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Perché il Quantitative Easing BCE non funzionerà nell’Eurozona…

Preoccupa il fatto che la decisione di intervenire con un Quantitative Easing in Europa da parte della Banca Centrale Europea non sia più basata su un ragionamento economico valido

di Redazione Soldionline 15 dic 2014 ore 17:08

A cura di William de Vries, Head of Core Fixed Income, Kempen Capital Management

Se guardiamo al passato, gli economisti sono sempre pronti a far notare che i grandi errori di politica hanno sempre aggravato le crisi più del necessario. A mio parere, Mario Draghi e con lui la BCE stanno per compiere un grande errore. A livello mondiale, i mercati di capitali attendono disperatamente l’avvio di un programma di acquisto di Titoli di Stato nell’Eurozona, e pare che Draghi stia predisponendo un programma di Quantitative Easing nell’Eurozona che verrà varato in occasione della prossima riunione del board della BCE il 22 gennaio 2015.

draghi_3Mi preoccupa il fatto che la decisione di intervenire con un Quantitative Easing in Europa, non sia più basata su un ragionamento economico valido, quanto piuttosto sulla circostanza che un sì o un no a una politica di allentamento monetario sia il risultato di un potente braccio di ferro tra il ‘Nord’ e il ‘Sud’ del board della BCE. E siccome il Sud detiene la maggioranza, è facile indovinare l’esito. Alla conferenza stampa del 4 dicembre, Mario Draghi ha dichiarato esplicitamente che non ha bisogno dell’unanimità per mettere in atto ulteriori interventi poiché basterebbe la maggioranza semplice, e che sarebbe illegale non rispettare il mandato della BCE. Non sembrano le parole del presidente della BCE così come lo conosciamo, ma quelle di un missionario che cerca di diffondere il suo credo.

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Gli errori di politica sono spesso caratterizzati e guidati da convinzioni dogmatiche e non da un valido ragionamento economico. Se ha funzionato negli Stati Uniti, perché non dovrebbe funzionare anche da noi? Ciò che molti sembrano dimenticare è che le circostanze attuali che contraddistinguono l’Eurozona sono molto diverse dalla situazione presente negli Stati Uniti quattro anni fa. Più specificatamente, quando la Fed decise di avviare un programma di Quantitative Easing, l’offerta di T-bond era in netta crescita mentre il deficit di bilancio sfiorava il 10% del PIL USA. Il programma di Quantitative Easing assicurò che l’offerta supplementare di Titoli di Stato venisse facilmente assorbita dai mercati, evitando un’impennata dei tassi di interesse. Con un doppio deficit, della bilancia delle partite correnti e dei conti pubblici, l’economia americana non si sarebbe potuta permettere tassi di interesse più elevati. Le misure non convenzionali avevano un senso economico e si prefiggevano un obiettivo chiaro.

Ma se guardiamo all’Eurozona adesso, la situazione è completamente diversa. Innanzitutto, nell’Eurozona non si assiste a un aumento dell’offerta di Titoli di Stato. Anzi, se ci basiamo sui rimborsi, l’offerta di bond pubblici l’anno prossimo subirà una flessione di oltre 75 miliardi di Euro. E, in secondo luogo, l’Eurozona non ha un disavanzo delle partite correnti bensì un saldo attivo crescente. Tenuto conto di queste circostanze, perché la BCE dovrebbe temere un aumento dei rendimenti sui mercati obbligazionari? Mi pare che, allo stato attuale, acquistare Titoli di Stato non abbia alcun obiettivo economico. Spingerà ancora più in basso i rendimenti dell’Eurozona, già ai minimi, ma non so se questa mossa avrà un impatto positivo sulle aspettative inflazionistiche. Anzi, tenuto conto del funzionamento lacunoso dei mercati indicizzati all’inflazione in questo momento, tale politica potrebbe addirittura creare l’effetto opposto.

Una vittoria di Mario Draghi a gennaio potrebbe quindi rivelarsi la classica vittoria di Pirro
. Amplierà il divario politico tra paesi e si dimostrerà inefficace. Se il suo obiettivo è svalutare l’Euro rispetto alle divise dei principali partner economici, un classico intervento sulla moneta eserciterebbe effetti di gran lunga migliori, e causerebbe meno controversie in seno alla BCE.

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