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Mercati finanziari, alta volatilità e bassa visibilità

Il 2016 si è aperto con un forte aumento dell’avversione al rischio, che ha spinto a un deciso ribasso delle asset class rischiose, mercati azionari in testa. Al di là di ogni aspettativa, anche del team gestionale di ANIMA, sui mercati stanno prevalendo i timori per un netto peggioramento della congiuntura internazionale.

di Redazione Soldionline 12 feb 2016 ore 10:40

A cura di Anima

Il 2016 si è aperto con un forte aumento dell’avversione al rischio, che ha spinto a un deciso ribasso delle asset class rischiose, mercati azionari in testa. Al di là di ogni aspettativa, anche del team gestionale di ANIMA, sui mercati stanno prevalendo i timori per un netto peggioramento della congiuntura internazionale. Di fronte a queste turbolenze, alla forte volatilità e al permanere di elementi di incertezza, la visione di ANIMA diventa più prudente, in attesa di segnali positivi che pensiamo arriveranno in presenza dei seguenti fattori: la Fed che procrastini decisamente l’azione appena intrapresa di normalizzazione dei tassi; la Bce che punti a migliorare la situazione delle banche, più cha a spingere i tassi ancora più in basso; il governo cinese che alla fine opti per una svalutazione della sua moneta, stabilizzi le sue riserve valutarie e supporti in misura maggiore la crescita interna. Un percorso né breve, né facile, ma necessario per stabilizzare i mercati e ricostituire un clima di fiducia per le famiglie, le imprese e gli investitori.

Alla luce di queste turbolenze e dell’elevata incertezza sulle prospettive di breve termine, il team gestionale di Anima ritiene opportuno esprimere un giudizio di cautela in generale sull’asset class azionaria e impostare un posizionamento tattico neutrale sui portafogli obbligazionari.


MERCATI AZIONARI

lente2_1Europa: area preferita in relativo ma serve prudenza
Ci aspettiamo che i mercati azionari europei rimangano molto volatili nel breve termine per le ragioni esaminate - incertezza generata dal processo di rialzo dei tassi d’interesse da parte della Fed, dall’andamento dell’economia globale ed in particolare dei Paesi Emergenti – ma al contempo crediamo che ci possa essere spazio per rimbalzi tecnici, considerata la violenza dell’attuale correzione. Il giudizio sull’azionario Europa, però, come si è già anticipato, pur mantenendosi costruttivo nel lungo periodo da positivo si fa oggi neutrale. Ma in termini relativi resta confermata la nostra preferenza per il mercato azionario europeo rispetto a quello americano, forte della politica monetaria sempre più accomodante della Bce per stimolare la crescita e raggiungere il target di inflazione del 2%, oltre che di un ciclo economico nel Vecchio Continente ancora in una fase meno matura. Inoltre, se i recenti timori sulla crescita economica dei paesi emergenti hanno penalizzato le revisioni sugli utili dei principali mercati mondiali, va detto che, pur rimanendo in territorio negativo, la revisione degli utili per le società europee si mostra migliore rispetto a quella statunitense. Infine non va dimenticato che se in Europa la tensione per i rifugiati da un lato alza il livello di criticità nel breve periodo, dall’altro nel lungo crea un’enorme opportunità: l’immigrazione fornisce nuova forza lavoro che potrebbe favorire un aumento dei consumi e un miglioramento delle prospettive demografiche dell’Area Euro, fondamentali per il potenziale di crescita.
A livello settoriale
all’interno dei portafogli dei fondi azionari europei la visione è positiva sul comparto healthcare, vista la sostenibilità della crescita delle vendite organiche derivante dal lancio dei nuovi prodotti, la solidità dei bilanci e l’alta generazione dei flussi di cassa che favoriscono la crescita della remunerazione per gli azionisti. Idea positiva anche per quanto riguarda il comparto tecnologico - alla luce del miglioramento dei trend operativi di profittabilità aziendale e del consolidamento previsto nel settore attraverso opportunità di fusioni e acquisizioni – e dei beni di prima necessità. Visione invece negativa sul settore dei titoli finanziari e a riprova è stato ridotto il peso sulle società più esposte ai paesi emergenti; così come sul settore degli industriali e delle materie prime. Anche sui fondi flessibili è stata molto ridotta l’esposizione al mercato azionario vista l’elevata volatilità e la visione cauta sul contesto attuale.

