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Previsioni 2015: FIA AM privilegia l'azionario

Il 2014 si sta chiudendo con non pochi punti interrogativi. Crescita europea, rialzo tassi USA, crescita cinese, petrolio.. per citarne alcuni

di Redazione Soldionline 17 dic 2014 ore 12:10

Articolo a cura di  FIA Asset Management

Il 2014 si sta chiudendo con non pochi punti interrogativi. Crescita europea, rialzo tassi USA, crescita cinese, petrolio... per citarne alcuni.

Al momento in cui redigemmo l’outlook del 2014 ci attendevamo in Europa una crescita più solida, ora anche una crescita debole sarebbe la benvenuta. In USA crescita positiva, ad oggi da valutare se stabile poiché leggermente offuscata dalle problematiche europee ed emergenti con la Cina orientata sempre di più verso una crescita “controllata” e meno esuberante del passato con le conseguenze che ne derivano.

grafico3_4In Europa sono le mosse della BCE a tenere banco. Le recenti aste TLTRO, l’acquisto di ABS e Covered ed il possibile QE (che potrebbe contemplare l’acquisto di corporate bonds ma si spera in maggior quantità di governativi europei) servono per ampliare il bilancio della Banca Centrale Europea con target di 1 trilione di euro. Interessante, ma di lenta attuazione, il fondo Junker (315 miliardi di euro) per le infrastrutture europee. Entrambe però sono delle manovre per dare tempo ai governi dei singoli paesi per fare qualche passo in avanti con le riforme. L’Europa infatti manca di riforme strutturali nella maggior parte dei paesi, riforme che risultano essere vitali per far ripartire una crescita disomogenea (Italia e Francia vs Spagna e Germania) come evidenziato anche dai recenti dati europei di PIL, produzione industriale ecc.. La creazione di base monetaria senza uno sbocco fruttifero, e quindi un aumento della circolazione della stessa, risulta essere quasi un mero esercizio teorico destinato quindi ad esaurirsi senza praticità. Alla scintilla va seguita la fiamma.

Gli Stati Uniti sembrano essere riusciti nell’intento grazie sia alla FED (con i 3 piani di QE) ma anche grazie ad una coesione di paese e ad una economia che è stata storicamente più dinamica di quella Europea. Gli USA hanno recentemente terminato il piano di QE e stanno ora analizzando attentamente se e quando procedere con il primo rialzo tassi. La FED potrebbe essere tentata ad allungare i tempi di un rialzo tassi procrastinandolo piuttosto che anticipandolo per evitare di distruggere il lavoro svolto finora. L’attuale quadro macroeconomico non sta favorendo la FED nel prendere una decisione. Se l’economia americana al momento sta mostrando i segnali di una crescita
stabile, è il resto del mondo che stenta. L’Europa è in difficoltà e necessita di stimoli alla crescita, il Giappone si appresta a varare anch’esso nuovi piani per uscire dalla lunga deflazione che lo colpisce da decenni, la Cina ha recentemente rivisto al ribasso le proprie traiettorie di crescita verso uno sviluppo più razionale, molte delle economie commodities oriented, sia emergenti che non (Australia, Russia, Brasile, Venezuela ecc), subiscono le sorti legate alle esportazioni di materie prime (petrolio, rame, ferro ecc.). Per non dimenticare l’attuale situazione geopolitica che vede in primis la Russia alle prese con un braccio di ferro con EU e USA per i diritti sull’Ucraina.
Il quadro delineato è tutto fuor che roseo ed il 2015 sarà un anno dove gli investimenti, molto più che nel recente passato, dovranno essere orientati alla lettura di quello che le banche centrali porranno in essere nella prima parte dell’anno (in Europa i tempi sono ancora più stretti) piuttosto che ai dati macro che ne conseguiranno. Discorso a parte per gli USA dove saranno i dati macro a dettare le decisioni della FED (come indicato in precedenza).
LEGGI ANCHE: Economia Usa, Russia e Petrolio i nodi della Fed

