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Mercati finanziari: un percorso diviso in due

Il percorso più naturale nel 2015 sarà caratterizzato da un dollaro più basso, da prezzi dell’energia da stabili a leggermente più elevati e tassi invariati. Questo è esattamente quello a cui arriveremo

di Redazione Soldionline 8 gen 2015 ore 14:55

A cura di STEEN JAKOBSEN, chief economist Saxo Bank

Per i nostri scopi, l’uso più pertinente è il ciclo di sette anni di crisi economiche: nel 1973 abbiamo avuto l’abolizione del Gold Standard e l’inizio della recessione; nel 1980 abbiamo visto la crisi di S&L; nel 1987 c’è stato il crollo di Wall Street; nel 1994 abbiamo avuto il peggior mercato obbligazionario della storia; Il 2001 è stato l’anno dell’esplosione della bolla dotcom; e il 2008 ha visto il crollo dell’indice S&P (a 666.00).

Il prossimo, a ben contare, dovrebbe essere il 2015. Ma questa semplice formula può davvero funzionare quest’anno? Probabilmente no, ma ci lasciamo un 2014 ai massimi o ai minimi pluriennali in tutte le attività e gli indicatori finanziari: l’inflazione è al livello minimo da molti anni, gli spreads tra rendimenti obbligazionari sono inferiori ai tassi di default, la politica monetaria è più espansiva che in qualsiasi altro momento nella storia, i rendimenti sono ai minimi storici ed anche la volatilità si sta avvicinando al suo punto minimo.

2015_2Mentre le condizioni per possedere azioni sono quasi perfette, la pura verità è che non ci sono attività alternative che valga la pena possedere. I profitti potranno essere a livelli massimi pluriennali, ma lo sono anche la disoccupazione, la frustrazione e l’incapacità di realizzare riforme.

Dal punto di vista geopolitico, anche un osservatore veterano e diplomatico come Henry Kissinger pensa che stiamo vivendo cambiamenti e turbolenze che mai avevamo visto prima. In sostanza, non siamo mai stati tanto disallineati quanto lo siamo adesso. Quali saranno le conseguenze sui mercati mentre entriamo nel nuovo anno?

In sostanza, non siamo mai stati tanto disallineati quanto lo siamo adesso. Quali saranno le conseguenze sui mercati mentre entriamo nel nuovo anno?

PETROLIO E DOLLARO
La domanda chiave da porsi in questo momento a livello macroeconomico è se il calo del 40% dei prezzi del greggio possa rivelarsi positivo, per l’aumento del reddito dei consumatori, o negativo poiché le aspettative di inflazione sono al collasso e gli Stati Uniti, l’Europa, il Regno Unito e la Banca Centrale giapponese sono sempre più lontani dal loro obiettivo del 2%.

La deflazione è il problema principale in questo momento in cui i mercati azionari toccano i loro massimi, il petrolio il minimo e il mercato high-yield US sottoperforma quello Europeo. Il prezzo del petrolio greggio è sceso da 110 $/ barile a 58 $/barile in circa sei mesi, provocando reazioni nei mercati del credito e facendo pressione sulle nazioni produttrici di petrolio. Questo è da considerarsi un bene o un male?

Quando si tenta di guardare al futuro la seguente domanda è sempre la più efficace: quale sarebbe la migliore direzione per il dollaro USA, i tassi globali e l’energia, se dovessimo cercare una crescita migliore e più equilibrata?

La risposta contiene un’antitesi: un dollaro più basso, tassi d’interesse invariati e prezzi dell’energia da stabili a più elevati!

Il dollaro dovrebbe quindi indebolirsi. La crescita globale ha due propellenti principali: gli Stati Uniti e i mercati emergenti. I primi hanno performato bene nel 2014 (molto peggio di quanto ci si aspettava un anno fa, ma meglio rispetto al resto del mondo), mentre i mercati emergenti hanno fatto male. Il collegamento è il dollaro USA forte e la mancanza di riforme. Abbiamo quindi bisogno di un dollaro più debole, al fine di rimettere in moto la crescita mondiale

Per quanto riguarda i tassi d’interesse, nel frattempo, il rapporto debito/PIL sta aumentando più velocemente a causa della deflazione/disinflazione e della bassa crescita economica. Questo rende i saldi di bilancio maggiormente negativi - e l’ultima cosa di cui il mondo ha bisogno oggi sono tassi più alti.

La maledizione del QE
La BCE, per fortuna, è in ritardo nell’avviare il QE perché attenderà la sentenza della Corte di Giustizia Europea in merito alla legittimità del suo programma. Inoltre, avendo tassi di deposito negativi renderà il QE meno interessante per le banche europee rispetto ai loro omologhi nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Infine, gli europei sono risparmiatori netti, mentre nel Regno Unito e negli Stati Uniti sono debitori netti.

Quest’asimmetria significa che, se e quando il QE arriverà, sarà la decisione di politica peggiore nella storia della BCE poiché avverrà esattamente quando le aspettative di inflazione, crescita e le attese in Europa raggiungeranno il punto minimo. Il QE potrà essere messo in atto o meno, ma il suo impatto sarà pari a zero. In questo momento la micro economia sta migliorando, ma ci vorrà del tempo per sentirne l’effetto.

Un’altra micro storia sottovalutata è quella che il prossimo anno la Grecia, il Portogallo, l’Irlanda e la Spagna saranno più competitive rispetto alla Germania. Davvero! La Germania ha avuto il vantaggio che avviene una volta nella vita dell’introduzione dell’euro nel 1999, che fermò i suoi concorrenti dallo svalutarsi contro il marco, ma ora questo guadagno diminuisce di mese in mese.

Ora, il 2015, sarà l’anno in cui i paesi mediterranei e l’Europa orientale guideranno la crescita fuori dalla depressione poiché i loro costi unitari del lavoro sono inferiori a quelli del Nord Europa. Il risultato sarà che l’economia europea si trasformerà in un’economia alimentata da imprese piccole, innovative e agili. Questa è un’ottima notizia per i disoccupati, le PMI stesse e il futuro dell’Europa.

La mia strategia sul petrolio
Infine l’energia: il petrolio molto probabilmente negozierà in un’ampia banda che va da 50 usd/barile a 70 usd/ barile nel Q1 e per tutto il 2015, mentre le forze negative (eccesso di offerta, mancanza di strategia dell’Opec) lotteranno con la domanda che vedremo recuperare nella seconda metà dell’anno.

Per quanto mi riguarda, la vera chiave è il cosiddetto contango, la situazione in cui il prezzo future è più alto delle attese sul prezzo a pronti. Al momento, il petrolio greggio WTI gennaio 2015 prezza 59 usd/barile, 63 gennaio 2016 e 67 gennaio 2017. In altri termini c’è un contango di 4$ in un anno e 8$ in due anni. Il mercato ritiene che i bassi prezzi del petrolio siano un problema del 2015. Il trade è quello di osservare se nel Q1 il contango diminuirà da 8$ a 2-4$ e, se nel settore energetico manterrà questo valore per un po’ di tempo. Se avverrà, otterremo un segnale di acquisto e quel punto comprerò contratti con scadenza 2016/17.

Riassumendo: il percorso più naturale nel 2015 sarà caratterizzato da un dollaro più basso, da prezzi dell’energia da stabili a leggermente più elevati e tassi invariati. Questo è esattamente quello a cui arriveremo

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.

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