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Nubi in spostamento dal Partenone all’America e all’Asia

Superata la fase più critica della crisi greca ora l’attenzione dei mercati si è focalizzata sull’ormai vicino rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve e sul possibile rallentamento dell’economia cinese

di Redazione Soldionline 6 ago 2015 ore 14:27

A cura di Anima

Dopo l’ennesima tempesta creata dalla Grecia, nei prossimi mesi tornerà il sereno?
È ancora presto per dire quando e se la volatilità abbandonerà i mercati finanziari. Le lunghe trattative fra Grecia e vertici Ue alla fine hanno escluso un “Grexit” portando all’erogazione di un prestito “ponte” per permettere al governo greco di rispettare gli impegni con il Fondo monetario internazionale e Banca centrale europea a fronte di riforme profonde e immediate; ma se il momento più critico della crisi sembra alle spalle, restano diversi aspetti dell’accordo ancora da verificare e alcuni rischi. In primis se il governo ellenico sarà in grado di sostenere la fase di implementazione e quindi tutte le riforme e le misure di austerity in cambio del piano di aiuti (da 86 miliardi) fissato dalla Troika; in secondo luogo il rischio di elezioni anticipate già in autunno, nel caso in cui la coalizione guidata da Alexis Tsipras non si dimostrasse in grado di reggere alle pesanti conseguenti pressioni.

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cina_3All’orizzonte, però, ci sono altre “nubi” che potrebbero riportare temporali. La prima è rappresentata dalla minaccia di un rallentamento dell’economia cinese (pur crescendo ancora intorno al 7% annuo) e di un possibile contagio finanziario, dal momento che nelle ultime settimane la Borsa cinese è tornata a registrare un andamento altalenante. Il fatto nuovo, rispetto al passato, è che le tensioni sui listini cinesi, oltre a determinare un ulteriore calo del prezzo delle materie prime (soprattutto ancora una volta delle quotazioni del petrolio), hanno penalizzato le Borse europee. Pertanto, a preoccupare gli investitori a livello globale pare essere lo scenario di un eventuale scoppio della bolla, che si potrebbe creare se il governo cinese cominciasse a non supportare più con manovre di stimolo le quotazioni azionarie. Senza contare che l’instabilità finanziaria cinese può incidere sulla fiducia dei consumatori domestici ad alto reddito che costituiscono i principali acquirenti di prodotti occidentali di alto reddito, con un possibile danno anche per le esportazioni europee.

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Inoltre, le performance del II semestre dei mercati azionari saranno legate alla dinamica dei tassi di interesse. A portare infatti un po’ di nervosismo sarà la stretta della politica monetaria in America da parte della Federal Reserve, che sembra sempre più certa anche se non ancora nel timing e nelle modalità. In occasione del recentissimo meeting del 28-29 luglio, il Fomc ha lasciato ancora una volta i tassi di interesse fermi a quota 0-0,25%, ovvero il minimo storico a cui furono portati il 16 dicembre 2008 nel momento più difficile della crisi finanziaria. Il Fomc di fatto non ha ancora sciolto il nodo sulla tempistica di rialzo dei tassi, preferendo sentirsi libero di mettere in atto la manovra in base all’evoluzione dei dati economici, limitandosi a fare presente che deciderà di aumentare il costo del denaro quando avrà visto “qualche ulteriore miglioramento nel mercato del lavoro” e “sarà ragionevolmente fiducioso che l’inflazione tornerà al suo obiettivo del 2% nel medio termine”. Pertanto, un primo graduale rialzo dei tassi potrebbe avvenire già in occasione del prossimo meeting del 17 settembre. Nel frattempo sono arrivati i dati relativi alla crescita del Pil del II trimestre che confermano un’accelerazione rispetto alla debolezza del I trimestre e che l’economia americana sta crescendo ma non correndo: l’incremento del Pil è stato pari al 2,3% rispetto alle previsioni che avevano azzardato fino al 2,7%. Tuttavia risultano ancora in calo gli investimenti fissi aziendali che sono scesi dello 0,6% quando già nel I trimestre si era riscontrata una contrazione dell’1,6%. Ancora dal mercato del lavoro arrivano segnali positivi il che rappresenta un fattore incoraggiante per la Fed, controbilanciato però dai timori per la Cina che potrebbero indurre l’Autorità monetaria a posticipare la stretta monetaria a dicembre.

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L’attenzione degli investitori, perciò, da un lato è già rivolta verso la Fed e dall’altro sembra ritornare sui fondamentali, in particolare delle società considerando che questo è periodo di semestrali e quindi di focus sugli utili che, come da attese, hanno riscontrato un miglioramento nell’Eurozona rispetto alle aziende americane.

Alla luce di questo contesto il team gestionale di Anima ha ricostituito alcune posizioni neutralizzate nel corso delle settimane di crisi, nell’ambito comunque di un posizionamento complessivo sui mercati azionari che si mantiene neutrale. In particolare, nei portafogli dei fondi Anima si continuano a preferire in termini relativi le Borse europee, che riteniamo presentino ancora un potenziale di crescita, in quanto sostenute dal QE della Bce, dall’indebolimento della moneta unica, ma anche dal miglioramento del quadro macro e come anticipato dall’incremento degli utili delle aziende della zona Euro.

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