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Mercati finanziari, un 2020 in quattro fasi

Il 2020 dei mercati finanziari è stato caratterizzato da grande incertezza e da forte volatilità. Notz Stucki hanno suddiviso l’anno che sta per terminare in quattro fasi

di Redazione Soldionline 23 dic 2020 ore 13:40

Il 2020 dei mercati finanziari è stato caratterizzato da grande incertezza e da forte volatilità. Il punto cardine è stata la pandemia da Covid-19, ma non vanno dimenticate la guerra commerciale USA-Cina e le elezioni presidenziali negli Stati Uniti.

Sulla base di queste premesse gli analisti di Notz Stucki hanno suddiviso l’anno che sta per terminare in quattro fasi: gennaio-febbraio (rallentamento e alte valutazioni); marzo (il crollo dei mercati); aprile-ottobre (dal recupero alla seconda ondata); novembre-dicembre (l’arrivo dei vaccini).

Nella seguente ricerca gli esperti forniscono un’analisi maggiormente dettagliata delle performance di alcune importanti asset class per singolo periodo.

 

previsioni-mercatoNella presente nota vogliamo riportare un recap sintetico del percorso tracciato dai mercati nel corso del 2020, indicando le performance da inizio anno per S&P 500 (azionario USA), Euro Stoxx 50 (azionario europeo), Shanghai Composite (azionario Cinese), un indice che rappresenta l’obbligazionario globale Investment Grade, uno che si riferisce all’obbligazionario High Yield europeo ed, infine, l’EUR/USD. Nel caso di specie, per fare ordine, abbiamo individuato quattro distinte fasi.

mercati-nel-corso-del-2020

  • FASE A: GENNAIO-FEBBRAIO, RALLENTAMENTO E ALTE VALUTAZIONI

L’anno è cominciato con qualche preoccupazione per i mercati. I dati macroeconomici segnalavano un rallentamento generalizzato e a fine gennaio, a Wuhan, si cominciava già a discutere dell’epidemia. Dunque, nonostante le dispute USA-Cina si fossero attenuate con la sigla della Fase Uno e le trimestrali USA fossero state superiori alle aspettative, al termine di febbraio i principali listini azionari si trovavano già in territorio negativo. Nella Fase A la migliore performance da inizio anno è stata registrata dall’obbligazionario globale Investment Grade (+3%) e la peggiore dall’azionario europeo (-11%).

 

  • FASE B: MARZO, IL CROLLO DEI MERCATI

A marzo la pandemia dichiarata dall’OMS ed il successivo blocco delle attività economiche su scala globale hanno innescato una caduta senza precedenti delle Borse mondiali. I mercati obbligazionari, in particolar modo, hanno sofferto una crisi di liquidità, in quanto molti investitori sono stati costretti a generare cash per coprire le margin call. Nella Fase B si segnalano performance da inizio anno largamente negative dell’azionario Europeo (-26%), azionario USA (-20%) e dell’ obbligazionario High Yield europeo (-15%). Resiste solo l’obbligazionario globale Investment Grade (0%), dove i Titoli di Stato, come il Treasury USA ed il Bund, hanno agito da beni rifugio.

 

  • FASE C: APRILE-OTTOBRE, DAL RECUPERO ALLA SECONDA ONDATA

La risposta fiscale e monetaria delle Autorità, la riduzione dei contagi e la parziale riapertura delle attività hanno favorito un rimbalzo dei mercati. La FED ha tagliato i tassi a zero ed ha lanciato un QE illimitato, mentre la BCE ha introdotto un programma emergenziale di acquisto titoli. Mentre i Governi, da parte loro, hanno dovuto erogare cospicui pacchetti fiscali. Tuttavia, a ottobre, la seconda ondata del virus ha riportato dei cali importanti sui principali listini. Nella Fase C la migliore performance da inizio anno è stata registrata dall’azionario cinese (+6%) e la peggiore dall’azionario europeo (-21%).

 

  • FASE D: NOVEMBRE-DICEMBRE, L’ARRIVO DEI VACCINI

Il successo dei test sui vaccini all’inizio di novembre è stato un punto di svolta per i mercati, favorendo una rotazione verso i titoli ciclici. Nella Fase D la migliore performance da inizio anno è quella dell’azionario USA (+14%) e la peggiore, nonostante il recupero, ancora quella dell’azionario europeo (-6%). Si segnala, infine, il rialzo dell’euro contro il dollaro che, totalizzando un +8% circa da inizio anno, riduce la performance ottenuta dagli investitori europei esposti al rischio cambio. Per dare un riferimento dell’impatto del cambio, un investitore europeo che ha investito nell’ S&P500 a inizio anno, al 15 dicembre non vedrebbe la performance YTD del +14% indicata in tabella, bensì circa il +6%.

 

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