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Oro, prossimo obiettivo a 1.800 dollari?

Negli ultimi 12 mesi il valore dell’oro si è rivalutato del 25%, passando dai 1.200 dollari l’oncia dello scorso anno fino agli oltre 1.500 dollari di questi giorni. Questa tendenza è destinata a durare anche nei prossimi mesi?

di Redazione Soldionline 20 ago 2019 ore 11:24

Negli ultimi 12 mesi il valore dell’oro si è rivalutato del 25%, passando dai 1.200 dollari l’oncia dello scorso anno fino agli oltre 1.500 dollari di questi giorni.
Questa tendenza è destinata a durare anche nei prossimi mesi? Per Nitesh Shah – Director Research per WisdomTree – la risposta a questa domanda è affermativa. “Secondo le nostre nuove previsioni per lo scenario di base, i prezzi dell’oro saliranno a 1.550 dollari l’oncia nel 2° trimestre del 2020”, ha affermato l’esperto.
Tuttavia, Nitesh Shah non esclude che il prezzo del metallo giallo possa raggiungere i 1.800 dollari, a causa di una serie di rischi finanziari e geopolitici evidenziati nell’analisi seguente.

oro_39I prezzi dell’oro si sono mossi molto rapidamente negli ultimi due mesi, guadagnando il 14% in questo breve periodo. I rialzi dell’oro hanno seguito coerentemente il drastico calo dei rendimenti dei Treasury e l’aumento della domanda per gli asset considerati “sicuri”. Le crescenti tensioni tra gli USA e la Cina, sotto forma sia di una guerra commerciale che delle valute, hanno innervosito i mercati, rafforzando così la domanda di asset “rifugio”.

Sia il mercato che l’amministrazione Trump sembrano avere forzato la mano della Federal Reserve (Fed) per allentare la politica monetaria. Le crisi dei mercati hanno chiaramente influenzato le decisioni dell’istituto centrale statunitense che ha cambiato direzione dopo il ribasso delle borse all’inizio dell’anno. Le incertezze dell’amministrazione Trump sul fronte commerciale hanno indotto la Fed ad apportare un taglio ai tassi di tipo cautelativo. I future sui Fed fund indicano che il mercato si aspetta altri tagli ai tassi nel corso dell’anno e ciò probabilmente terrà bassi i rendimenti dei Treasury USA.

Secondo le nostre nuove previsioni per lo scenario di base, i prezzi dell’oro saliranno a 1.550 dollari l’oncia nel 2° trimestre del 2020, in aumento rispetto ai 1.500 dollari l’oncia di metà agosto 2019. Questa previsione si fonda sui rendimenti dei Treasury decennali e sul paniere del dollaro USA che al momento si mantengono rispettivamente a circa l’1,65% e a 97. Ci aspettiamo che l’inflazione si aggiri attorno all’1,8%. Anche se non pensiamo che all’orizzonte si stiano profilando pressioni negative sui prezzi nell’immediato, un aumento dell’inflazione, anche minimo, non sarebbe coerente con i tagli ai tassi della Fed. Attualmente, il posizionamento speculativo nel mercato dei future sull’oro è molto alto: 346mila contratti netti long, secondo i dati della Commodity Futures Trading Commission (CFTC), una cifra vicinissima al picco storico registrato nel luglio del 2016. Il sentiment dei mercati nei confronti dell’oro è cambiato molto rapidamente in un breve lasso temporale – basti pensare che nel novembre del 2018 il posizionamento speculativo era netto corto. Le nostre previsioni per lo scenario di base contemplano un calo dei contratti netti lunghi su una cifra più modesta, 120mila, poiché il posizionamento non è mai rimasto così alto e così a lungo come oggi.

Grafico: previsione sul prezzo dell’oro

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Fonte: WisdomTree Model Forecasts, Bloomberg Historical Data, dati disponibili al 13 agosto 2019. Le previsioni non sono indicative della performance futura e tutti gli investimenti sono soggetti a rischi e incertezze.
 
Con uno scenario di base conservativo, riduciamo le posizioni speculative avvicinandole alla media di lungo periodo ma se dovessero restare elevate come oggi fino al 2° trimestre del 2020, il nostro modello indica un avvicinamento dei prezzi dell’oro ai 1.815 dollari l’oncia.

Sono molteplici i rischi finanziari e geopolitici che hanno spinto a livelli elevati le posizioni dei future sull’oro:

  •         I negoziati commerciali tra gli USA e la Cina sono ad un punto morto: ciò incrementa le probabilità di protezionismo tra le due superpotenze economiche.
  •         I mercati temono che l’allentamento di politica monetaria adottato dalla Fed sia un errore, vista la rigidità del mercato del lavoro e il mancato calo dell’inflazione.
  •         Le maggiori probabilità di una “hard Brexit” con un nuovo Primo ministro in Regno Unito.
  •         L’escalation delle tensioni in Medio-oriente poiché l’Iran continua ad arricchire l’uranio superando i limiti consentiti dall’accordo sul nucleare. Gli attacchi alle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz – tramite il quale passa un terzo del petrolio mondiale trasportato via mare– hanno aggravato le tensioni nella regione dopo che l’amministrazione Trump ha applicato delle sanzioni punitive nei confronti di Teheran.
  •         L’attività economica dell’Argentina e la nuova crisi dei mercati azionario/obbligazionario che hanno diffuso i timori di vendite massicce sui mercati emergenti in generale.
  •         La nuova incertezza politica in Italia con la proposta del voto di sfiducia per il Primo ministro in carica.
  •         I disordini di Hong Kong, in risposta ad una nuova legge sull’estradizione forzata che ha acceso la richiesta di una riforma democratica più ampia.

È molto probabile che queste problematiche non vengano risolte celermente. Ad esempio, le discussioni commerciali tra gli Stati Uniti e la Cina si protraggono – senza successo – da oltre due anni, poiché le aspettative delle parti coinvolte appaiono quanto mai distanti. Non è chiaro quale elemento catalizzatore sarà in grado di avvicinare le parti. Anche la Brexit sembra un problema irrisolvibile poiché i termini dell’accordo negoziato dal precedente Primo ministro sono inaccettabili per l’attuale governo, mentre l’Unione europea non è disposta a contrattare sui principali ostacoli. Con l’Iran politicamente isolato, le possibilità che il Paese continui a rappresentare una minaccia militare sembrano più alte rispetto all’eventualità di una sua capitolazione alle richieste degli Stati Uniti.


Se le tensioni geopolitiche dovessero aggravarsi ulteriormente, il posizionamento speculativo potrebbe aumentare ancora di più. Se le posizioni dovessero salire a 400mila contratti netti lunghi, il nostro modello indica che i prezzi dell’oro potrebbero salire a 1.875 dollari l’oncia – vicinissimi al prezzo più alto di sempre, pari a 1.900 dollari, toccato il 5 settembre del 2011.

 

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