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Obbligazioni, cosa aspettarsi nel 2019?

Il 2018 si chiude con buona parte degli indici obbligazionari in negativo, con gli unici settori in terreno positivo, gli emittenti a rating molto elevato

di Redazione Soldionline 4 gen 2019 ore 10:38

Nel 2018 il mercato obbligazionario si è allineato al trend negativo delle principali attività di investimento. Solo pochi sotto comparti hanno fatto eccezione a questa tendenza, vale a dire gli emittenti a rating molto elevato.

bondsCosa aspettarsi nell'esercizio appena iniziato.

Secondo Jacopo Ceccatelli, amministratore delegato di Marzotto Investment House, anche il 2019 non sarà un anno semplice per il reddito fisso. Nell'analisi seguente l'esperto spiega i motivi di questa affermazione.

 

Il 2018 si chiude con buona parte degli indici obbligazionari in negativo, con gli unici settori in terreno positivo, gli emittenti a rating molto elevato per effetto di un ulteriore ribasso dei rendimenti.

 

Di fatto le previsioni di un aumento generalizzato di tassi e rendimenti, pressoché unanime a inizio 2018, non si sono verificate né a livello dei tassi IRS, né rispetto alla curva dei titoli di stato tedeschi (le due curve più rappresentative dell’obbligazionario Euro). Per entrambe le curve, la riduzione dei rendimenti è stata tra i 5 e i 40 punti base.

 

Molto diverso invece, e più in linea con le previsioni di inizio anno, l’andamento delle emissioni con rating da medio (singola A) in giù, che hanno subito aumenti di rendimento (e quindi ribassi di prezzo) piuttosto significativi; in media tra i 30 e i 40 punti base per le scadenze dai tre anni in su.

 

Ovviamente infine, un caso a parte è rappresentato dalla curva dei rendimenti dei titoli di stato italiani, che ha subito rialzi notevoli dei rendimenti nella seconda parte dell’anno, con aumenti tra i 50 e i 100 punti base.

 

Curva BTP - andamento 2018 (Fonte Bloomberg)

andamento-btp-2018

 

Si chiude quindi un anno non facile per gli investitori obbligazionari (tanto più quelli italiani) e se ne apre un altro con prospettive che non consentono di abbassare la guardia.

 

Nonostante i recenti rialzi, si parte infatti ancora da un livello di tassi e rendimenti che resta in termini assoluti sostanzialmente basso o molto basso (a seconda degli emittenti e delle scadenze), il che rende poco probabili ulteriori riduzioni.

Pesa poi in maniera molto significativa la fine del Quantitative Easing (QE), circostanza che costringerà il mercato obbligazionario a cercare nuovi equilibri rispetto al recente passato. Il quadro economico poi presenta significative incertezze, che potrebbero continuare ad appesantire gli emittenti con rating da intermedio in giù.

Infine, le dinamiche inflattive continuano a non offrire una chiara tendenza a rialzo nonostante tutti gli sforzi sin qui profusi dalla BCE, il che non consente di puntare con decisione su titoli inflation linked e a tasso variabile.

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.
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