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Mercati azionari in correzione? Ecco i tre fattori da monitorare

Si tratta della liquidità globale, delle revisioni degli EPS e del momentum e delle valutazioni aggiustate per il rischio. Come gestire la strategia di investimento

di Redazione Soldionline 21 dic 2018 ore 14:20

Con i ribassi registrati nel corso del mese di dicembre i mercati azionari sono entrati in fase di correzione?

strategie_1Gli esperti di Amundi hanno provato a rispondere a questa domanda, consigliando di monitorare tre fattori che in passato hanno fornito segnali anticipatori di una correzione della valutazione delle azioni.

Nell'analisi seguente gli esperti li hanno analizzati nel dettaglio.

 

In prospettiva, gli investitori dovrebbero rendersi conto che, visto l’attuale livello delle valutazioni, più a lungo dura la fase matura del ciclo e maggiore sarà la contrazione delle condizioni finanziarie, più alto sarà il rischio di una correzione significativa generata dalla turbolenza dei mercati finanziari, anche in presenza di condizioni economiche che restano solide. Infatti, la volatilità finanziaria che dipende attualmente principalmente da dinamiche geopolitiche ha innervosito gli investitori ma non ha ancora destabilizzato i fondamentali macroeconomici.

 

Com’è avvenuto negli ultimi due cicli, crediamo che il rischio finanziario prevalga sul rischio economico. Pertanto, è essenziale monitorare le condizioni finanziarie e creditizie lungo l’intero ciclo degli utili. Infatti, nell’ultima fase del ciclo, i prezzi degli strumenti finanziari dipenderanno più dai fondamentali che dalla liquidità abbondante, come è invece avvenuto negli ultimi anni.

 

A nostro giudizio, i principali fattori, che in passato si sono dimostrati un valido segnale premonitore della correzione del mercato e che oggi vale quindi la pena di monitorare, sono la liquidità globale, le revisioni degli EPS, il momentum e le valutazioni aggiustate per il rischio.

 

La liquidità globale

Crediamo che i tassi reali, gli spread sul credito e l’indice del dollaro ponderato per gli scambi commerciali siano in generale dei buoni indicatori delle condizioni di liquidità globali. In particolare, un apprezzamento del dollaro ha ripercussioni sulle condizioni di credito esterne dei mercati emergenti, che possono propagarsi alle valute emergenti locali e poi provocare tensione nei mercati finanziari.

 

Utile per azione (EPS): revisioni e momentum

Il ciclo degli utili apre la strada a un rialzo delle attività più rischiose. Dato che non ci aspettiamo un’espansione dei multipli (ovvero dei PE) come accadde durante la fase di reflazione degli asset (2° semestre 2012 - 1° semestre 2018), crediamo che i mercati azionari alla fine dovranno muoversi in linea coi fondamentali. Possiamo inoltre aspettarci una volatilità più alta per via delle tensioni commerciali e dei fattori tecnici (trading sistematico, chiusura delle posizioni di rischio) che potrebbero esacerbare l’andamento dei prezzi degli strumenti finanziari. Prevediamo qualche revisione negativa e qualche rallentamento degli utili per azione in concomitanza con la fase finale del ciclo finanziario.

 

Valutazioni aggiustate per il rischio

Rapporto tra utili e prezzo a confronto con lo spread BAA/AAA Moody’s. Gli spread sul credito sono una funzione della leva finanziaria e dei disallineamenti lato scadenze o rifinanziamento. Pertanto, un ampliamento dello spread è sintomatico dell’intensificarsi della vulnerabilità finanziaria. In questo scenario, crediamo che lo spread tra i rating Moody’s BAA e AAA sia un buon anticipatore di un ribasso degli strumenti rischiosi. A tal proposito non abbiamo ancora raggiunto un punto di svolta, ma da marzo ci siamo avvicinati progressivamente alla soglia di allerta (= 100). Nel contempo, confrontiamo lo spread di Moody’s (o indicatore similare per paesi diversi dagli Stati Uniti) col rapporto tra utili e prezzo. Questo indicatore corregge i multipli azionari per il rischio credito, prendendo implicitamente in considerazione la leva finanziaria (elevata), la volatilità implicita (in aumento) e i tassi di insolvenza (storicamente bassi).

 

Riepilogando, i nostri indicatori non hanno ancora raggiunto il punto di svolta, ma non siamo lontani. Secondo noi, la migliore allocazione prevede una posizione moderatamente sovrappesata in azioni, iniziando però a privilegiare nei portafogli settori più difensivi e titoli di qualità per incrementarne la loro resilienza.

Nel secondo semestre del 2019, quando ci attendiamo un rallentamento del ciclo degli utili negli Stati Uniti, possiamo ipotizzare ulteriori modifiche al portafoglio per ridurne il rischio complessivo.

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.
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