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Previsioni 2015: Russell Investments preferisce le azioni

Il mercato azionario dovrebbe superare i timori legati alle tensioni geopolitiche, al restringimento della politica monetaria della Fed e alle pressioni deflazionistiche globali. L’Italia ha ancora molta strada da fare, ma si intravedono segnali positivi

di Redazione Soldionline 12 dic 2014 ore 12:16

A cura di Russell Investments

Alla luce del mercato rialzista più lungo degli ultimi 50 anni, accompagnato da un’elevata volatilità e da valutazioni ristrette, gli strategist di Russell non vedono un imminente cambio di direzione. La strategia core di investimento riportata nell’outlook annuale 2014 rimane ancora valida, ossia una moderata preferenza per l’azionario rispetto al reddito fisso, una preferenza per il credito e un giudizio non favorevole verso l’esposizione a tassi di interesse di lungo termine in rialzo.

2015_3“Il mercato azionario toro si sta avvicinando alla maturità e inizia a mostrare segni di imprevedibilità e irrazionalità”, afferma Luca Gianelle, client portfolio manager del team multi-asset di Russell. “I nostri processi e modelli favoriscono ancora moderatamente le azioni rispetto alle obbligazioni, ma l’incombere di una stretta della Fed e trend divergenti nella crescita globale potrebbero far emergere nuove sfide”.

Al centro della moderata preferenza per gli asset rischiosi vi è l’aspettativa di una crescita economica continua. Sulla base dei loro modelli di previsione, gli strategist prevedono per il 2015 una crescita negli Stati Uniti del Pil reale del 2,9%. Per il prossimo anno, i nuovi posti di lavoro dovrebbero raggiungere le 225.000 unità al mese e il primo restringimento della Fed è atteso per la metà del 2015.
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In Europa, mentre la perdita del momentum nella crescita e una bassa inflazione stanno facendo da ostacolo, fanno da motore la politica monetaria, un lieve miglioramento nella politica fiscale e una crescita positiva degli utili. Il mix favorevole di politiche potrà supportare gli asset della zona euro e, secondo gli strategist, permetterà di mantenere la crescita tra lo 0,5% e l’1% quest’anno e tra l’1% e l’1,5% il prossimo anno.

La crescita del Pil cinese si dovrebbe attestare tra il 7% e il 7,5% all’inizio del prossimo anno, il Pil del Giappone dovrebbe aumentare stabilmente e i dati in salute del Pil dell’Australia dovrebbero rallentare, anche se non drammaticamente.

“Nel contesto di una generale preferenza verso l’azionario, non c’è molto da scegliere tra le varie aree geografiche” - aggiunge Gianelle. “Il pacchetto di stimoli previsto dalla BCE pone le azioni europee in leggero vantaggio rispetto a tutte le altre aree. Più in generale, nell’attuale scenario vediamo valore in un approccio di gestione basato su una strategia multi-asset, ampiamente diversificata sia su diverse tipologie di attivi sia su differenti aree geografiche”.

L’Italia: ancora strada da fare
L’Italia rappresenta una delle fonti di problematicità per l’Europa e per la stessa architettura dell’euro: rispetto al 2008, l’anno della grave crisi finanziaria, l’economia risulta ancora contratta per il 9%. Il Paese si trova stretto dalla morsa del debito pubblico, che diminuirà solo quando il tasso di crescita del Pil sarà superiore ai tassi di interesse dei Btp.

“Nel recente passato - sottolinea Gianelle - abbiamo assistito a una imponente riduzione del livello dei tassi e alla ricapitalizzazione, nonché ristrutturazione a livello di bilanci, del sistema bancario, che così si trova nella possibilità di trasferire nel tessuto economico le ingenti quantità di credito che la BCE ha recentemente annunciato. E’ interessante notare che alla recente prima asta delle operazioni di TLTRO le sole banche italiane hanno richiesto circa il 50% di tutto l’ammontare disponibile. Una volta che questo credito sarà trasferito alle aziende, ci aspettiamo un beneficio positivo per il clima economico. Al tempo stesso, il venir gradualmente meno delle politiche di austerità fiscale, che abbiamo visto ribadito nella recente legge di stabilità, dovrebbe permettere un contributo positivo sul Pil attraverso il consueto canale della spesa pubblica”.

Superata la fase del recupero dei listini azionari europei, e di quello italiano in particolare, dallo spettro del fallimento dell’euro, i mercati riusciranno a realizzare rendimenti importanti quando si avrà la percezione che la ripresa economica abbia iniziato il suo corso. “Il segmento obbligazionario domestico, invece, ha già realizzato eccellenti guadagni negli ultimi anni - afferma Gianelle - e ci aspettiamo rendimenti modesti caratterizzati da maggiore volatilità. Infatti, se da un lato è vero che lo spread ha ulteriori spazi per restringersi, dall’altro in uno scenario di stabilizzazione economica i tassi d’interesse core (bund) potrebbero iniziare a salire, determinando rendimenti complessivi modesti se non negativi per questa asset class”.
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Previsioni sulle diverse aree geografiche
• Asia-Pacifico: in questa area le azioni dovrebbero sovraperformare le obbligazioni in uno scenario di tassi di cambio in diminuzione. Una crescita robusta dovrebbe riuscire a superare i venti contrari come le difficoltà del credito in Cina, il restringimento fiscale in Giappone e prezzi delle commodity in discesa sia in Australia sia in Nuova Zelanda.
• Nord America: le azioni statunitensi, anche se care, rimangono interessanti rispetto al reddito fisso considerato lo scenario di tassi di interesse in probabile aumento. Gli strategist, quindi, continuano a sovrappesare leggermente l’azionario americano e a sottopesare l’obbligazionario Usa. A livello generale, è atteso un rialzo della volatilità dell’azionario, in parte a causa delle incertezze legate alla politica monetaria della Fed.
• Eurozona: l’azionario dell’Europa continentale e del Regno Unito sono tra le asset class preferite dagli strategist, sulle quali mantengono un leggero sovrappeso. L’Eurozona è finalmente uscita dalla trappola del debito, con le forze reflazionistiche che hanno superato le pressioni deflazionistiche soprattutto per l’azione della politica monetaria.
• Mercati emergenti: gli strategist di Russell continuano ad assegnare ai mercati emergenti un giudizio neutrale. Se l’outlook della Cina dovesse migliorare o la domanda globale di export dovesse rafforzarsi, i mercati sottovalutati potrebbero vedere un rimbalzo. Tuttavia, il team sottolinea che una varietà di fattori ciclici, come il ribasso dei prezzi delle commodity e l’apprezzamento del dollaro americano, potrebbero aggiungere pressioni al ribasso su questi mercati.
• Credito: il credito continua a esser considerato caro, con gli spread degli high yield e degli investment grade sotto la loro media di lungo periodo. Tuttavia, la previsione di una moderata crescita economica, bassa inflazione e bassi tassi di default fanno mantenere il posizionamento degli strategist su questa asset class. Essi prediligono leggermente i prodotti a spread rispetto all’esposizione sui Treasury e sottopesano leggermente la duration.

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