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Mercati finanziari sulle montagne russe

Consigliabile ridurre la velocità e cercare di non andare fuori strada, ovvero operare un’ampia diversificazione degli investimenti tra le diverse asset class

di Redazione Soldionline 8 mar 2016 ore 10:57

A cura di Ann-Katrin Petersen, Vice President Global Capital Markets & Thematic Research di Allianz Global Investors

E’ come se nelle prime settimane dell’anno i mercati finanziari si trovassero sulle montagne russe, in un contesto caratterizzato da incertezze sulle prospettive economiche, politiche monetarie contrastanti e rischi politici a livello mondiale. Nell’attuale situazione, oltre al miglioramento dei dati cinesi e statunitensi, due fattori in particolare potrebbero ridurre il nervosismo degli investitori: la fine del rafforzamento dollaro e una ripresa duratura del prezzo del petrolio.

montagne-russe- Il dollaro USA tratta ancora ad un livello superiore di circa il 20% alla media del secondo trimestre 2014, cioè prima dell’inizio del forte rialzo di cui è stato protagonista. Per contro, diverse valute emergenti hanno registrato forti pressioni. La Cina, i Paesi in via di sviluppo, ma anche la stessa economia statunitense, con riferimento specifico ai settori esportatori, dovrebbero beneficiare della recente lieve svalutazione registrata dal biglietto verde nonostante la divergenza delle politiche monetarie a livello internazionale. Nel complesso, il trend di rafforzamento del dollaro sembra ormai aver raggiunto una fase molto avanzata, anche per effetto dei crescenti dubbi sul proseguimento del ciclo di inasprimento avviato a dicembre 2015 dalla Federal Reserve (Fed). In ogni caso, destano preoccupazione le speculazioni circa una possibile recessione e l’introduzione di tassi di interesse negativi nella prima economia mondiale, considerando lo stato attuale e le attese sulla congiuntura USA.

ann-katrin-petersen- Anche il crollo del prezzo del greggio, prevalentemente dovuto agli sviluppi sul lato dell’offerta, è difficile da interpretare. I mercati non lo percepiscono come un fattore positivo che può sostenere i consumi privati, quanto maggiormente come un indicatore del rallentamento della congiuntura globale. Il prezzo del petrolio resta sotto pressione a causa del surplus di offerta a livello mondiale e potrebbe temporaneamente testare il limite inferiore dei costi di produzione. La prospettiva che anche l’Iran, come l’OPEC, decida di tagliare la produzione, e l’inclinamento al rialzo della curva forward delle quotazioni, indicano che il petrolio potrebbe gradualmente risalire dai minimi.

Il divario tra il tasso di inflazione complessivo e quello core, che non risente delle variazioni dei prezzi dell’energia, dovrebbe per il momento mantenersi costante. La nuova flessione delle quotazioni all’inizio dell’anno ha quasi completamente neutralizzato l’effetto base del calo del prezzo del petrolio di fine 2014.

La politica monetaria dovrebbe mantenersi molto accomodante, soprattutto per effetto degli interventi di Banca Centrale Europea (BCE) e Banca del Giappone (BoJ). I mercati obbligazionari sono ancora caratterizzati da tassi molto bassi o addirittura inferiori allo zero. La probabile ulteriore riduzione del tasso di deposito della BCE, già negativo, confermerebbe le preoccupazioni in merito alla redditività del sistema bancario europeo.
In sintesi, con ogni probabilità gli interventi delle principali autorità monetarie saranno fortemente dipendenti dall’evoluzione dei dati economici. Gli investitori potrebbero dover affrontare percorsi accidentati. Pertanto, è importante “ridurre la velocità e cercare di non andare fuori strada”, ovvero operare un’ampia diversificazione degli investimenti tra le diverse asset class.

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