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Mercati azionari senza direzionalità

Sono ormai alcuni mesi che i mercati azionari hanno perso direzionalità, sicuramente conseguenza del fatto che alcune Borse sono arrivate ad una fase più matura di questo ciclo di rialzo

di Redazione Soldionline 25 nov 2015 ore 10:55

A cura di Banca Intermobiliare

Sono ormai alcuni mesi che i mercati azionari hanno perso direzionalità, sicuramente conseguenza del fatto che alcune Borse sono arrivate ad una fase più matura di questo ciclo di rialzo, ma anche di uno scenario caratterizzato da elementi contrastanti che contribuiscono ad alimentare una certa confusione.

I dati macro continuano ad alternare indicazioni robuste ad altre più deludenti e questo è valido, seppure con sfumature diverse, per l’economia americana, europea e giapponese.

Il mondo micro evidenzia a sua volta dei fattori di incertezza, anche nel caso di Wall Street dove le società da qualche anno evidenziano un ottimo “stato di salute”. Se la redditività è su livelli record e la solidità patrimoniale-finanziaria resta elevata, non va dimenticato che il tasso di crescita della top-line non entusiasma e le valutazioni sono già piuttosto piene, anche perché aiutate da un buona dose di ingegneria finanziaria (incremento della leva e buy-back).

lente_8Per quanto nelle ultime settimane sia aumentata la visibilità sul futuro percorso delle Banche Centrali, resta difficile interpretare le conseguenze delle prossime mosse di politica monetaria: da un lato sono già state fortemente incorporate dai mercati (come dimostra il differenziale sui tassi a 2 anni tra Treasury e Bund che si è portato sui massimi dall’agosto del 2006), dall’altro il probabile incremento dei tassi a dicembre da parte della FED sarà accompagnato da indicazioni di estrema cautela sul futuro percorso di rialzo.

In questa fase non aiuta a fare chiarezza neppure l’analisi tecnica: da un lato la correzione di agosto ha interrotto il trend di rialzo, dall’altro non vi sono state violazioni al ribasso che hanno aperto la strada ad un bear market. Intanto, il rimbalzo si è arrestato in prossimità di importanti aree di resistenza (i massimi per l’S&P500 e la media a 200 gg per gli indici europei) e va osservato che nel caso di Wall Street l’ultimo movimento di rialzo è stato poco diffuso, ma molto concentrato su alcune big cap.
Gli indici sembrano entrati in una fase di consolidamento, che potrebbe dispiegarsi con una lateralizzazione nell’ambito di un trading range abbastanza ampio. Questo potrebbe essere valido per i mercati core e soprattutto per gli Stati Uniti, come ha recentemente sottolineato uno strategist coniando per Wall Street la definizione “flat is the new up”.

Anche sul fronte del sentiment si evidenzia una situazione abbastanza particolare dato che tutta la fase di rialzo delle Borse degli ultimi anni è stata comunque caratterizzata dalla presenza di una importante quota di investitori scettici, ma pienamente investiti in scia all’effetto liquidità; viceversa, il ribasso dello scorso agosto ha visto una forte caduta degli indici di sentiment, ma allo stesso tempo è rimasta bassa la percentuale di coloro che si attendevano un vero e proprio bear market.

D’altronde, per quanto la storia insegni che è sempre pericoloso quando si Lo scenario caratterizzato da elementi contrastanti alimenta una certa confusione che trova conferma nell’andamento grafico degli indici sostiene che “questa volta è differente”, non si può nascondere che questo ciclo presenta delle peculiarità rispetto al passato che rendono più complicata e meno scontata l’interpretazione della sua evoluzione anche con riferimento al comportamento delle varie asset class. I principali elementi di distinzione sono: un velocità di espansione più bassa rispetto ai cicli precedenti, un livello di inflazione strutturalmente più basso ed una politica monetaria che resta accomodante per un periodo decisamente più lungo.

Nelle ultime settimane l’incertezza è cresciuta anche sul fronte geopolitico: per quanto drammatici, gli attacchi terroristici di Parigi non dovrebbero avere impatti rilevanti sull’economia ed anzi, come accennato la settimana scorsa, dovrebbero favorire un’azione più unitaria e determinata da parte delle grandi potenze mondiali sulla crisi in Medio Oriente; tuttavia, va tenuto presente che su questo fronte i rischi di improvvise impennate della tensione sono sempre dietro l’angolo, come dimostra l’incidente odierno tra Turchia e Russia, e gli effetti sulla congiuntura probabilmente cambierebbero nella malaugurata ipotesi di un’escalation nelle azioni terroristiche.

In questo contesto caratterizzato dal permanere di una buona dose di confusione, riteniamo si debba restare costruttivi (sul medio periodo restano premianti economia in crescita, seppure debole, Banche Centrali accomodanti ancora a lungo grazie alla bassa inflazione), ma con “il freno a mano tirato”, cioè con un po’ più di cautela sulla componente rischiosa dei portafogli.

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