Italia: la ripresa c’è ma pesa il settore bancario
Anche per il mercato azionario italiano il 2016 si è aperto molto negativamente per le questioni già esaminate, ma anche per una forte pressione sul settore bancario domestico: nonostante buoni livelli di capitalizzazione gli investitori istituzionali (e la BCE) sono preoccupati dall’ingente stock di “sofferenze” per i quali i valori di carico sembrano ancora lontani dal potenziale valore di realizzo. Problemi si osservano anche sul mercato obbligazionario con l’accesso al credito, praticamente chiuso per le banche più deboli. Allo stato attuale, perciò, la situazione internazionale e le preoccupazioni relative al settore bancario prevalgono sul miglioramento dell’economia italiana, dove comunque si rafforzano le evidenze della ripresa in atto (la fiducia dei consumatori viaggia sui massimi degli ultimi dieci anni ed è coerente con un’accelerazione dei consumi domestici). In questo contesto, perciò, la view di Anima da positiva oggi di fronte a tanta incertezza è neutrale.

Usa: preoccupa la revisione al ribasso delle stime degli utili
In merito al mercato azionario americano per il team di ANIMA a destare preoccupazione non è tanto l’andamento dello S&P 500 sui massimi, ma il minor supporto - da dicembre dopo lo storico rialzo dei tassi e allo stato attuale - della politica monetaria della Fed, che ha messo in discussione il buon andamento degli utili societari. Nel corso dell’ultimo mese, infatti, tutti i settori del mercato hanno subìto una drastica revisione al ribasso delle stime degli utili (eccetto i settori di beni di pubblica utilità e farmaceutici). Ma se a livello aggregato gli utili delle società continuano a scendere, le valutazioni di alcuni settori rimangono interessanti. Il 60% circa degli utili del mercato è rappresentato da tre comparti - finanziari, tecnologici e farmaceutici - il cui trend degli utili quindi è chiave per quello dell’intero mercato. Alla luce di queste considerazioni il giudizio di ANIMA, ancora una volta, si conferma comunque negativo.

Borse emergenti: l’opinione resta negativa
Gli ultimi dati macroeconomici in Cina sono stati deludenti, in particolare il livello di crescita del Pil relativo al quarto trimestre del 2015 è stato il più debole dal 2009. Tuttavia, riteniamo fisiologico questo rallentamento visto il processo di trasformazione dell’assetto economico del paese e crediamo che il rischio maggiore provenga dal mercato del credito, in particolare dai crediti in sofferenza delle banche, che insieme alla svalutazione della valuta cinese, potranno pesare negativamente sugli investimenti globali. Inoltre, un’area di preoccupazione resta la direzione delle aspettative sugli utili. Il rischio è evidente e in peggioramento al margine, per lo più in Cina (rallentamento industriale, indebitamento eccessivo e scarsa trasparenza), Corea (industriali esposti a Cina e Medio Oriente), Indonesia (materie prime), Brasile e Turchia.

Borse asiatiche: confermato l’approccio neutrale
Un serio rallentamento in Cina e l’inversione del trend di crescita degli utili se lo yen si dovesse continuare a rafforzare nei confronti del dollaro si presentano come i due maggiori pericoli per il mercato azionario giapponese. Il ritorno della forza dello yen del resto era dato come molto probabile in condizioni di crescente avversione al rischio collegate alla fase di peggioramento delle prospettive economiche e degli utili in USA, e con crescenti rischi di deprezzamento dello yuan cinese e delle altre valute asiatiche. Ma l’avversione al rischio sta però raggiungendo soglie estremi: la volatilità del nikkei è salita a livelli coerenti con alcuni punti di minimo di breve periodo del passato, tanto da far pensare che un rimbalzo del mercato nel futuro prossimo potrebbe essere probabile, mentre la visibilità sulle prospettive di medio periodo rimane piuttosto scarsa. La view viene perciò confermata neutrale.

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