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Mercati azionari ai massimi storici: alcune considerazioni

Nelle prime sedute del 2020 i mercati azionari hanno proseguito nel trend positivo. Secondo Giacomo Calef (Notz Stucki) risulta più difficile riuscire a performare in tale contesto

di Redazione Soldionline 20 gen 2020 ore 11:08

azioni_6Nelle prime sedute del 2020 i mercati azionari hanno proseguito nel trend positivo in atto ormai da un decennio. In particolare, nonostante l'impressionate rally messo a segno nel corso del 2019, i principali indici statunitensi hanno continuare a fissare nuovi massimi storici.

Tuttavia, questa situazione pone alcuni dilemmi agli investitori. Secondo Giacomo Calef - Country manager di Notz Stucki (società di asset management ginevrina e tradizionalmente focalizzata sulla gestione dei grandi patrimoni) - risulta sempre più difficile riuscire a performare in tale contesto, soprattutto se si adottano delle strategie di gestione passiva.

Quale strategia di investimento adottare, quindi, in questo scenario? Nell'analisi seguente l'esperto prova a fornire alcune risposte al quesito.

 

Il mercato azionario globale nell'ultimo decennio è salito fino a registrare delle valutazioni di mercato ai massimi storici (negli USA in particolar modo), soprattutto dopo il rally del 2019. E questo significa che risulta sempre più difficile riuscire a performare in tale contesto, soprattutto se si adottano delle strategie di gestione passiva.

Grafico - Performance dell’indice S&P 500 negli ultimi cinque anni

sp500-gennaio-2020

 

Di seguito si fanno due considerazioni.

La prima riguarda i cosiddetti “unicorni”, che nel corso del 2019 hanno affrontato delle difficoltà non da poco. Si tratta di aziende promettenti all’inizio del loro ciclo di vita, con valutazioni da miliardi di dollari, ma che al tempo stesso sono ancora poco profittevoli. Un esempio è Uber, che si è quotata sul mercato a maggio, ma il prezzo delle azioni è successivamente crollato, poiché gli investitori hanno riconsiderato il fatto che la società avesse perso 20 miliardi di dollari negli ultimi cinque anni. Anche altre IPO di società potenzialmente promettenti hanno riscontrato delle difficoltà, pertanto questa evidenza ci porta a pensare che gli investitori potrebbero spostarsi sempre di più verso le società con una già consolidata capacità di generare stabilmente dei profitti.

La seconda questione riguarda quei titoli che sono saliti alle stelle come conseguenza della riduzione dei tassi di interesse. In particolare, tali titoli hanno beneficiato di una politica monetaria molto accomodante, poiché erano in grado di “sostituire” le obbligazioni a basso rendimento, portando una performance interessante. In particolar modo, i portafogli erano esposti maggiormente verso titoli dai bilanci solidi e anti-ciclici, per contenere il rischio. Ma nel frattempo, le loro valutazioni sono salite a livelli estremamente elevati per via dell’abbondanza di liquidità proveniente dalle manovre monetarie. Tuttavia, l’effetto dell’iniezione di liquidità da parte delle Banche centrali sta svanendo, pertanto c’è la possibilità che i governi potrebbero promuovere un pacchetto fiscale di stimolo per l’economia. Le politiche fiscali espansive, come un taglio delle tasse alle imprese ad esempio, originano una fase di espansione economica, quindi i titoli ciclici, che nell’ultima decade sono stati sottopesati, potrebbero essere favoriti.

 

Concludendo, gli investitori dovranno stare bene attenti a riposizionare dinamicamente il portafoglio azionario.

Da una parte sarà sempre fondamentale un approccio attivo nella selezione di quelle società con un business solido e con una capacità di generare profitti in modo sostenibile nel lungo periodo, anche se le valutazioni dei relativi titoli sono alte.

Ma al tempo stesso sarà necessario prestare maggiore attenzione ai titoli ciclici con valutazioni più basse, poiché potrebbero beneficiare di possibili misure di politica fiscale che stimolano l’economia (soprattutto considerando il periodo pre-elettorale negli Stati Uniti).

 

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.
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