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Mercati finanziari, cosa attendersi nel 2024

Sarà importante capire come proseguirà l’azione delle banche centrali, dopo il blando alleggerimento dell’azione restrittiva nel corso del 2023.

di Redazione Soldionline 5 dic 2023 ore 11:24

"L’outlook per il 2024 nel nostro scenario base non differisce in misura significativa da quello che avevamo tratteggiato a inizio 2023, anche per quanto riguarda i rischi." È quanto sostengono Fabio Fois - Head of Investment Research & Advisory - e Filippo Di Naro - Direttore Investimenti - di ANIMA.

Secondo i due esperti sarà importante capire come proseguirà l’azione delle banche centrali, dopo il blando alleggerimento dell’azione restrittiva nel corso del 2023.

Sulla base di queste premesse Fabio Fois e Filippo Di Naro hanno fornito nell’analisi seguente un asset allocativo su azionario globale, obbligazionario governativo paesi sviluppati, obbligazionario governativo paesi emergenti, obbligazionario corporate e valute.

 

2024Gli investitori di tutto il mondo sono entrati nel 2023 con la speranza che potesse essere l’anno della svolta.

Nelle attese del mercato, il rallentamento di inflazione e crescita avrebbe dovuto indurre le banche centrali a iniziare a ridurre l’intensità della stretta monetaria avviata nel 2022. 

Con queste premesse, la fiducia degli operatori era largamente riposta nel mercato obbligazionario governativo, dal quale si credeva potessero arrivare le maggiori soddisfazioni dopo il crollo dell’anno precedente. Al mercato azionario, invece, si guardava con più prudenza, quantomeno per quanto riguarda la prima parte dell’anno.

Oggi, con il senno di poi, possiamo dire che il 2023 non è stato l’anno della svolta, ma l’anno della sua preparazione. E su questa svolta noi continuiamo a scommettere per il 2024.

Sono gli sviluppi macro a spiegare, da un lato, perché questo cambio di direzione sia avvenuto solo parzialmente nel 2023 e, dall’altro, le ragioni che lasciano presagire che tale processo si completerà nel 2024.

Nel 2023, crescita e inflazione, seppur in rallentamento, hanno sorpreso, ancora una volta, per la loro resilienza. Ci aspettiamo che questa forza perda slancio nel corso del 2024, seppur con sfumature diverse fra aree geografiche – in misura superiore in Area Euro rispetto agli Stati Uniti.

Le banche centrali potranno, pertanto, adottare un approccio meno aggressivo, fino al punto di iniziare a riflettere su tempistiche e modalità di allentamento della stretta monetaria.

In questo contesto, le obbligazioni governative, che presentano un profilo rischio/rendimento estremamente appetibile, rimangono la scommessa migliore da avere nei portafogli. Arrivati alla fine del ciclo di rialzi, contano solo due variabili: il livello raggiunto dai tassi e la probabilità di una loro discesa. Entrambe queste considerazioni suggeriscono un sovrappeso sull’asset class.

Anche qualora crescita e inflazione dovessero continuare nel loro rallentamento lento, infatti, i livelli elevati su cui si attestano i tassi rappresentano un supporto importante all’interno dei portafogli. E se attività economica e/o prezzi dovessero perdere slancio più velocemente del previsto, i guadagni in conto capitale accelererebbero il recupero dei portafogli dopo le perdite del 2022.

Le prospettive del mercato azionario sono invece più incerte. Da una parte, l’ammorbidimento dell’approccio delle banche centrali è sicuramente un elemento positivo, perché riduce il costo-opportunità di detenere asset rischiosi. Dall’altra parte, però, l’atteso rallentamento della crescita, seppur moderato e di breve durata, rappresenta una minaccia per gli utili aziendali. In questo contesto, suggeriamo un approccio bilanciato, quantomeno nella prima parte dell’anno.

L’outlook per il 2024 nel nostro scenario base non differisce in misura significativa da quello che avevamo tratteggiato a inizio 2023, anche per quanto riguarda i rischi.

