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Oro, più inflazione o più incertezza?

Il prezzo del metallio giallo è sceso ai minimi degli ultimi cinque mesi e mezzo. Secondo Nevine Pollini, Senior Analyst Commodities di Union Bancaire Privée, questa asset class si trova a un bivio.

di Edoardo Fagnani 22 nov 2016 ore 10:56

Dopo una breve fiammata oltre quota 1.300 dollari alla notizia della vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali statunitensi, il prezzo dell'oro ha ripiegato velocemente, riportandosi in pochi giorni in zona 1.210 dollari (i minimi degli ultimi cinque mesi e mezzo).
Cosa succederà ora al metallo giallo? Secondo Nevine Pollini, Senior Analyst Commodities di Union Bancaire Privée, questa asset class si trova a un bivio. Da una parte le probabili politiche di Donald Trump potrebbero portare a un incremento dell'inflazione negli Stati Uniti, con un possibile aumento dei tassi di interesse. Dall'altro lato i prossimi appuntamenti politici in Europa potrebbero far riscoprire agli investitori il carattere difensivo dell'oro.
Nell'analisi seguente Nevine Pollini analizza l'attuale scenario del metallo giallo.

 

Dopo la vittoria di Trump, il prezzo dell’oro è stato spinto al ribasso fino ai minimi di cinque mesi e mezzo poiché, dopo lo shock iniziale, il dollaro ha recuperato, i rendimenti dei bond si sono impennati e il mercato azionario è salito (una correlazione inusuale). Tutto ciò si è verificato sulla base delle aspettative che le proposte elettorali diventino realtà.

oro_38Le promesse di Trump di stimoli fiscali maggiori (ad esempio, sotto forma di taglio delle tasse e spesa per infrastrutture), combinati con un protezionismo sul commercio (che farebbe aumentare prezzi delle importazioni), avranno sicuramente un effetto reflazionistico sull’economia americana, portando a un possibile aumento dell’inflazione, specialmente in un’economia che sembra essere piuttosto solida e in cui il mercato del lavoro è abbastanza forte. Il vice presidente della Fed, Stanley Fischer, ha dichiarato, subito prima delle elezioni, che l’economia statunitense “…supera i nostri target sull’occupazione e sull’inflazione”.

Da ciò ne deriva che la Fed probabilmente dovrà aumentare i tassi in modo più aggressivo rispetto alle attese, il che sicuramente sarà dannoso per il prezzo dell’oro. Un rialzo dei tassi nel mese di dicembre ormai è pienamente atteso e ce ne potrebbero essere altri nel 2017.

Tuttavia, dopo l’esito a sorpresa del voto americano e del referendum sulla Brexit, crediamo che il metallo giallo non debba essere completamente accantonato; potrebbe benissimo tornare alla ribalta con l’avvicinarsi del referendum italiano e delle elezioni in Austria, Francia e Germania, dove il rischio di anti-globalizzazione e di affermazione di trend politici populisti e delle incertezze che questi potrebbero creare sui mercati globali non dovrebbe essere sottostimato.

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.

 

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