MERCATO OBBLIGAZIONARIO:
Per Il reddito fisso, vediamo complessivamente un anno a venire con scarso potenziale, eccezion fatta per i governativi europei (periferici in primis), i quali potrebbero beneficiare del lancio del QE da parte della BCE. Come già accennato l’espansione del bilancio BCE di 1 trilione di Euro sarà probabilmente possibile solo attraverso un quantitative easing che contempli l’acquisto di debito governativo (attualmente ostacolato dalla Germania). Impossibile raggiungere tale livello attraverso l’acquisto, peraltro già iniziato, dei soli Covered Bond e ABS alla luce anche del quasi fallimento delle prime 2 aste di TLTRO (230bio circa contro i 700 circa preventivati). In tale contesto riteniamo che il decennale tedesco possa andare ben al di sotto della soglia di 0,5% con i periferici (Spagna e Italia) sotto la soglia del 1,5%. Riteniamo che in una seconda fase, forse verso la fine dell’anno, nel momento i cui possa palesarsi una possibile tendenza di crescita in Europa, grazie al miglioramento della Francia e dell’Italia, i tassi core possano iniziare a salire portando ad una maggiore compressione degli spread core-periferia. Negli USA, la fine del Tapering e il continuo e graduale miglioramento dell’economia americana porteranno maggiori pressioni al rialzo tassi, restano solo da valutare le tempistiche con la quale verrà messo in pratica da parte della FED. In questo contesto, riteniamo che il rialzo dei rendimenti sarà inevitabile, con il decennale americano che potrebbe salire in area 3,00% per via di una continua pressione speculativa sul rialzo tassi. Sul fronte corporate bonds vediamo limitate opportunità. Riteniamo che un posizionamento su asset europei investment grade possa offrire meno rischi che altrove, soprattutto nei confronti degli emittenti di rating inferiore (high yield). A livello geografico la preferenza sull’europa è da vedersi in rapporto sia agli asset Usa (favoriti dal cambio ma con lo spettro di rialzo tassi) che agli asset emergenti (favoriti dagli spread ma sfavoriti dal cambio).
Sugli High Yield riteniamo inoltre che potrebbe esserci un rialzo sul tasso di default, attualmente ai minimi storici, i cui primi cenni si sono visti nella parte finale dell’anno in corso. Sulla classe dei Convertibili vediamo opportunità solo come approssimazione di un investimento azionario ma con un’esposizione più limitata. A livello generale sul debito emergente, la qualità del debito dovrebbe rimane stabile, mentre un'eventuale minaccia per il debito espresso nelle valute locali potrebbe essere costituita dalla dinamica delle valute stesse, stante la loro notevole volatilità e soprattutto nel contesto di un USD in rafforzamento. Riteniamo che questa asset class sia da sottopesare nella prima parte dell'anno. Le correzioni al ribasso potrebbero comunque essere considerate come interessanti livelli di entrata nel momento in cui verrà ufficializzato il rialzo tassi della FED, senza tuttavia esagerare con il peso sul portafoglio, almeno fino ad un quadro monetario internazionale maggiormente stabile e meno nervoso. L’impatto delle quotazioni delle materie prime potrebbero evidenziare sia problematiche che opportunità sia a livello governativo che a livello corporate soprattutto nella sfera emergente.

