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Oggi decide la Federal Reserve: attenzione all’inflazione

Mercati finanziari da un lato (ieri il rimbalzo, ma resta altissima la tensione) ed economia reale dall’altro: tra questi due scogli Yellen dovrà passare oggi. Ci aspettiamo un fine settimana nervoso

di Redazione Soldionline 16 dic 2015 ore 09:18

Commento giornaliero di www.recce-d.com

I TEMI DEL GIORNO
1.     Il rimbalzone delle Borse: come usarlo
. Prima della decisione di Yellen, molti traders di breve termine hanno chiuso (in utile) le posizioni corte, ovvero gli SHORTS: lo abbiamo visto  ieri. Per un investitore come noi, invece, per un gestore di portafoglio, il punto sta nel capire che cosa succederà DOPO: le parole di Yellen in conferenza stampa (la decisione è già scontata) potranno rammendare gli strappi delle ultime settimane, dal petrolio agli high yields, dalla Borsa al dollaro USA? Noi crediamo di no, e ci aspettiamo un fine settimana nervoso [importante per: equity , obbligazioni e valute (globale)].

2.     Oggi decide la Federal Reserve: attenzione all’inflazione. Mercati finanziari da un lato (ieri il rimbalzo, ma resta altissima la tensione) ed economia reale dall’altro: tra questi due scogli Yellen dovrà passare oggi. Ieri, il dato per l’inflazione anno-su-anno è risultato il più alto dal dicembre 2014 (0,5%) nonostante il calo del petrolio, mentre il dato depurato da energia e alimentari (il dato core) risulta in crescita del 2% anno-su anno, in linea con il target Fed. Immediata conseguenza: il Treasury a due anni (2017) ora rende poco meno dello 1%.  [importante per: equity , obbligazioni e valute (globale)]

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L’OPERATIVITA'
Portafoglio nel 2016: cinque regole pratiche. Dopo il “consenso” e la “asset allocation” stamattina trattiamo di strumenti finanziari: la terza regola per il 2016 è di fare massima attenzione a Fondi Comuni e GPM.  Si tratta di strumenti finanziari sui quali di è incentrato lo sviluppo dell’industria del risparmio gestito,  ma allo stesso tempo va detto che NON si tratta dei soli strumenti con i quali è possibile gestore, in modo efficiente, i nostri portafogli di titoli. Anche perché si tratta di strumenti che hanno, anche loro, bene precise ed evidenti limitazioni: di quelle realtive alle performances abbiamo già scritto sul sito più volte (le statistiche dicono che nel 90% dei casi non riescono a battere i loro benchmarks); e di quelle che riguardano lo “effetto gregge” avete letto molte volte anche nel nostro bollettino quotidiano (l’industria oggi è costretta a mantenere un atteggiamento “ottimista” e quindi LONGO su tutti i mercati). Nel 2016 ci aspettiamo però che diventi via via più evidente il problema relativo alla scarsa trasparenza: che cosa c’è nei portafogli di Fondi e GPM; si tratta sempre di titoli in linea con le aspettative dei Clienti? Il mondo dei Fondi e delle GPM, negli ultimi anni, ha cavalcato la fase della “caccia ai rendimenti” investendo, in modo pesante, in settori marginali dei mercati azionari ed obbligazionari, che sono proprio quelli di cui parlavano i punti elencati da El Erian che vi abbiamo proposto ieri, e che sono i settori che soffrono in misura maggiore dei problemi di liquidità e di spirale. Come vi abbiamo scritto più volte, con il 2015 si è chiusa la fase storica della “Fed put” e i mercati non sono più garantiti contro i ribassi da “QE infinity”, e quindi ci aspettiamo che questi problemi vengano acquistando maggiore evidenza. Attenzione perciò alle singole posizioni sia nelle vostre GPM sia nei vostri Fondi Comuni, perché questo dettaglio diventerà molto importante.

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L'ANALISI
Obbligazioni e liquidità: un problema serio, un problema con cui abbiamo fatto i conti in passato
. Nel fine settimana, su Bloomberg, il notissimo commentatore Mohamed El Erian ha scritto quali sono le principali lezioni da trarre dalle difficoltà del Fondo Third Avenue: e ieri in questa pagina ve le abbiamo sintetizzate. Il grafico in basso ci è utile per chiarire le dimensioni del problema, ed anche se i dati del grafico sono riferiti agli Stati Uniti, la rappresentazione può essere senza difficoltà estesa anche ai mercati europei. Come vedete, c’è stata una vera e propria corsa dei risparmiatori (imbeccati dalle Reti di vendita) verso i Fondi Comuni che investono in obbligazioni high yield, e si è passati dai 100 miliardi del 2000 agli oltre 400 miliardi del 2013. In Europa, la dinamica è stata la medesima, con una sola differenza: il picco di raccolta non è stato nel 2013, come è successo per gli Stati Uniti, bensì nel 2015, ovvero proprio quest’anno. Di fronte a questi dati, sarebbe irresponsabile non avvertire gli investitori: uscire tutti ed allo stesso tempo da questi strumenti, ovvero ritornare alla situazione anche solo del 2007 (quando la raccolta dei Fondi high yield era la metà di quella attuale) sarebbe impossibile. Se si creasse un fenomeno a spirale, per cui alle vendite seguono altre vendite, il mercato non potrebbe garantire la liquidità di tutte queste posizioni.

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