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Portafoglio nel 2016: il rischio obbligazionario

Il 2016 sarà un anno molto difficile, per le obbligazioni: è un errore guardare solo ai prezzi e ai rendimenti, ci sono altri segnali che devono essere presi in attenta considerazione

di Redazione Soldionline 29 dic 2015 ore 09:25

Commento giornaliero di www.recce-d.com

I TEMI DEL GIORNO
1.     USA: oggi la fiducia dei consumatori.
La Borsa americana rimane, anche nelle ultime sedute, il solo indicatore capace di dare una direzione a tutte le Borse mondiali.  Ieri in particolare l’indice Nasdaq è sceso fino alla quota psicologica dei 5000 punti, da cui è rimbalzato. La situazione tecnica dello S&P 500 resta quella che vi abbiamo mostrato ieri nel grafico. [importante per: equity , obbligazioni e valute (globale)].

2.     Il petrolio -3%.   La settimana scorsa il recupero del petrolio era stato una conseguenza di chiusure di posizioni short: lo abbiamo visto nella seduta di ieri. Questa mattina il petrolio è trattato circa a 37$ sul Nymex, e nel breve termine noi di Recce’d ci aspettiamo una volatilità elevata ma senza direzione [importante per: equity , obbligazioni e valute (globale)].

3.     Giappone: la grande incognita 2016  Risulta difficile capire perché pochi si occupano del Giappone, e quelli che se ne occupano scrivono che “la situazione sta migliorando”: dati come quelli pubblicati ieri, e in particolare quello del grafico sotto, fanno pensare ad una crisi che si avvicina, proprio come succedeva nel primo semestre del 2015 per la Cina [importante per: equity , obbligazioni e valute (globale)]

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L’OPERATIVITA'
Portafoglio nel 2016: il rischio obbligazionario   Quello di cui, nella pausa del Natale, hanno parlato i quotidiani e i TG (in modo incessante) è il rischio di non vedere rimborsate le obbligazioni subordinate emesse dalle banche commerciali italiane. A noi di Recce’d sembra molto importante segnalare, con largo anticipo, che questo non è il rischio maggiore, per chi oggi detiene obbligazioni in portafoglio. Il 2016 sarà un anno molto difficile, per le obbligazioni: è un errore guardare solo ai prezzi ed ai rendimenti per capire come vanno i mercati, ci sono altri segnali che devono essere presi in attenta considerazione. Vi forniamo subito un esempio concreto:  alle aste del Tesoro USA (in corso ieri, oggi e domani) si registra da tempo un calo molto importante delle richieste di sottoscrizione: il dato per il 2015 è il più basso dal 2009. In particolare, le richieste hanno superato di 2,8 volte l’ammontare emesso dal Tesoro, un dato in calo dal 3 dello scorso anno (che già era un dato basso). Questo calo è, a sua volta, determinato dal calo della domanda dei cosiddetti primary dealers ovvero degli operatori che garantiscono la liquidità (e i prezzi) sul mercato: il dato per il 2015 è il più basso dal 2006 (primo grafico). In aggiunta, le Banche Centrali estere oggi acquistano meno Treasuries che in passato (secondo grafico), ed in particolare la Cina nel 2015 ha per la prima volta ridotto il quantitativo di Treasuries detenuti dalla propria Banca Centrale. Concluderemo domani.

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L'ANALISI
Giappone al centro del mondo nel 2016. Ieri abbiamo aperto la settimana parlando del Giappone, oggi ci concentreremo sullo yen, che per la verità in questi ultimo giorni è al centro dell’attenzione del mondo intero: proprio ieri il Wall Street Journal ha scritto un articolo dal titolo: “USD/JPY Lacks Direction Amid No Trading Cues”, nel quale si faceva osservare che una eventuale discesa del cambio con il dollaro al di sotto della quota di 120 potrebbe innescare una accelerazione fino a 113,5 in un breve arco di tempo. E’ un dato significativo, perché il destino dello yen nel 2015 potrebbe proprio essere segnato da quello che farà nelle ultime sedute dell’anno: oggi il cambio dello yen contro dollaro è più forte rispetto al 1 gennaio dello 0,5%, e questo significa che lo yen a livello globale è la seconda valuta più forte contro dollaro USA nel 2015, dietro al franco svizzero. Se la situazione rimane questa, sarà un dato clamoroso: ed anche se invece il cambio contro dollaro facesse segnare un indebolimento a fine anno sarebbe un dato clamoroso, ovvero il quarto anno consecutivo di indebolimento. Completermo il lavoro domani, con l’aiuto del grafico qui sotto.

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