantitative easing. Lo spiega Jon Jonsson, gestore senior delle strategie obbligazionarie globali di Neuberger Berman, nel report seguente:

 

Dopo l’elezione di Trump a 45° presidente degli Stati Uniti gli investitori di tutto il mondo continuano a pesare le sue iniziative positive di stimolo alla crescita, come i progetti infrastrutturali e i tagli alle imposte, e le implicazioni più negative delle sue politiche sul commercio e l’immigrazione in cerca di un punto di equilibrio. A questo punto, non possiamo ancora esprimere un giudizio.

 

2017-8È da un po’ che negli Usa sono state introdotte pressioni inflazioniste, i salari ed i prezzi delle materie prime sono infatti su un trend rialzista. È probabile che l’impegno di Trump per i progetti infrastrutturali ed i tagli alle imposte non farà che aumentarle. Tuttavia, dovrebbero verificarsi determinate condizioni prima che la reflazione possa diventare un tema credibile a livello mondiale. Ovvero, i prezzi del petrolio dovrebbero restare sui livelli attuali o salire ancora; la crescita globale al di fuori degli Stati Uniti dovrebbe restare in buone condizioni per contenere la forza del dollaro e si dovrebbe mantenere qualsiasi impatto negativo sulle condizioni finanziarie.

 

I rendimenti dei Treasury americani sono già saliti in modo considerevole per queste paure da inflazione e potrebbero farlo ancora quando le politiche di Trump si concretizzeranno. Riteniamo quindi che il mercato stia sottostimando la possibile azione della Federal Reserve nel 2017 e dopo.

 

In Europa ci sono crescenti preoccupazioni politiche per alcune elezioni, in particolare a primavera in Francia, a settembre in Germania ed in Italia una volta che sarà stata approvata una nuova legge elettorale. La paura è che i partiti populisti e di destra continuino a guadagnare consensi. A livello economico, nel frattempo, ci si interroga sulla BCE. La riduzione della portata degli acquisti e l’inizio del vero e proprio tapering potrebbe rendere vulnerabile la parte finale della curva dei rendimenti.

 

Rispetto a questa incertezza prevediamo periodi di volatilità elevata sul mercato obbligazionario per tutto il 2017. In termini di settori, negli Usa abbiamo recentemente tratto profitto dalle posizioni sul comparto ad alto rendimento spostandoci verso una posizione neutrale. Fuori dall’alto rendimento, negli States amiamo i finanziari, il credito al consumo e i mutui erogati da istituzioni private, dato che i bilanci e i prezzi delle abitazioni continuano il loro recupero. La nostra posizione più ampia riguarda proprio i mutui erogati da istituzioni private. Abbiamo anche un sovrappeso sui Treasury Usa indicizzati all’inflazione da prima delle elezioni americane ed intendiamo stabilizzare la nostra posizione nel 2017.

 

Nel Regno Unito abbiamo una posizione neutrale sui tassi ed un’esposizione minima al credito perché vediamo opportunità migliori altrove. In Europa abbiamo invece posizioni lunghe sul mercato ad alto rendimento perché la regione si trova nella fase iniziale del ciclo del credito.

 

In Asia pensiamo che sarebbero in particolare il Giappone e la Corea, due grandi Paesi esportatori, a poter subire una pressione crescente per effetto delle politiche commerciali di Donald Trump. Nei mercati emergenti ci siamo spostanti da una posizione lunga ad una neutra prima delle elezioni americane, posizione che intendiamo mantenere.

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