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Obbligazioni e dividendi: è tutta una questione di QE

Secondo Viktor Nossek, Direttore della ricerca di WisdomTree in Europa, la BCE non annuncerà a breve la fine del Quantitative Easing. Gli impatti su bond e politiche dei dividendi

di Redazione Soldionline 18 lug 2017 ore 09:50

"I rendimenti obbligazionari in Europa probabilmente non si muoveranno, semplicemente perché non credo che la BCE annuncerà a breve la fine del Quantitative Easing". E' quanto sostiene Viktor Nossek, Direttore della ricerca di WisdomTree in Europa. Secondo l'esperto la Banca Centrale Europea non si muoverà neppure a settembre, in quanto ritiene che il recente aumento dei prezzi al consumo non sarà duraturo. Viktor Nossek ritiene che questo scenario possa aiutare le aziende che distribuiscono dividendi (energetici, finanziari e gruppi attivi nei beni di consumo) a confermare le proprie politiche. Nell'analisi seguente l'esperto analizza nei dettagli queste ipotesi.


 
I rendimenti obbligazionari in Europa probabilmente non si muoveranno, semplicemente perché non credo che la BCE annuncerà a breve la fine del QE - non ritengo nemmeno che accadrà in settembre, quando l’Italia si troverà a presentare una bozza di bilancio e, potenzialmente, ad affrontare una tornata elettorale. Sono questi i principali elementi che potranno influenzare al rialzo o al ribasso i rendimenti obbligazionari. Se analizziamo l’inflazione in Europa, notiamo che essa è aumentata notevolmente negli ultimi due mesi, ma i rendimenti delle obbligazioni non hanno reagito e la maggior parte di questi è ora in territorio di tassi reali negativi.

Ciò suggerisce che l’aumento dell’inflazione in Europa non sarà duraturo, dato che la maggior parte dell’incremento proviene da effetti legati ai costi d’importazione - prezzi dei beni alimentari più alti a causa del cattivo raccolto, prezzi dell’energia più alti per i consumatori e combinati con un tasso di cambio Euro/Dollaro relativamente basso. Questi fattori hanno forzato un aumento delle importazioni e dell’inflazione. E questa situazione non è sostenibile perché ora l’Euro si sta riprendendo, potenzialmente riducendo futuri costi di importazione. 

Inoltre, dati prezzi del petrolio estremamente bassi, le importazioni di energia in termini di dollari sono diventate più economiche anche per l’Europa. In più, l’inflazione potrebbe ritornare a livelli più bassi. Quindi, è tutta una questione di QE. I rendimenti obbligazionari continueranno ad essere relativamente bassi anche in Italia, specialmente perché la ristrutturazione bancaria sta costantemente riducendo il rischio sistemico.

dividendi_4In Europa, anche il rendimento da dividendi non cambierà nel breve periodo. I dividendi sarebbero visti come regolari considerati i livelli stabili di utili distribuiti. Le società che in Europa pagano dividendi appartengono al settore energetico, finanziario e dei beni di consumo. Questi ultimi riusciranno a sostenere il livello di dividendi e forse anche ad aumentarlo lievemente, ma probabilmente non in misura maggiore del tasso di crescita del prezzo delle azioni perché non vi sono incentivi per fare ciò in un contesto di bassi tassi d’interesse. 

Le società attive nel settore energetico hanno già concluso una fase di ristrutturazione l’anno scorso riducendo le spese operative. Quindi anch’esse saranno probabilmente capaci di pagare i dividendi per il 2017, e forse li aumenteranno leggermente.
Il settore finanziario è positivo, anche in Italia. Anche Intesa si è espressa e ha comunicato al governo italiano di non voler compromettere la propria politica di dividendi in seguito all’acquisizione di Veneto Banca, motivo per cui l’outlook per i dividendi in Europa rimane stabile.

 

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