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Ora tutti ricorderanno che (anche) con le obbligazioni si possono perdere tanti soldi

I mercati obbligazionari sono arrivati ad un punto di svolta di lungo termine: la fase di “compressione dei tassi” si è chiusa e quindi cambierà l’atteggiamento dei traders

di Redazione Soldionline 8 giu 2015 ore 09:58

Commento giornaliero di www.recce-d.com

I TEMI DEL GIORNO
1. Asia: la settimana dei dati cinesi 
La settimana scorsa, abbiamo fornito a chi ci segue nella terza sezione (Approfondimento) i dati principali sui quali fondare una posizione operativa sui mercati della Cina. Dati indispensabili per capire la performance eccezionale della Borsa di Shanghai (grafico sotto), e che serviranno anche per interpretare altri dati, importantissimi, in uscita questa settimana: a cominciare dalla bilancia commerciale pubblicata stamattina, con le esportazioni in calo del 2,5% e le importazioni in calo del 17,5% [importante per: equity (Asia)].
2. Occupati USA di venerdì scorso: fuochi di artificio  Dato molto migliore delle attese per gli occupati USA: il rialzo dei tassi ufficiali USA sembra molto probabile già a settembre. Curioso che, due giorni prima, il FMI avesse ridotto dal 3% al 2% la crescita attesa del GDP negli USA: un contrasto che terrà occupati gli analisti [importante per: equity, valute ed obbligazioni (USA)].
bond_63. Eurozona sotto stress
Come abbiamo scritto già venerdì, i mercati obbligazionari sono arrivati ad  un punto di svolta di lungo termine: la fase di “compressione dei tassi” si è chiusa, ora tutti ricorderanno che con le obbligazioni si possono perdere tanti soldi, e quindi cambierà l’atteggiamento dei traders, e cambierà la psicologia degli investitori. Di sicuro non è finita qui:  ne abbiamo scritto anche nel nostro Blog. Un segnalazione particolare la merita l’indice della Borsa di Milano: ricordiamo che la soglia tra “il giorno e la notte” resta quella dei 22500 punti, ovvero il Massimo 2014 ed il Massimo 2011. La chiusura di venerdì ci ha nuovamente avvicinati a quel livello decisivo [importante per: equity, valute ed obbligazioni (Eurozona)].
4. Tsipras: le frasi chiave Nel suo discorso di venerdì sera, Tsipras ha utilizzato frasi molto esplicite: ve le riproponiamo, e c’è poco da aggiungere. Quello che capiterà, è già tutto scritto qui. “The Greek government cannot consent to unreasonable proposals that call for devastating measures for pensioners and Greek families,” he said. “I want to believe that it was a bad negotiating trick and will be withdrawn.(…) I’m sure that in the coming days our realistic and consistent position will be vindicated (…)“it’s finally clear to everyone, and mostly understood by the markets themselves, no one wants a rift. And time now is running out not just for Greece, but for everyone.” Non abbiamo un modo più chiaro per dire che Tsipras ha già vinto: ed ha vinto perché sa che gli altri rischiano più della Grecia.  [importante per: equity, valute ed obbligazioni (Eurozona)].

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L'OPERATIVITA'
La posizione operativa sul dollaro USA.
Come si vede nel primo dei due grafici sotto, dopo che la fase di rialzo si è fermata in marzo il dollaro USA è poco mosso contro euro sopra la soglia di 1,0880, e questa fase priva di direzione va capita bene: perché l’uscita da questa fase laterale sarà una grossa opportunità per operare sui portafogli, nelle prossime settimane. Quali dati fondamentali possono fare uscire da questa fase il cambio del dollaro? Il dollaro ha guadagnato  in media il 18% nell’ultimo anno, e non si può certo trascurare l’impatto che questo rafforzamento ha imposto sulla crescita degli USA (che secondo Goldman Sachs è almeno dello 1% su base annuale). Le esportazioni USA sono calate per la prima volta dalla crisi del 2007-2009, ed il saldo commerciale si è quindi allargato fino a fare segnare un nuovo massimo storico. Se proviamo ad ampliare la prospettiva storica (secondo grafico) vediamo però che il dollaro USA resta tuttora (e nonostante il QE della BCE) all’interno del range che lo limita ormai dal 2003: ci sono fattori, elementi o spinte che potrebbero portarlo verso la parità, soglia che come vedete fu rotta al rialzo nella lontana estate del 2003, ovvero 12 anni fa? Oppure è solo una delle tante previsioni sbagliate delle banche di investimento? Ne parleremo domani.

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L'ANALISI
Emergenti rischio globale?   In questo 2015, almeno fino ad oggi, nessuno parla degli Emergenti, e neppure dei famosissimi BRIC: eppure, le notizie non mancano. Soltanto la scorsa settimana, l’India ha tagliato tassi ufficiali (per la terna volta) ed il Brasile li ha alzati (per l’ennesima volta) pur essendo al centro di una delle più profonde recessioni della sua storia. Questa settimana ci dedicheremo agli Emergenti, perché è sbagliato perderli di vista, in quanto proprio da lì in passato sono partiti movimenti di mercato che hanno poi coinvolto sia l’Europa sia gli USA. Partiamo esaminando i dati più recenti: la settimana scorsa l’indice PMI di Markit per l’intera area degli Emergenti ha toccato il livello più basso dal maggio 2014, a 50,7. Il Brasile ha fatto segnare la più ampia caduta della produzione nazionale dal marzo 2009, mentre Cina ed India hanno fornito i dati più bassi degli ultimi quattro e sette mesi, rispettivamente. Il commento del capo economista di Markit è stato il seguente: "Growth of emerging markets ground almost to a halt in May, according to the latest PMI surveys, highlighting the deepening malaise facing many parts of the global economy". Continueremo domani.

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