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Il panico in borsa spiegato dall'insicurezza sociale

Il lunedì nero spiegato dal panico, e il panico spiegato dalle sempre maggiori insicurezze sociali. Così la pensa Helaine Olen, giornalista ed esperta di finanza personale. Vale per gli Usa, ma forse anche un po' per noi

di Marco Delugan 28 ago 2015 ore 11:37

Alla chiusura dei mercati, lunedì 24 agosto, quasi tutti i listini azionari registravano perdite molto ampie. Il FTSE Mib ha subito un tonfo del 5,96%, dopo essere arrivato a perdere anche il 7% a metà pomeriggio. E negli Stati Uniti il Dow Jones ha subito una flessione del 3,58%; lo S&P500 ha perso il 3,94%, e il Nasdaq il 3,82%. A trascinare in basso i mercati azionari erano stati i timori sul possibile rallentamento dell'economia cinese, dove la borsa di Shanghai ha perso l'8,5%.

Nei giorni successivi i listini si sono un po' tutti ripresi, fugando almeno in buona parte i timori di una imminente crisi finanziaria. E allora viene da chiedersi se, oltre alle manovre speculative di breve periodo facilmente ipotizzabili, una parte della volatilità di questi giorni non sia dovuta a motivi psicologici più che a motivi strettamente economici e finanziari, motivi che spesso caratterizzano i movimenti delle quotazioni, ma che in questo caso sono sembrati a molti particolarmente intensi.

Anche perché dal mondo reale sono arrivate anche segnali positivi.

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panicoA questa domanda – quanto e perché il panico abbia mosso i mercati finanziari - ha tentato di rispondere Helaine Olen in un suo articolo apparso su slate.com martedì 24 agosto. Helaine Olen è giornalista e autrice di libri sul tema della finanza personale.

Come Olen ricorda, nei momenti di panico sui media non mancano le opinioni degli esperti che invitano alla calma, e anche questa volta è stato così.

[…] ci è stato detto di considerare questo capitombolo come un'opportunità di acquisto, che non avremmo dovuto farci prendere dal panico e vendere le partecipazioni azionarie.

E quando Usa Today ha ricordato che il mercato azionario Usa era ancora del 200% più in alto di quanto lo fosse nel 2009, si poteva sentire in sottofondo il giornalista che diceva “ma di cosa ti stai lamentando?”. E aveva anche ragione.

Certo, andare nel panico è la cosa peggiore che si può fare quando il mercato azionario entra in una fase di forte volatilità. Ma è anche quello che dobbiamo aspettarci che accada.

Secondo Olen, il panico di chi opera in borsa e ha investito lì i suoi soldi, o di chi semplicemente teme che una crisi finanziaria possa mettere in pericolo le sue sicurezze economiche e lavorative, non è solo una risposta al “semplice” evento borsistico, ma rispecchia una sempre più diffusa insicurezza sociale, che l'autrice individua nella difficoltà di molti americani a garantirsi un futuro pensionistico.

Dagli anni '70 ad oggi, sostiene Olen, negli Stati Uniti è in atto un esperimento che vuole portare gli  americani ad occuparsi personalmente della propria pensione. Così, invece di aumentare i versamenti alla Social Security, o incoraggiare gli imprenditori ad offrire maggiori benefit pensionistici ai dipendenti, si è spinto verso l'aumento del risparmio volontario con opzioni di investimento come i piani pensionistici individuali e i piani 401(k) offerti dai datori di lavoro.

Questa strategia è stata una quasi totale fallimento per tutti tranne per i più ricchi. Al di la delle macchinazioni di breve periodo del mercato azionario, la rivoluzione del fai da te pensionistico ha lasciato gli Stati Uniti sul limitare di una crisi pensionistica, con il Center for Retirement Research dell'università di Boston che prevede che una cospicua minoranza dei Baby Boomers e la maggioranza dei Gen Xers avrà standard di vita via via decrescenti durante la pensione.

Tra grandi speranze e risultati scarsi, quello che si è messo in mezzo sono stati l'andamento dell'economia e dei salari, tanto che in molti, secondo Olen, non riusciranno a risparmiare abbastanza, altri invece investiranno male, o vedranno una buona fetta dei loro risparmi andarsene come commissioni imposte dall'industria dei servizi finanziari, commissioni comunque pagate sia che i mercati crescano sia che scendano. E altri ancora non riceveranno nessun aiuto dai loro datori di lavoro.

E quindi?

Un recente sondaggio di AARP ha scoperto che due terzi degli americani ha paura di sopravvivere ai propri risparmi e una consistente maggioranza teme che il proprio datore di lavoro riduca i contributi per la pensione. E molti Baby Boomers pensano di dover lavorare oltre la soglia tradizionale dei 65 anni.

Jacob Hacker, professore alla Yale University, l'ha chiamata The Great Risk Shift: è la perdita di pianificazione del proprio futuro da parte della società, del governo e delle persone. E il risultato è che gli individui sono diventati sempre più soli e responsabili di tutto, dalla capacità di investimento fino alla propria buona o cattiva fortuna.

E così, secondo Olen, l'alta volatilità e il panico tra gli investitori si alimentano vicendevolmente anche per il clima sociale in cui vivono gli americani, che in gran parte vorrebbero, secondo molte ricerche, tornare ad un sistema che offra loro maggiori garanzie e sicurezze. E se questo fosse davvero realizzato, secondo Olen anche i mercati finanziari soffrirebbero meno della sindrome da panico diffuso.

La realtà americana è differente da quella italiana. Ma negli ultimi decenni, per varie ragioni – economiche e occupazionali, ma non solo – anche dalle nostre parti si vine in un clima di maggiore insicurezza e preoccupazione per il futuro.

Insomma: difficile “tenere botta” se troppe cose importanti della propria vita diventano incerte.

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.

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