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Per il dollaro un test importante nei prossimi giorni

Il tratto forte della giornata di ieri è stata la forza dell’euro, che si è mosso poco contro il dollaro: questa settimana è un test importante, per capire se per il dollaro c’è ancora spazio di rafforzamento

di Redazione Soldionline 26 mag 2015 ore 09:18

Commento giornaliero di www.recce-d.com

I TEMI DEL GIORNO
1.     Grecia e Spagna: e l’Italia?
Il tratto forte della giornata di ieri è stata la forza dell’euro, che (a differenza delle Borse) si è mosso poco contro dollaro (1,0950 stamattina in Asia). La giornata di ieri poi ha chiarito quale è il vero problema della Grecia: non è la Grecia in sé, sono gli altri Paesi, perché nell’Eurozona si potrebbe arrivare ad uno scontro aperto tra “rigore” e “anti-rigore”. Oltre alla Spagna, dobbiamo guardare con attenzione alle Elezioni regionali in Italia.
euro-dollaro-4Un successo sull’asse Salvini-Grillo provocherebbe  instabilità? Sicuramente non sarebbe un segnale pro-Euro: attenzione al prezzo dei vostri BTp. Tornando alla Grecia: ciò che un investitore oggi deve avere molto molto chiaro, è che nei prossimi giorni qualsiasi cosa potrebbe accadere: anche la più assurda, anche la più estrema. Non ci sono garanzie: a meno che … la BCE non inizi a comperarsi pure gli elettori [importante per: equity ed obbligazioni (Eurozona)].

2.     Asia: sarà la settimana del Giappone.  C’era anche Kuroda, nel weekend, al meeting dei Banchieri Centrali in Portogallo. E anche Kuroda, come gli altri, ha ripetuto che “gli obiettivi verranno raggiunti”. Poi ieri, tornato a casa, nell’audizione al Congresso ha dichiarato ufficialmente che l’inflazione “rimarrà intorno a zero per un po’”. Ennesima conferma del fatto che questi soggetti (i banchieri centrali) sono ormai auto-referenti, ed in grado di auto assolversi di fronte a qualsiasi evento: in poche parole, fuori controllo. Sono fuori controllo anche i mercati finanziari in Giappone? Proprio ieri il Financial Times scriveva che le valutazioni del Topix sono state così tanto elevate solo una volta, in precedenza, nel 1992: quando il Nikkei era a 45000 punti [importante per: equity ed obbligazioni (Giappone)].

3.     USA: inflazione e durable goods.  Ieri il vice di Yellen, Stanley Fisher, ha dichiarato di vedere una “normalizzazione” dei tassi ufficiali con i Fed Funds al 3,5% - 4% in tre-quattro anni: ma si tratta solo di una speranza, non di una previsione. Se i dati economici continueranno a peggiorare, la Fed sarà obbligata a rinviare nel tempo la normalizzazione, anche se, come ha dichiarato Yellen venerdì scorso, il primo rialzo sarà comunque nel 2015. Oggi vedremo il dato per i beni durevoli [importante per: valuta ed obbligazioni(USA)].

4.     La BCE e la credibilità.  Ci sono numerosi fattori che, nelle ultime settimane, hanno messo in discussione la credibilità della BCE. Primo fra tutto, il pesante tonfo dei prezzi delle obbligazioni, che oggi mette gli investitori in una posizione scomoda: se hanno investito nel 2015 sulle scadenze lunghe, ad oggi perdono soldi. Ma anche altri fattori sono in gioco: a distanza di una settimana, la dichiarazione di Coeuré fa ancora discutere (scrive oggi il Wall Street Journal: The central bank blamed a "procedural error" for last Monday's incident, in which ECB executive board member Benoît Coeuré gave fresh details of the central bank's bond-buying stimulus plan that weren't published until the next morning. But investors and governance experts say the widespread practice of speaking at private events could hand an advantage to some investors.). E l’intervento di Draghi nel weekend segnala una tensione crescente tra BCE e Governi sulla gestione delle finanze pubbliche: Draghi in pratica accusa i Governi di sfruttare il QE per restare senza fare nulla sul fronte della finanza pubblica [importante per: equity, valute ed obbligazioni (Eurozona)].

L'OPERATIVITA'
Equity: dove va la Borsa di New York? Resteremo anche questa settimana sulle Borse, che a nostro parere oggi sono il punto più fragile (weak spot) del mercato finanziario internazionale. Questa settimana lavoreremo sulla Borsa di New York, che non è solo la più grande del mondo ma che è anche quella che dà la direzione alle Borse del Vecchio Continente: Milano o Francoforte non potranno conservare i guadagno messi a segno tra gennaio ed oggi, se per caso la Borsa di New York dovesse scendere del 10%. A questo proposito, è indispensabile capire che cosa ci ha detto la stagione delle trimestrali: nel grafico qui sotto vedete i risultati settoriali, che indicano una percentuale di sorprese positive (utili superiori alla media) concentrata in tre soli settori, ovvero i beni di consumo e la tecnologia. Questi sono i dati che hanno tenuto in piedi l’indice, e che hanno portato ad un dato aggregato (per l’indice) invariato rispetto al trimestre precedente. Ma fate attenzione alle barre di colore verde: si tratta dei dati per il fatturato, e qui è un solo settore, la tecnologia, ad avere superato, in misura significativa, le stime degli analisti. In questo dato vedete il riflesso della crescita negativa del GDP, che verrà comunicata venerdì. Proseguiremo domani con le indicazioni operative.

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L'ANALISI
Sembra tanto di rivedere il 2011  Ieri abbiamo riportato due frasi dai Verbali della Fed della settimana scorsa: un documento ufficiale che ci dice che le speranze di vedere una crescita più elevate nei prossimi mesi sono legate a quattro fattori, e precisamente la stagionalità, i bassi tassi di interesse, la fiducia dei consumatori e l’inflazione bassa. Ecco dunque che, per orientare al meglio le nostre scelte di portafoglio, ci conviene di farci subito una chiara idea su ciò che è lecito attendersi da questi quattro fattori: oggi ci occupiamo dei tassi ufficiali di interesse. Yellen sostiene che il rallentamento visto nella prima parte del 2015 sarà compensato da una forte ripresa nella seconda parte dell’anno, anche per il fatto che i tassi di interesse restano bassi. La Fed deve, per mandato, distribuire ottimismo e fiducia: ma su questo argomento suona poco convincente. I tassi ufficiali sono a zero da sette anni (come mai si era verificato prima) e ciò nonostante la crescita del GDP resta ben al di sotto quel 3% che ogni anno viene indicato come obiettivo: e quest’anno, dopo un primo trimestre negativo (come vedremo nel dato di venerdì prossimo) avremo un secondo trimestre che il mercato vorrebbe ancora al 2,5%, ma che la Fed di Atlanta ha già piazzato sotto lo 1%, come vedete nel grafico qui in basso. C’è qualcosa che non funziona, ormai è evidente, nei meccanismo di trasmissione dell’impulso monetario all’economia. Non bastano dunque i tassi bassi a renderci ottimisti sulla crescita del GDP USA. Domani vedremo uno degli altri tre fattori.

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