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Petrolio (per le borse) e liquidità (per la Cina) non sono sufficienti

Il petrolio che recupera i 32 dollari al barile non è più sufficiente a fare salire la Borsa. E - per la Cina - non è più sufficiente una nuova, e massiccia, iniezione di liquidità da parte della Banca Centrale

di Redazione Soldionline 28 gen 2016 ore 09:14

Commento giornaliero di www.recce-d.com

I TEMI DEL GIORNO

1.     Borse petrolio e Fed.
Come avete visto ieri, il petrolio che recupera i 32$ non è più sufficiente a fare salire la Borsa: ed infatti la chiusura negativa di ieri è spiegata dalla dichiarazione della Federal Reserve, che è stata costretta in parte ad ammettere che “la scommessa sull’economia” fatta lo scorso dicembre, quando fu deciso il primo rialzo dei tassi ufficiali, oggi è già a rischio, perché l’economia “ha rallentato”. La retromarcia della Fed è un problema per i mercati, perché proprio sulla solidità della ripresa negli USA si appoggiavano molti degli argomenti di chi in questa fase mantiene un atteggiamento “ottimista” [importante per: equity , obbligazioni e valute (globale)].

2.     La Borsa di Shanghai.  Non è sufficiente una nuova, e massiccia, iniezione di liquidità da parte della Banca di Cina, questa mattina, a spingere al rialzo la Borsa di Shanghai, il cui indice rimane sotto la quota decisiva dei 3000 punti ed anche sotto i minimi toccati lo scorso agosto (grafico sotto). [importante per: equity  (globale)].

3.     I risultati di Facebook.  Facebook ieri ha riportato meglio delle attese: parliamo di Tecnologia nella sezione dedicata alla Operatività, qui di seguito  [importante per: equity, obbligazioni e valute  (globale)].

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L’OPERATIVITA'

Facebook e la tecnologia USA: ci sono opportunità?   
Il dato di Facebook di ieri sera ha segnalato che le difficoltà del settore della “tecnologia di consumo” non hanno per ora inciso sui margini e sul fatturato dei grandi operatori del web, ovvero di Internet. Anzi, Facebook ha riportato meglio delle attese. Nonostante questo, prevale un clima di preoccupazione, per l’intero settore tecnologia, in ragione di un pricing power che sta chiaramente diminuendo: si tratta della capacità di applicare un “premio” sui prezzi di vendita, legato a fattori come la moda e le tendenze. Anche i dati di samsung di ieri sera confermano questa crescente difficoltà a manovrare verso l’alto i prezzi, e più di un analista ieri si chiedeva se la stessa Apple non sarà costretta ad abbassare i prezzi dei suoi prodotti, a cominciare dallo I-pad. C’è poi anche il quadro più generale a preoccupare, almeno se stiamo alle parole di Tim Cook di due giorni fa, che vi riportiamo qui sotto nella loro versione originale:

“Our results are particularly impressive given the challenging global macroeconomic environment. We’re seeing extreme conditions unlike anything we have experienced before just about everywhere we look. Major markets including Brazil, Russia, Japan, Canada, southeast Asia, Australia, Turkey and the eurozone have been impacted by slowing economic growth, falling commodity prices, and weakening currencies. Since the end of fiscal 2014, for instance, the euro and British pound are down double digits. The Brazilian real  is down more that 40% and the Russian ruble has declined more than 50%.”

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L'ANALISI
Dalla Cina segnali di nervosismo dei mercati.
Abbiamo dedicato tutta la settimana al tema dello eventuale “hard landing” della Cina, tema sul quale si contrano da mesi tutti i maggiori commentatori e gestori. Alla ricerca di un punto di riferimento più solido, siamo andati a ripredere una ricerca del Conference Board degli USA, ricerca che ha prodotto il grafico che vedete qui in basso. Come tutti sanno, sono diffuse tra commentatori ed analisti le perplessità sui dati ufficiali per l’economia cinese, ed il Conference Board si è incaricato di rivedere e ricalcolare questi dati. Il risultato lo vedete nel grafico: una serie di correzioni ed aggiustamenti riporta al 4% il dato per la crescita del GDP cinese.  Un dato come questo riduce lo spazio di manovra per le stesse politiche delle Autorità Centrali, e chiarisce il perché della persistente debolezza del cambio. Da notare ancora una volta che proprio le politiche di difesa del cambio, in queste settimane, limitano la liquidità in circolazione, e quindi limitano il supporto che la stessa liquidità fornisce alla domanda interna. Concluderemo domani questo lavoro.

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