Gli sviluppi sul fronte di crescita e inflazione saranno cruciali. Qualora queste due variabili macroeconomiche non dovessero segnalare un calo significativo, come già accaduto quest’anno, le banche centrali potrebbero rimanere incerte se imprimere una svolta accomodante a quello che nel 2023 è stato solo un blando – per quanto benvenuto dai mercati – alleggerimento dell’azione restrittiva. In questo caso, i mercati potrebbero trovarsi a vivere un altro anno di “passaggio”, come già nel 2023, e rimanere, loro malgrado, ancora in attesa della svolta.

 

Outlook allocativo in pillole

Azionario Globale – Nel 2024 la volatilità resterà elevata, specie nella prima parte dell’anno, sulla scorta delle attese di un’eventuale fase di rallentamento più marcato dell’economia statunitense. Le condizioni diventeranno più favorevoli dopo l’estate, con lo scenario macro in miglioramento e le banche centrali più accomodanti. In questo contesto, suggeriamo un’allocazione bilanciata con una crescente preferenza per i settori più difensivi, che tendono ad essere più resilienti durante le fasi di debolezza dei mercati. Una volta intravisto il bottom degli indici, sarà opportuno aumentare nuovamente l’investimento in settori early cyclicals, quali finanziari e industriali, che tendono ad essere più penalizzati durante le fasi di correzione. A livello geografico, l’approccio attuale è contraddistinto da un sovrappeso sugli Stati Uniti, la cui performance positiva dovrebbe evitare che altre aree caratterizzate da una crescita meno robusta siano eccessivamente penalizzate.

Obbligazionario Governativo Paesi sviluppati – Dopo un anno di performance nel complesso ancora deludenti, per il 2024 siamo costruttivi sui mercati obbligazionari e ci aspettiamo ritorni positivi. Anche se le banche centrali, e in particolare la Federal Reserve, sono ancora lontane dal pivot, la crescita in rallentamento e un processo disinflativo che si sta consolidando, seppur in modo non lineare, suggeriscono che gli investimenti obbligazionari abbiano un profilo rischio-rendimento migliore che non a fine 2022. Siamo più costruttivi sui Bund che sui Treasury e ci aspettiamo una performance moderatamente positiva dei BTP: da una parte una Banca Centrale Europea più accomodante potrebbe essere un fattore di supporto, ma dall’altra diversi rischi idiosincratici paiono sottostimati.

Obbligazionario Governativo Paesi emergenti – Le condizioni per i mercati obbligazionari emergenti rimarranno poco favorevoli nella prima metà del 2024, con un dollaro ancora ben supportato dalla Fed e dalla prosecuzione dell’eccezionalismo americano. Nel secondo semestre, l’approssimarsi del pivot della banca centrale americana dovrebbe contribuire a disegnare uno scenario più favorevole per l’asset class.

Obbligazionario Corporate – Il deterioramento del quadro macro/fondamentale potrebbe provocare un aumento dei premi al rischio e della dispersione, ma l’impatto negativo dell’allargamento degli spread sui ritorni sarà compensato da carry elevato e rendimenti governativi in calo. Ci aspettiamo un irripidimento della curva del credito e privilegiamo le scadenze intermedie del comparto investment grade, i settori non ciclici e, più in generale, le strategie up in quality; in ambito high yield cresce il focus sulla selezione degli emittenti.

Valute – A inizio 2024 il dollaro dovrebbe restare ben supportato, complice la debolezza dell’euro, ma i massimi contro la divisa unica sono già stati probabilmente segnati. Con l’avvicinarsi del pivot della Fed, verso metà anno, il biglietto verde perderà progressivamente forza. Siamo costruttivi sullo yen: dopo aver atteso per tutto il 2023, la Banca del Giappone è ormai pronta a normalizzare la politica monetaria e abbandonare il regime di tassi negativi, spinta dal rischio che l’inflazione si consolidi sopra il 2%. Manteniamo un giudizio costruttivo sulla sterlina, condizionatamente al venir meno della forza del dollaro (i fondamentali macroeconomici del Regno Unito rimangono poco convincenti, con una crescita assente e prezzi ancora alti).

 

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