MERCATO AZIONARIO:
Tra le diverse classi di attivi per il 2015 privilegiamo quella azionaria, seppur accompagnata da una certa volatilità, in un contesto dove i mercati continueranno a ricevere forti impulsi positivi sia da un graduale miglioramento congiunturale (manovrato in buona parte delle banche centrali), sia da minor interesse verso gli investimenti obbligazionari (il possibile rialzo tassi in USA e difficoltà degli emergenti). Entrando nel dettaglio delle diverse zone geografiche, rimaniamo particolarmente positivi sul Giappone. Le riforme di Abe, sia pur con qualche aggiustamento, dovrebbero essere sulla strada giusta per far uscire il paese dalla lunga fase deflazionistica. Il primo sasso lanciato, ovvero un indebolimento della moneta locale per favorire sia le esportazioni che per attrarre investimenti sul mercato azionario, sembra abbia iniziato a smuovere le stagnanti acque giapponesi. Da qui Abe dovrà continuare nel suo piano di riforme strutturali per far si che i mercati, ed i giapponesi, continuino a credere nella politica messa in opera (Abenomics) dal proprio primo ministro. L'andamento del cambio USD/YEN, che ha già iniziato il proprio cammino di indebolimento e che costituisce uno dei driver fondamentali per il mercato azionario, a nostro avviso dovrebbe continuare a deprezzarsi. Il mercato azionario ne seguirà per conseguenza attraendo investimenti probabilmente sulle aziende esportatrici, nonché sui finanziari ed immobiliari. Riteniamo che vi siano quindi buone opportunità di investimento con un orizzonte di medio-lungo termine, da implementare previlegiando strumenti coperti dal rischio di cambio. Un’altra regione da noi caldeggiata è l’Europa ed in particolar modo i listini azionari nell’Eurozona. A cavallo dell’estate 2014 sono arrivate non poche notizie negative dall’Europa in concomitanza con l’inizio della crisi Russia/Ucraina allungando non poche ombre sulla ripartenza europea. Buona parte delle nostre aspettative sono in risposta ad un possibile QE che la BCE potrebbe far partire nel 2015 nonché nella speranza di riforme strutturali per far ripartire gli investimenti, e la crescita europea. Molti mercati europei scontano attualmente situazioni molto negative e proprio una fase di ripartenza potrebbero rappresentare la sorpresa per alcuni dei listini dell’eurozona attraendo flussi esteri (americani in primis). Siamo negativi sull’azionario Regno Unito, con il comparto delle piccole-medie imprese che potrebbero ulteriormente soffrire da potenziali ripercussioni del rallentamento macro (europeo in primis) e che stanno già parzialmente rallentando l’economia UK nel 4Q14, nonché dal rafforzamento della sterlina nei confronti dell’Euro. Ravvisiamo un potenziale inferiore per i paesi della Scandinavia che potrebbero maggiormente soffrire dell’attuale raffreddamento delle economie emergenti. Anche l’azionario USA, anche se con una marcia inferiore rispetto a Giappone ed Europa, continuerà a beneficiare sia della propria forza che del continuo miglioramento economico, comunque già in buona parte prezzata negli attuali livelli. Da tenere d’occhio gli effetti a cavallo del rialzo tassi. Per quanto riguarda l’azionario dei Paesi Emergenti, ci attendiamo forti scostamenti sia a livello geografico che tra paesi appartenenti alla stessa area geografica. Se in passato la spinta della crescita mondiale rappresentava un beneficio per tutti, una situazione di rallentamento porterà ad una differenziazione tra aree e singoli paesi. Le dinamiche di crescita interna, dei consumi e l’impatto delle materie prime rappresenteranno dei volani da tenere ben in considerazione. Consigliamo quindi di sottopesare questa tipologia d’investimento azionaria nella prima parte dell'anno, tenendo ben in considerazione che, la possibile fase di correzione, potrebbe rappresentare interessanti punti d’ingresso nel corso del secondo semestre o dopo il primo rialzo dei tassi.

MATERIE PRIME:
Manteniamo la nostra view negativa su questa classe d’investimento, sia per una continua richiesta al ribasso da parte dei Paesi Emergenti consumatori (Cina in primis) sia per una continua fuoriuscita d’investitori a favore di classi d’investimento con maggiori driver di crescita come quella azionaria, che in ottica di rafforzamento del dollaro (vedere sezione sulle divise).

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