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Mercati azionari globali in calo, trascinati dalle piazze emergenti

In settembre i mercati azionari mondiali hanno perso ancora terreno nel quadro dei continui timori per le ripercussioni che il rallentamento dell’economia cinese potrebbe avere sulla crescita globale.

di Redazione Soldionline 13 ott 2015 ore 10:15

A cura della Strategy Unit di Pictet Asset Management

In settembre i mercati azionari mondiali hanno perso ancora terreno nel quadro dei continui timori per le ripercussioni che il rallentamento dell’economia cinese potrebbe avere sulla crescita globale. Sono andati meglio gli strumenti fixed income ad alto rating, in quanto gli investitori hanno preferito obbligazioni sicure, come Treasury USA e altri titoli di Stato di ottima qualità. Gli operatori sono stati inoltre destabilizzati dall’incertezza circa i tempi del rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, il primo in quasi un decennio.

mondo_1Il 17 settembre la banca centrale americana ha lasciato invariata la politica monetaria, citando i rischi per la congiuntura globale, ma senza escludere un inasprimento entro fine anno. L’istituto ha inoltre tagliato le previsioni sui tassi di interesse di 25 punti base per il 2016, il 2017 e il 2018. Le piazze azionarie mondiali, che hanno raggiunto il minimo biennale (si veda grafico), registreranno la peggior performance trimestrale dal 2011. Le borse europee sono state più colpite di quelle degli altri Paesi avanzati in seguito al caso Volkswagen: l’ammissione della casa automobilistica tedesca di aver falsificato i test sulle emissioni dei veicoli ha trascinato al ribasso sia il titolo della diretta interessata che quelli dei concorrenti. I mercati emergenti e i titoli legati alle commodity sono stati fra i peggiori in USD a causa di un possibile calo della domanda globale di materie prime connesso al rallentamento dell’economia cinese. In ambito fixed income, le emissioni sovrane europee hanno beneficiato degli stimoli monetari della BCE.

Il rendimento del Bund tedesco a 10 anni ha toccato un minimo mensile dello 0,6% circa dopo che uno dei parametri delle attese del mercato preferiti dall’istituto di Francoforte è sceso al livello più basso da febbraio. Il tasso break-even dell’eurozona a cinque anni fra cinque anni – che indica quali saranno, secondo gli investitori, le previsioni di inflazione per il 2025 nel 2020 – è calato all’1,58%. Le obbligazioni societarie investment grade e speculative hanno risentito dello scandalo Volkswagen e gli spread del debito high yield europeo si sono ampliati a 200 punti base, il massimo da inizio anno. La decisione di Standard and Poor’s di declassare il debito sovrano del Brasile alla categoria di junk bond ha pesato molto sulle piazze obbligazionarie emergenti. I costi di finanziamento in tale ambito, misurati dal rendimento medio dell’indice di riferimento di JP Morgan EMBI Global, sono tornati al di sopra del 6%. Sul mercato dei cambi, il dollaro ha perso oltre l’1% contro lo yen, ma si è rafforzato rispetto alle valute di diversi Paesi emergenti.

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